Centrodestra ancora in totale confusione in Fvg

Con la difficoltà di chiudere la candidatura della leadership

C’è confusione all’interno del centrodestra in Friuli Venezia Giulia. Complici infatti le candidature per le politiche che hanno creato molti malumori soprattutto all’interno di Forza Italia la coalizione che è data in vantaggio rispetto al centrosinistra e al Movimento 5 Stelle per le prossime elezioni regionali si trova infatti nel pieno marasma, ancora alla ricerca della leadership che, a questo punto, sarà probabilmente definita dopo l’appuntamento del 4 marzo.

Questa, almeno, sarebbe l’intenzione della Lega che, a quanto pare, vorrebbe avere prima il quadro della situazione che uscirà dalle urne in quella circostanza per poi chiudere il cerchio e ciò dopo aver messo in discussione la possibile candidatura per il dopo Serracchiani del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale di Riccardo Riccardi.

Massimiliano Fedriga, capo indiscusso dei leghisti in Fvg, d’altro canto è stato chiaro nel dire che serve una rosa più ampia di nomi su cui discutere della quale farebbero parte oltre a lui, lo stesso Riccardi nonchè Sergio Bini che con il suo Progetto Fvg sembra tutt’altro che intenzionato a farsi da parte. Sgomberato il campo dall’eventualità di un ritorno di Renzo Tondo, candidato per un posto in Parlamento (anche se se la dovrà vedere con Debora Serracchiani nell’uninominale a Trieste), non è escluso che alla stessa rosa possano aggiungersi altri nomi, tra i quali quello di Manuela Di Centa che sarebbe particolarmente gradita soprattutto negli ambienti udinesi.

Resta il fatto che, ad oggi, il nome di Riccardi non sembra essere più quello maggiormente accreditato (la battuta di Ferruccio Saro riportata a chi scrive nei giorni scorsi, ovvero “è più adatto a fare il vice”, è significativa di una situazione che è indubbiamente alquanto burrascosa) e anzi c’è quasi la sensazione che l’ex assessore regionale della giunta Tondo sia stato “bruciato” anzitempo essendo stato dato, forse troppo presto, già per sicuro.

A ciò si sono aggiunti ora i numerosi mal di pancia conseguenti ai nomi schierati da Forza Italia per il 4 marzo, con le clamorose esclusioni del coordinatore forzista di Udine Massimo Blasoni e del sindaco di Cividale Stefano Balloch, inizialmente dati entrambi per certo, al punto che si parla di possibili forti ripercussioni nell’elettorato forzista, soprattutto nei confronti dello stesso Riccardi che se è vero che con le candidature per il Parlamento di Sandra Savino, Roberto Novelli e Franco Dal Mas (improvvisamente peraltro tornato alla ribalta) si sarebbe creato una sorta di “blindatura” sarebbe altrettanto vero il fatto che il malessere conseguente alle scelte fatte per le liste avrebbe messo il capogruppo di FI in una condizione tale da non avere il totale gradimento, quanto meno non certo quello dell’area cividalese e, forse, anche di parte dell’udinese.

Si inquadra, comunque, in questo contesto la “mobilitazione” di una trentina di sindaci, unitamente a molti altri amministratori, di area forzista che, con portavoce il sindaco di Talmassons Pier Mauro Zanin (in corsa per una poltrona da consigliere regionale), hanno espresso il loro totale appoggio e sostegno alla candidatura di Riccardi, sottolineando che “questa è la posizione di Forza Italia cui spetta la guida della coalizione” al punto da aprire una specie di scontro con la Lega “che – sostengono – o si adegua o scelga pure altre strade”.

Uno scenario, quindi, estremamente delicato e nello stesso tempo alquanto nebuloso per una coalizione che rischia, a questo punto, di farsi del male, così come spesso avvenuto, non ultimo nel 2013 quando Renzo Tondo alla guida del centrodestra perse per una manciata di voti contro Debora Serracchiani, rinunciando ai tentativi di ricompattare con alcune frange, soprattutto triestine, di forzisti e ciò, a conti fatti, gli fu decisamente fatale.

Intanto sul versante del centrosinistra Sergio Bolzonello continua nella sua campagna elettorale, pur con il “peso” ingombrante di una Debora Serracchiani decisa a mantenere la presidenza comunque fino al 4 marzo, e sta cercando di mobilitare il mondo delle civiche oltre che degli amministratori locali, utile sopratutto per parare i colpi derivanti dalle fughe a sinistra considerato che la componente di Liberi e Uguali ha già dichiarato di voler proporsi con un proprio candidato, “all’insegna della discontinuità rispetto all’attuale legislatura”.

Nulla invece è stato definito in casa dei pentastellati dove tutta l’attenzione è rivolta alle politiche per cui molto probabilmente la scelta definitiva sul possibile candidato verrà fatta dopo il 4 marzo, ancorchè abbiano dichiarato che sarà effettuata durante questo mese.

Lucio Leonardelli