Chiacchiere e fatti

Referendum Venezia Mestre, le chiacchiere sono chiacchiere, ma gli accordi scritti e firmati restano.

Venezia – Mestre: La maggior parte di questo intervento è stato ripreso dalle parole del consigliere Gabriele Marchetto ma ha trovato subito l’appoggio di personaggi noti dell’imprenditoria mestrina e veneziana: daMarco Sitran a Stefano Chiaromanni passando per Gian Angelo Bellati. Di cosa stiamo parlando? Del referendum di separazione tra Venezia e Mestre. Lo ricordiamo, un referendum consultivo ma che potrebbe cambiare molto la realtà politica e geografica non solo del capoluogo di provincia ma dell’intera città metropolitana. Questa una sintesi di quanto emerso.

“Nel 2015 la Lega Nord e il candidato Brugnaro stipulano e sottoscrivono un accordo, che allego qui in copia, – dice Marchetto – dal quale si evince chiaramente la volontà di far celebrare ai cittadini del comune di Venezia il famoso referendum per suddivisione del territorio in due comuni, uno d’acqua (Venezia) e uno comprendente la terraferma.
Esiste un’esigenza, è stata fatta una raccolta firma da parte dei comitati, sono stati fatti i passaggi necessari come da legge vigente, e cosa succede? Succede che in barba agli accordi sottoscritti, il sindaco Brugnaro (che ha incassato anche i voti dei Comitati e della Lega Nord) si defila, non ne vuol più sapere, addirittura incarica i suoi uffici di fare ricorso CONTRO la celebrazione del referendum.
Una volta la parola era fondamentale, valeva più di un accordo scritto… MAI un uomo si sarebbe sottratto dal mantener fede alla parola data.
Oggi invece per qualcuno, (e dispiace che questo qualcuno sia un sindaco che ha preso un impegno), per qualcuno, dicevo, la parola data non vale nulla, e parimenti non vale nulla un autografo, una firma, un sigillo ad un accordo elettorale.
Quanto poco vale la parola di qualcuno, e quanto poco vale la sua firma!
Potrei capire un suo schierarsi per il SI o per il NO (anche se un sindaco dovrebbe astenersi dal farlo, ma VOLER IMPEDIRE che i propri concittadini si esprimano è un atto contro la democrazia e contro gli accordi sottoscritti, atteggiamento che poco si addice a chi riveste il ruolo di sindaco.
Pensavamo di avere a che fare con un signore di parola, ci sbagliavamo.
Poveri cittadini del Comune di Venezia, non si finisce mai, ahime’, di imparare”.
Ma il tempo è un ottimo padrone di casa e la risposta non si è fatta attendere. E, con un colpo di mano, il Consiglio regionale Veneto, grazie al blitz determinante di CD, con Stefano Casali, Fabiano Barbisan e Andrea Bassi, della Lega, con Gabriele Michieletto e altri, e dei 5 stelle, ha approvato a sorpresa la delimitazione della popolazione interessata dal referendum Mestre-Venezia.
Sembrava che Renato Brunetta potesse mettere i bastoni fra le ruote, ma il suo ostruzionismo e le sue provocazioni non hanno sortito alcun effetto.
Chiara la soddisfazione del presidente autonomista Stefano Chiaromanni : “Ha vinto la democrazia, contro chi vuol solo mantenere la poltrona. Quando abbiamo proposto idee e progetti per Mestre e per Venezia, chi ora governa e spadroneggia in Comune non si è mai visto. Noi autonomisti siamo l’unica vera proposta e novità. Continuando con il comune unito si persevererà negli errori del passato. Vogliamo una cittadinanza più coinvolta, non succube dei potentati politico-economici. Ora basta ricorsi strumentali al Tar, si decida la data e si cominci il dibattito nel merito. Noi vogliamo maggiore attenzione per la specialità di Venezia e un futuro di lavoro e sviluppo per Mestre comune autonomo e i suoi giovani, quello che in 90 anni il Comune unito non ha mai realizzato”.
Sulla stessa linea anche Marco Sitran, portavoce di “Venezia e Mestre due grandi città”. “Ringraziamo il Consiglio Regionale e la Giunta Regionale del Veneto per aver mantenuto la parola data e aver rispettato un crono programma assolutamente in linea con il percorso richiesto dai comitati dei cittadini, evitando ostacoli e tentativi di rinviare la votazione di oggi sul bacino elettorale. Siamo lieti che il Presidente Zaia avrà ora la possibilità di indire il referendum e siamo convinti che la data giusta sia il 22 ottobre, unitamente a quello sulla specialità del Veneto. Un giorno che cambierà la storia sulla via del federalismo, unica possibilità che ha l’Italia di riformarsi”. Alla fine il tempo restituisce ciò che è stato tolto e, purtroppo, non avendo più valore una stretta di mano, molto spesso per il bene di una comunità bisogna agire per vie scritte. Ma alla fine quello che conta non è il risultato? Ma la risposta di Brugnaro non si è fatta attendere e mentre il PD si chiude in un albergo per decidere il da farsi (la maggior parte è per il no ma non manca chi, come Ferrazzi, almeno accetta la consultazione popolare) il Sindaco di Venezia sta facendo preparare un dossier sui danni che, secondo lui, causerebbe la separazione e promette “Fronte trasversale a sostegno dell’unione”, invitando la Regione a ripensarci. Tutto ciò in barba alle firme citate da Marchetto e con la Lega che lascia la città con il fiato sospeso. Attraverso Vallotto, il segretario provinciale, fa sapere che “La Lega è per l’espressione popolare, non fa ricorsi al Tar e non sbandiera campagne elettorali. Noi abbiamo rispettato il patto e un uomo vale la sua parola. Sarà uno spartiacque importante. Se toglieremo la fiducia a Brugnaro? Tempo al tempo – conclude Sergio Vallotto – le cose devono avvenire ancora. Di più non dico”. Poi il silenzio, ma un silenzio che suona molto come un “ultimo avviso”.
Gian Nicola Pittalis