Come curare i disturbi alimentari

Un centro di eccellenza organizzato dall'ULSS 10 Veneto Orientale. A parlarne Pierandrea Salvo, Direttore del Centro di Portogruaro.

La recente apertura a Portogruaro della nuova comunità terapeutica residenziale protetta ha determinato una ulteriore attenzione rispetto al problema dei disturbi del comportamento alimentare, ovvero anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata e molti altri ancora. Malattie psichiche che occupano ormai stabilmente le cronache giornalistiche e generano forte allarme sociale per la loro presenza, ormai epidemica, tra i giovani ed i giovanissimi.
Patologie queste che, in effetti, sono molto frequenti tra le giovani e le giovanissime (meno tra i ragazzi anche se i numeri sono in aumento); basti pensare che se ne ammala entro i 25 anni di età una ragazza ogni 9. Gli esperti ci dicono peraltro che i numeri assoluti non sono aumentati negli anni, quella che cambia è l’età di esordio, sempre più giovane, e la frequenza tra i giovanissimi. Devono cambiare, di conseguenza, i modelli di cura che vanno adattati a utenti spesso in età infantile o preadolescenziale.
“La vera sfida – ci dice il dott. Pierandrea Salvo, direttore del centro disturbi alimentari di Portogruaro, uno dei centri pubblici più grandi del Paese – è riuscire a formulare una diagnosi precoce e proporre subito le cure migliori. Questo permette di limitare al massimo i danni organici, le complicanze e, soprattutto, il rischio di cronicizzazione. Inoltre i ragazzi che si ammalano precocemente sono spesso quelli che rispondono meglio al trattamento”.
Ma quale è a situazione delle cure i Veneto ed in Italia?
“La Regione Veneto – evidenzia Salvo – è alla avanguardia nel Paese avendo creato una rete di cura per il disturbi del comportamento alimentare che data ormai 15 anni e che vede un ambulatorio di primo livello in ogni ULSS e cinque centri di riferimento di 2 livello. L’Università di Padova, inoltre, garantisce una costante formazione e ricerca scientifica di livello internazionale in questo campo.”
“A livello nazionale la situazione è molto variegata, con alcune eccellenze e molte zone buie nelle quali è difficile anche accedere alle cure ambulatoriali – afferma da parte sua il presidente del coordinamento nazionale Disturbi Comportamenti Alimentari, Stefano Bertomoro – con la conseguenza che le famiglie si trovano costrette a trasferte costosissime e a veri e propri viaggi della speranza per far curare i figli”.
Le cure per queste malattie sono spesso lunghe e complesse, le moderne linee guida raccomandano la creazione di diversi livelli di cura che vanno dall’ambulatorio alla strutture residenziali includendo anche l possibilità di avere dei posti letto, soprattutto pediatrici, in ospedale. I modelli di trattamento sono per lo più importati dai paesi anglosassoni, anche se esiste un modello di cura tutto italiano, denominto RPP®-Riabilitazione Psiconutrizionale Progressiva, messo a punto dal dott. Pierandrea Salvo ed applicato nel Centro di riferimento di Portogruaro.
“Si tratta – spiega Salvo, ideatore di questo modello – di una specifica tecnica riabilitativa basata sulla forte adesione dell’utente alle cure, secondo un approccio progressivo e graduale particolarmente gradito ai giovanissimi. Il trattamento include le famiglie che diventano una irrinunciabile risorsa nelle cure il cui obiettivo finale non è solo il recupero psicofisico ma, soprattutto, la ripresa della cosiddetta “alimentazione spontanea” fondata sulla capacità di mangiare in un modo che provveda alla copertura dei fabbisogni nutrizionali, rispettosa dei gusti personali, delle abitudini sociali, delle fedi religiose e che avvenga con modalità compatibile e adeguata al contesto in cui ci si trova”.
Ma la novità forse maggiore nel campo delle cure è la creazione di #GUARIREDCA, un nuovo percorso di cura totalmente dedicato ai minori e agli adolescenti – creato a Portogruaro (VE) dalla ULSS 10 e dalla Regione Veneto – e che prevede la presenza di posti letto pediatrici dedicati alla cura ospedaliera dei DCA in stretta connessione con la CASA DELLE FARFALLE una struttura riabilitativa nella quale i giovanissimi possono curarsi in un ambiente a loro riservato e frequentare la scuola a distanza.


“A Portogruaro – dice il direttore generale dell’Ulss 10 Carlo Bramezza – con l’aiuto del privato, in questo caso della Cooperativa Insieme si Può, è stata attivata la seconda comunità terapeutica protetta che ci permette di avviare il primo percorso di cura in Italia dedicato ai minori ed è non solo una nuova eccellenza del Veneto ma anche e soprattutto una nuova eccellenza in Italia. Il percorso avviato con la struttura diretta dal dottor Salvo ci ha consentito di affrontare da tempo e con ottimi risultati uno dei problemi più gravi e più difficili che riguarda in particolar modo i giovani e i giovanissimi, facendo sì – aggiunge Bramezza – che come Ulss10 si sia potuto dar vita al primo percorso in Italia per la cura e la riabilitazione dei disturbi del comportamento alimentare.

La rete per la cura e la riabilitazione dei disturbi alimentari, dedicata ai minori, garantisce tutti i livelli di trattamento previsti dalle più moderne linee guida internazionali. Il minore in cura all’Ulss10 può usufruire di specifici ambulatori, del ricovero ospedaliero in Pediatria individuata dalla Regione Veneto come reparto “a indirizzo disturbi alimentari, di un comunità terapeutica protetta, di un centro diurno.”

Lucio Leonardelli