Debora piange in Consiglio ma in FVG ci si interroga su possibili elezioni regionali anticipate

Il PD attende le scelte di Serracchiani mentre centrodestra e M5S scaldano i motori.

Le sue lacrime hanno invaso in un attimo tutte le agenzie di stampa e tutti i social network provocando le reazioni più disparate. Debora Serracchiani, presidente del Fvg e vicesegretario nazionale del Pd, non è riuscita a trattenere la sua commozione fino al punto di mettersi a piangere durante la replica agli interventi dei capigruppo nella discussione consiliare sulla manovra di bilancio regionale. “Ci sono momenti in cui faccio fatica anch’io – ha detto dopo aver ricordato gli attacchi “tutti personali” – ma non si può dire che io non abbia dedicato a questa Regione tutta me stessa perché per questa Regione ho rinunciato a tutte le cose più care che avevo. Verrà un tempo in cui tutte le valutazioni saranno prese dalla comunità politica cui appartengo – ha detto Serracchiani, riferendosi al suo futuro politico – Dico che le cose fatte sono state tante, ma permettetemi una considerazione amara”.

A quel punto ha interrotto il suo discorso per una ventina di secondi,ha bevuto un po’ d’acqua, ha estratto un fazzoletto e ha ripreso a parlare con la voce rotta dalla commozione senza trattenere qualche lacrima. “Non so se è perché sono donna o perché non sono nata qui (è di origini romane,ndr) – ha detto – ma credo di aver sopportato più di qualsiasi altra persona in questa sede attacchi che sono stati tutti personali. Ci sono momenti in cui faccio fatica anch’io, ma non si può dire che io non abbia dedicato a questa Regione tutta ma stessa perché per questa Regione ho rinunciato a tutte le cose più care che avevo”.

Le lacrime, inutile a dirlo, sono state un “coup de theatre” che pochi si attendevano da colei che è sempre apparsa alquanto fredda e poco incline ai sentimentalismi, con una determinazione nei rapporti e nelle scelte che in più occasioni è stata mal digerita anche, e soprattutto, anche degli stessi suoi compagni di partito. “Sono il primo a non essere d’accordo con alcune scelte fatta da Debora Serracchiani e l’ho detto più volte pubblicamente.

Ma gli insulti a cui è stata sottoposta in queste ore sui social – ha scritto immediatamente il senatore Francesco Russo, esponente dell’area lettiana del Pd, non propriamente in linea con lei, soprattutto in occasione delle amministrative perse dal centrosinistra a Trieste – sono stati e sono inaccettabili poichè la violenza verbale è uguale (e a volte peggio) di quella fisica. E non la merita nessuno, in particolare nei momenti di difficoltà. Si possono avere idee diverse e manifestare il proprio disappunto, anche in maniera schietta e decisa. Ma senza scadere nella volgarità e nella violenza. Che sono sempre e in ogni caso da condannare “. In effetti, la Serracchiani dopo l’esito negativo del referendum è stata sottoposta ad un vero e proprio fuoco incrociato di critiche e commenti nei suoi confronti, sia dalle opposizioni che da esponenti dello stesso Pd, con l’accusa principale di aver badato maggiormente ai palcoscenici nazionali piuttosto che alle politiche regionali.

Tutto ciò, peraltro, anche a conseguenza delle sconfitte subìte dal Pd ai vari appuntamenti elettorali di quest’anno in Fvg (di cui abbiamo già ampiamente parlato,ndr) e e la sua mai nascosta ambizione di puntare ad un posto in ambito romano, pur avendo più volte dichiarato di voler ricandidarsi alla guida della regione. “In questi mesi – aveva dichiarato alla stampa il giorno prima dello scoppio lacrimevole – mi hanno inserito un pò ovunque, facendomi “passare” da un ministero all’altro, cosa che a me non è mai interessata e sono sempre stata in regione a svolgere il mio compito, sia istituzionale che politico. Certo – ha aggiunto – qualche scelta è stata forse sbagliata allorchè si è andati a votare ma ciò non toglie che ci sono comunque le basi per poter recuperare il terreno perduto, soprattutto in vista delle regionali del 2018″. D’altro canto già dopo l’assemblea regionale del Pd, in cui era stato esaminato l’esito del voto referendario, durante la quale aveva ascoltato standosene in assoluto silenzio in un angolo della sala, aveva scritto una nota affermando che “l’assemblea regionale ha dimostrato serietà e la riflessione non si ferma qui, per correggere la rotta: il Pd in Friuli Venezia Giulia non si nasconde di fronte alle sue responsabilità ma non vuole subire gli eventi.Mentre si sviluppa un percorso nazionale complesso, il partito regionale ha mantenuto l’impegno di aprirsi a un confronto sulle cose, anche alla luce della sconfitta al referendum. Non sono questioni che si risolvono in poche ore, per cui è opportuno tenere aperta questa discussione».

L’appuntamento per una ulteriore riflessione, che sembra essere, a dire il vero, più che altro una sorta di “redde rationem”, è per il 22 allorchè l’assemblea tornerà a riunirsi, cercando di capire cosa fare e, soprattutto, quali sono le reali intenzioni della stessa Serracchiani. Ciò in considerazione del fatto che le elezioni politiche potrebbero tenersi già nella primavera del prossimo anno, per cui, qualora lei, anche alla luce delle lacrime che hanno evidenziato soprattutto una sua “stanchezza emotiva”, dovesse optare per il Parlamento si aprirebbe inevitabilmente la discussione su chi realmente puntare a fronte di inevitabili elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del 2018. Tanto più che sul versante opposto il centrodestra, dopo aver vinto tutto quello che c’era da vincere a livello comunale, partendo da Trieste e Pordenone, ha ripreso coraggio e si è fortemente “ringalluzzito”, desideroso di tornare alla guida della regione dopo lo scivolone del 2013.

Non che sia tutto oro quello che luccica dato che si prospetta già un forte braccio di ferro tra Forza Italia, che ha come principale candidato l’attuale capogruppo Riccardo Riccardi, e la Lega, che punterebbe sull’attuale capogruppo alla Camera e segretario regionale Massimiliano Fedriga, senza tener conto della voglia di rivincita di Renzo Tondo o delle ambizioni di altre figure che potrebbero essere scelte tra la cosiddetta società civile. L’incognita poi è sempre legata al reale peso del Movimento 5 Stelle che finora non pare essere stato alquanto consistente ma non c’è dubbio che i pentastellati potrebbero essere avvantaggiati da uno scenario nazionale che, nel caso si dovesse votare anticipatamente, potrebbe essere utile per loro in Fvg. Intanto le tre consigliere regionali grilline Elena Bianchi, Eleonora Frattolin e Ilaria Dal Zovo non si sono fatte attendere a rintuzzare la Serracchiani rispetto alle sue lacrime scrivendo “Finalmente umana Presidente. Tanti di noi hanno sacrificato la sfera personale per questa Regione. Tanti. Non solo lei. Gli attacchi nei suoi confronti non sono mai stati né personali, né perché è donna o perché non è nata qui. E il solo fatto che abbia ipotizzato questo è triste. Gli attacchi, di tipo esclusivamente politico, ci sono stati sempre e solo perché lei è il Presidente della Regione. Perché ha la responsabilità delle scelte fatte in questi anni e perché ha sbagliato spesso nei modi e nei contenuti. Stop.Tutto il resto è l’ennesima fallace personalizzazione, frutto dell’evidente e comprensibile crisi esistenziale e politica o degli stessi errori che le donne da secoli continuano a perpetuare contro se stesse”.

Lucio Leonardelli