Cambiamento climatico: caldo, siccità e forti fenomeni temporaleschi.

La tematica del cambiamento climatico riscuote sempre più interesse a tutti i livelli, lo sa bene Marco Rabito di Serenissima Meteo, occupato giornalmente a rispondere alle numerosissime richieste sulla pagina Facebook e sul sito web da parte di cittadini sempre più  curiosi di sapere non più solo ‘che tempo fa’, ma che chiedono anche il come e il perché.

Questo rappresenta un fondamentale progresso culturale e sociale, ma è importante non farsi prendere dai sensazionalismi e usare il termine corretto per chiamare questa variazione climatica. In sostanza, elementi da sempre parte del nostro clima  tendono e tenderanno a diventare sempre più intensi, frequenti ed impattanti. Di tropicale, in tutto questo, non c’è  nulla , è quella che si definisce un’estremizzazione climatica.

Questi aspetti non sfuggono agli agricoltori, i quali da sempre hanno il polso della situazione, vivendo costantemente a contatto con la nostra atmosfera, al punto da dipenderne.

Ma il turbinio di questi cambiamenti ormai non sfugge più nemmeno a chi, in passato, poco si era interessato a queste vicende. L’estremizzazione dei fenomeni riguarda in maniera molto democratica un po’ tutti.

Pensiamo alle ondate di calore di questi giorni: ci sono state anche in passato, chi non ricorda qualche estate particolarmente calda ed opprimente: luglio 1983, l’estate del 1998, le più recenti 2003, 2011, 2013, 2015. Queste ultime annate messe in fila, sempre più ravvicinate. Eccola l’estremizzazione: nella frequenza degli eventi, per esempio, o nell’intensità.

Se spostiamo il nostro sguardo agli eventi temporaleschi e ai fenomeni accessori più intensi, scopriamo lo stesso tipo di cambiamento. Possiamo pensare ai terribili tornado del 1930 nel Montello o nel 1970 in Laguna o…due anni fa in Riviera del Brenta, ma quanto più frequentemente ci troviamo a contare i danni negli ultimi 20 anni?

Il clima sta cambiando e non è sufficiente prenderne solo atto.

Le nostre comunità devono lavorare necessariamente sulla conoscenza, sull’informazione e sulla prevenzione. Tre parole che si possono tradurre in autoprotezione.

Un cittadino informato, che ben conosce il territorio in cui vive e gli eventi atmosferici che lo possono interessare, anche in maniera critica, è un cittadino che sa reagire in maniera tempestiva e corretta. Il risultato è la riduzione o l’annullamento dei rischi per se stesso e per le proprie persone care.

Senza paure e senza allarmismi, con intelligenza. La tropicalizzazione la lasciamo ai meteo da gossip. Informazione seria e critica, cerchiamola e pretendiamola.

Sara Zanferrari