Comuni al voto, liste Zaia come un’Opa su Lega e FI

A Treviso, Vicenza e San Donà una deroga allo statuto per fare vincere il Carroccio

C’è un nuovo soggetto politico, alle prossime comunali: la lista Zaia. Correrà a Treviso, in ticket con lo Sceriffo Gentilini, a Vicenza e anche a San Donà, i tre fortini del centrosinistra che la Lega vuole assolutamente riconquistare, nella città berica dopo aver trascorso due mandati all’opposizione.Non sarebbe nemmeno prevista dallo statuto, una lista che non abbia il nome del candidato (e infatti sin qui ha corso alle regionali, due volte). Ma ci sono partite che valgono molto. E una deroga ad hoc del partito.

In ordine sparso: la volontà di Salvini di continuare nell’onda del trionfo (zoppo in attesa di vedere chi farà il premier) alle politiche; la voglia della Liga, che ha preso più voti dei cugini lombardi, di mettere sul piatto anche le prossime comunali; la spinta del partito che chiede all’icona di diventare il block buster di voti, convincendo anche chi non voterebbe d’acchito Lega (e a Treviso, pur di vincere, hanno recuperato Gentilini).

Ma per il governatore – 50 anni festeggiati l’altro giorno – ci sono ulteriori ragioni. Le liste Zaia alle comunali sono un’Opa sul partito, in una Liga che dovrà rinnovare entro dicembre diverse segreterie provinciali dopo l’approdo a Roma degli uscenti (Ostellari a Padova, Coin a Treviso, Vallotto a Venezia, Pretto a Vicenza, Partenoster a Verona) e la segreteria nathional a gennaio 2019, dove Toni Da Re è già nel mirino.In pochi giorni, l’arrivo di Zaia è diventato un totem. Cui hanno guardato subito gli scontenti,  gli avversari dei lealisti ex bossiani, i sindaci messi nel mirino per il loro “personalismo”, i battitori liberi.

E così è chiaro che i prossimi mesi potrebbero vedere il Pdz, il partito di Zaia, tentare di scalare la Lega di Gobbo & Co., pure indiscussa dominatrice della scena negli ultimi quattro anni, a ogni elezione. Finora le due entità erano rimaste poco congruenti e molto autonome, in sfere distinte quando non apertamente divergenti.

Anche qui, battaglia per l’autonomia a parte, i motivi di frizione non sono mancati: il vicariato a Forcolin, l’attenzione di Zaia al mondo cattolico e moderato, vedi anche a Comunione e Liberazione,  alcune scelte forti del governatore su temi qualificanti come sanità e infrastrutture, ad esempio la difesa strenua di Domenico Mantoan inviso alla maggioranza, e la querelle di Ascopiave, dove il governatore non è intervenuto, con un silenzio assordante.

Ma l’Opa sul Carroccio, alla vigilia del terzo possibile mandato a Venezia è talmente evidente, in questo contesto post elettorale, che scavalca i muri del Carroccio e si espande a tutto il centrodestra, a cominciare da Forza Italia uscita malconcia alle urne (con meno dell’11 per cento).

«Non c’è due senza tre», dev’essersi detto il governatore. Trionfatore assoluto al referendum, compartecipe nel successo in Veneto della Lega alle politiche del 4 marzo, Zaia vuole ora il suo piccolo Grande Slam, avendo la certezze che a Roma i suoi (pochi) fedelissimi saranno i primi a lottare sul fronte dell’autonomia, la partita più delicata. Non ha bisogno di riscontri: la sua “Z” è segno che supera steccati politici e ideologici in grado di attrarre voti dall’estrema destra a (centro) sinistra, dai grillini a pezzi di Pd e Cgil, dagli indipendentisti ai no vax. Un pacchetto non indifferente che si aggiunge alla sua dote di ex Dc, cattolici, sia moderati sia conservatori, ex Pdl, forzisti scontenti.

A proposito: c’è chi paventa, in Forza Italia, fughe verso il Carroccio anche in Veneto, come al Sud, e Zaia gioca d’anticipo, si fa già riferimento.Le urne daranno la portata dell’operazione, in attesa che si scatenino le manovre congressuali. Ma la preoccupazione di RadioLega («auguriamoci che peschi molto fuori, senza svenare il partito»), da Treviso a Vicenza a San Donà è già molto eloquente. A Treviso il Carroccio teme di venir doppiato…

 

 

A.V.