Bettin «Per Padova un progetto nuovo con sinistra e moderati»

Il segretario Pd: se sbagliamo stavolta, non ci saranno più scuse

Non nasconde le difficoltà che dovrà affrontare nei prossimi mesi, ma fa professione di ottimismo Massimo Bettin, segretario provinciale del Partito democratico: «A giugno 2017 preferirei vedere insediato a Palazzo Moroni un gruppo coeso e pieno di coraggio, che si rimbocca le maniche per risolvere i problemi dei cittadini, piuttosto che un monocolore leghista con tante liste di opposizione intente a spiegare perché non si poteva vincere insieme».

Bettin, nel 2014 la città aveva mandato al centrosinistra un segnale preciso. «Per due anni la città è stata sfibrata da uno scontro continuo. Ora bisogna lavorare con serenità, mettendo al centro le persone e i loro problemi quotidiani. Se sbagliamo stavolta, non ci sono scuse. La politica deve farsi più schietta per occuparsi dei fatti semplici che, nei quartieri, significano qualità della vita. Dobbiamo avere il coraggio dell’ascolto; non sarà facile, ma dobbiamo lavorare su questo».

Le dimissioni di diciassette consiglieri hanno determinato la caduta del sindaco. Ora il centrosinistra ha un’occasione storica per tornare al governo della città. «Quelle di maggio non saranno elezioni ordinarie; siamo di fronte a un bivio, poi non si torna indietro. Le elezioni comunali possono essere un punto di snodo straordinario per riportare la città al centro del Veneto, attraverso un patto con Roma. Non possiamo restare ancorati alle paure e agli arruffapopolo».

 In chiave anti-Bitonci anche i moderati potrebbero pesare.

«Io penso che anche loro debbano essere parte di un progetto nuovo. Davanti al “binario morto” di prima, c’è chi ha avuto il coraggio di dire “basta”. Io penso che sia giusto fare un pezzo di strada assieme a quelli che, con le loro dimissioni, hanno scongiurato danni peggiori. Se qualcuno fa qualche passetto a lato, se ci ascoltiamo, possiamo dar vita a qualcosa d’importante e di utile per la città. Quando cammino per strada, tante persone mi dicono: “Lavorate assieme e non fate scherzi”».

In questa logica il Pd potrebbe rinunciare ad esprimere il candidato sindaco? «I partiti non sono macchine elettorali per esprimere candidati, ma strumenti di partecipazione per il bene comune. Al Pd non mancano le risorse, se servirà le metteremo a disposizione. Se il momento richiede di unire le forze attorno a figure autorevoli nelle quali possa riconoscersi una pluralità di energie, non ci mancherà la saggezza di capirlo e di agire di conseguenza. Più dei cognomi ci interessa il progetto per la città».

Giuliana Lucca