Brugnaro tende la mano al sindacato

«Son contento di essere venuto. Ho un grande rispetto per la Cgil: credo che potremo lavorare insieme per il lavoro e lo sviluppo». Il sindaco nella fossa dei leoni. In via dell’Azoto partecipa a un dibattito sul lavoro e la Città metropolitana organizzato dalla Cgil alla presenza del segretario confederale nazionale Vincenzo Colla, in pole position per diventare molto presto numero uno del sindacato più importante d’Italia. Parla di «opportunità di lavoro» e di investimenti, Cola. Di capitali cinesi «che Venezia non deve perdere», delle possibilità di sviluppo di Marghera. Di via della Seta e del rilancio di Marghera.

Brugnaro applaude: «Ma questa Cgil non è quella che ho io in Comune…». Il segretario Enrico Piron gli consegna una lista di priorità per la nuova Città Metropolitana. Lo invita a creare lavoro, ma anche a dialogare con i lavoratori. Brugnaro tende la mano»; «È il momento di agire adesso. Ed è un peccato questo gioco delle parti. Sulla sostanza non siamo così tanto lontani. Sicuramente c’è un clima, generale ancora di avvelenamento e le ragioni, dopo 20 anni di crisi economica e perdita di posti di lavoro, posso anche capirle». Il sindaco attacca con il suo tema preferito, anche se i toni sono morbidi. «Abbiamo trovato il disastro. 800 milioni di debito, adesso sono scesi a 740».

La Città metropolitana? «Abbiamo fatto molto le scuole, le strade: 50 milioni da spendere per la vendita delle azioni Save. Occasione per creare lavoro. Cominciando da qui». «Ho visto che lei è andato in Giappone, mi fa piacere», dice il segretario Colla. Brugnaro replica: «Qua invece a tanti non ha fatto piacere, anche se sono andato a spese mie». «A parlar di bistecche», grida una voce dalla platea. Brugnaro tira dritto: «Ho incontrato il vicepresidente di Confindustria di Tokio, che verrà a Venezia il 16 giugno. E anche industriali dell’auto. «Con la Brexit la Toyota potrebbe anche decentrare la sua produzione, e… perché no a Marghera?», dice l’esponente della Cgil. «Abbiamo fatto un accordo proprio con la Toyota sulle energie pulite», gli fa eco il sindaco. Si parla di lavoro, ambiente, legalità.

Di città «unita e «no al referendum, di discontinuità con il passato e navi che devono restare in Marittima o a Marghera. Musica per le orecchie del sindaco. «Non ci siamo neanche parlati, ma sono d’accordo», dice.Senza dimenticare il sindacato che a Ca’ Farsetti lo punzecchia più di altri. «Ma oltre a dire le cose che non vanno, bisognerebbe avere il coraggio di dire quello che va. È caduto un cartello segnaletico, lo abbiamo rimesso in piedi, e non era colpa del Comune. È venuta la neve e la città era pulita, grazie a Veritas. È arrivato il momento di lavorare insieme. Solo così si creano le condizioni per il lavoro».

A.V.