Baby-gang incubo degli studenti

Mirano. Una banda organizzata, ognuno con il proprio ruolo. Erano diventati l’incubo degli studenti che per raggiungere le lezioni si muovono in scooter o in motorino. Ciò che desta più scalpore è la giovane età dei protagonisti della vicenda, quasi tutti minorenni (uno addirittura 13enne, quindi non imputabile): oltre a lui, 9 ragazzi sono stati denunciati per furto aggravato, ricettazione e riciclaggio. Reati pesanti. Si tratta di studenti residenti tra Mestre, Marghera, Spinea, Dese e altri paesi. Avevano messo in piedi una filiera illegale che scattava con il furto di un motorino in sosta vicino ai plessi scolastici, passava attraverso la fase di “smontaggio”, per poi giungere a quella della vendita dei pezzi ottenuti.

A far scattare le indagini 3 denunce ravvicinate di furti presentate alla stazione dei carabinieri di Mirano, che hanno avviato gli accertamenti da inizio febbraio. La voce tra gli studenti degli istituti “8 Marzo”, “Lorenz”, “Primo Levi” si era sparsa, instillando una certa preoccupazione nella cittadella scolastica di via Matteotti e nel vicino parcheggio scambiatore.

La baby gang aveva affinato furto dopo furto la “filiera”, con l’obiettivo di rubare e rivendere motorini. Nei capi d’imputazione vengono contestati furti sia nel Miranese, sia nel Mestrino, del resto i baby ladri sono residenti in entrambe le aree, compresa Marghera. Nell’ultimo periodo, però, avevano concentrato l’attenzione soprattutto sui plessi scolastici di Mirano, ritenuti evidentemente più appetibili.

A mettere sulla strada giusta i militari dell’Arma sono state le immagini della videosorveglianza, che hanno immortalato le sagome di alcuni dei ragazzi finiti nei guai. Ognuno aveva un ruolo preciso: c’erano gli specializzati nel furto (già con precedenti simili) e chi era un mago nello smontare i motorini, alterando magari le parti che avrebbero potuto identificare il mezzo. C’era anche chi entrava in gioco più tardi, esperto nella vendita dei motocicli (o parti di essi) trafugati. Dalle immagini della videosorveglianza, le indagini dei militari dell’Arma hanno via via fatto luce sull’intera organizzazione illecita: i motorini, rubati da “vecchie conoscenze” delle forze dell’ordine a dispetto della giovane età, venivano ceduti, dietro il pagamento di soldi, ad altri giovanissimi ben consapevoli che quelli erano mezzi di provenienza furtiva.

I ricambi più appetibili venivano smontati in vista di essere rivenduti sul mercato nero. E’ stato proprio in una di queste fasi che i carabinieri, con un blitz nella zona di Marghera, hanno colto in flagrante i “meccanici”. “Non si esclude che alcuni dei mezzi potessero essere riutilizzati in altre attività illecite da alcuni componenti della banda – si sottolinea in una nota – le indagini, che hanno permesso di recuperare diversi motocicli rubati e di restituirli ai proprietari, saranno allargate per individuare eventuali fiancheggiatori”.

A.C.M.