Cento anni dalle trincee

Continuano le celebrazioni per il centenario della Grande guerra. Celebrazioni che vedono Padova al centro di una serie di eventi che culmineranno l’anno prossimo, in occasione dei cento anni dalla firma dell’Armistizio tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-ungarico che avvenne nella tarda sera del 3 novembre 1918, proprio nella città del Santo a Villa Giusti. In città dunque si susseguono gli eventi legati al ricordo del primo conflitto mondiale.   L’8 novembre 1917,  per esempio,  il Re Vittorio Emanuele III,  entrò nel Palazzo Dolfin –Boldù di Padova per la firma del nuovo incarico di comando delle truppe dell’esercito: da Luigi Cadorna ad Armando Diaz.

Cento anni dopo, ovvero mercoledì scorso, l’istituto Teresianum che ha sede in quell’edificio, ha ricordato l’evento storico in presenza di tutti gli alunni. Hanno partecipato alla commemorazione anche il presidente della Nuova Provincia di Padova Enoch Soranzo e il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Andrea Bergamo. L’obiettivo era quello di sensibilizzare i ragazzi a scoprire la storia anche attraverso gli avvenimenti accaduti tra le mura della loro scuola. Soranzo ha ricordato «La fortuna di poter frequentare scuole così dense di storia e luoghi dove furono scritte pagine cruciali per le cronache politiche e storiche dell’Italia».

«La storia – ha aggiunto Soranzo – vive accanto a noi senza che spesso nemmeno ce ne rendiamo conto. Eppure basterebbe usare anche solo il telefonino per conoscere qualche aneddoto sulle strade, le vie e gli edifici che ci circondano in modo da approfondire il ruolo cruciale che questa città ha avuto nel primo conflitto mondiale. È un modo per viaggiare nel tempo, per capire da dove veniamo e dove andiamo facendo uscire dai libri i luoghi, i nomi e i volti del passato perché è giusto che siano i protagonisti a parlarci di ciò che è stato». Il presidente della Provincia  ha infine spiegato  ai ragazzi come «Oggi ricordiamo le gesta dei protagonisti di allora che ci hanno donato l’onore e la dignità di essere italiani. I nostri figli presenti qui e i figli dei loro figli ricorderanno invece i gesti del nostro presente. Lo dico per far capire a tutti che ciò che facciamo giorno dopo giorno nella nostra quotidianità, sarà l’eredità che consegneremo a quanti verranno dopo di noi. Per questo dobbiamo imparare dalla storia che ogni nostra azione non è legata al passato, ma guarda dritta al futuro».

Alberto Rodighiero