Autonomia, pressing Pd e Zaia

Più vicini alla meta. La partita dell’autonomia entra sempre più nel vivo. La nuova bozza del pre-accordo arrivata da Roma ha lasciato intravvedere uno spiraglio su un tema vitale per i governatori del Carroccio.

La partita dell’autonomia entra sempre più nel vivo. La nuova bozza del pre-accordo arrivata da Roma ha lasciato intravvedere uno spiraglio su un tema vitale per i governatori del Carroccio: l’abbandono della spesa storica a favore dei costi standard e la compartecipazione dei tributi di Veneto e Lombardia.
Dopo il via libera arrivato ieri dall’Emilia Romagna, tutti aspettano le prossime mosse di Zaia e Maroni.

E il Pd veneto incalza: «Zaia non indugi oltre e non rinunci a questo passo avanti – dichiara Stefano Fracasso, capogruppo Pd in Consiglio regionale – Mi auguro che si voglia chiudere l’accordo con il Governo prima delle elezioni. Chiunque verrà dopo dovrà tenerne conto». Secondo Fracasso, la strada da seguire è quella tracciata dall’Emilia Romagna, che lunedì ha dato il via libera alla firma del pre-accordo. Un mandato, quello ricevuto dal presidente Bonaccini, approvato con zero voti contrari, considerata l’astensione della Lega emiliana.

«Si è aperta una nuova fase del regionalismo italiano – ragiona ancora il capogruppo Pd a palazzo Ferro Fini – ciò significa che il Governo è pronto a sottoscrivere le stesse condizioni, e cioè costi standard e compartecipazione dei tributi, anche con Veneto e Lombardia».
Da Palazzo Balbi, in effetti, filtra ottimismo.

«Se la direzione è quella di avere accolte le nostre istanze, dico che la bozza è firmabile», il commento di Zaia. Il clima sembra rasserenarsi, quindi. Di certo, però, la delegazione di esperti avrà bisogno di tempo per esprimersi sulla firma. Nessuna riunione all’orizzonte, ma, per adesso, il primo obiettivo sembra essere stato raggiunto: l’apertura del Mef sui costi standard (quanto effettivamente le regioni virtuose spendono nei servizi di base) e la compartecipazione ai tributi relativi alle cinque materie (istruzione, lavoro, sanità, ambiente e Ue). Ora si va avanti sugli altri punti. Innanzitutto, le cinque materie su cui le tre Regioni puntano a chiudere in modo congiunto. E qui ci sarà da trattare, perché alcune divergenze permangono. In secondo luogo, stabilire una road map successiva alle elezioni. La richiesta è che risulti nero su bianco, e con la firma del presidente del Consiglio, che le trattative procederanno regolarmente anche una volta insediatosi il nuovo governo. Senza rischi di ritardi e fraintendimenti. Anche perché si tratta pur sempre di un “percorso lungo e impegnativo”, come ricorda lo stesso Zaia, «perché processi come questi possono durare anche mesi o anni».
Tra flat tax, debito pubblico e altro, il timore di Zaia e Maroni è che il processo autonomista finisca in fondo alla lista delle questioni politiche da affrontare, dopo l’insediamento del nuovo Parlamento. Una paura resa ancor più forte dallo spauracchio di uno stallo politico, con l’impossibilità politica di formare un nuovo esecutivo. Se così fosse, si rischierebbe di dilatare i tempi e di cancellare i risultati ottenuti in tre mesi di negoziato con il sottosegretario Bressa. Il tempo stringe ma, per Zaia, i passi avanti degli ultimi giorni vanno nella direzione giusta: «Non siamo più a metà del guado, siamo un po’ più verso riva».

A.V.