Debora Serracchiani tentata dall’opzione romana

Mentre per candidarsi in regione i sindaci dovranno prima dimettersi

Nessuna conferma ufficiale, anche perchè, a suo dire, lo dovrebbe comunicare a fine mese – anche se difficilmente sarà così, almeno a quanto pare – ma secondo le indiscrezioni che giungono dall’interno del Pd sembra ormai pressochè scontato che Debora Serracchiani rinunci a ricandidarsi per la guida della regione preferendo scegliere invece l’opzione parlamentare nella Capitale. E’ una voce questa che circola ormai in modo alquanto insistente anche se più di qualcuno, primo fra tutti il triestino capogruppo alla Camera Ettore Rosato, starebbe cercando di convincere l’attuale presidente del Fvg a mantenere la guida del centrosinistra, se non altro perchè sarebbe pressochè scontato che, se lei dovesse prendere una strada diversa, si aprirebbe probabilmente un notevole scontro interno alla coalizione a fronte dei desideri e delle aspettative di molti per prendere il suo posto, primo fra tutti l’attuale vicepresidente Sergio Bolzonello.

Questi, d’altro canto, starebbe già lavorando per consolidare la sua eventuale candidatura cercando i necessari consensi non solo all’interno del Pd ma anche, e soprattutto, all’esterno, principalmente nel mondo economico, grazie anche ai rapporti correlati alla sua attuale delega di assessore alle attività produttive, e non da ultimo in quello dei sindaci, dove a dire il vero non avrebbe finora riscosso particolare entusiasmo.

Nel frattempo, a proposito dei sindaci, è saltata in consiglio regionale, dopo lunghi mesi di discussione, l’approvazione della legge che conteneva modifiche alla legge elettorale regionale che, se avesse ottenuto i 25 voti previsti dal regolamento per essere approvata, ovvero la maggioranza assoluta, avrebbe previsto la doppia preferenza di genere, avrebbe consentito a tutti i sindaci di candidarsi e avrebbe posto il limite dei due mandati consecutivi a partire dalla prossima legislatura. Più altri aggiustamenti alla normativa vigente, tra cui cause di ineleggibilità e incandidabilità e loro eccezioni.

Ciò significa che ora i sindaci interessati a candidarsi alle prossime regionali dovranno dare le dimissioni, limitando di fatto le aspettative di molti che dovranno valutare se rinunciare anzitempo al loro mandato o se invece completarlo rimandando a posteriori qualsiasi ambizione al riguardo.

I 23 sì alla legge sono comunque arrivati da Pd, Cittadini e Sel-FVG; i no da parte di FI, M5S, AR, AP, FdI/AN, LN, Mdp. A mancare alla maggioranza sono stati i voti di Enzo Marsilio (Pd), assente per motivi personali ma già dichiaratamente contrario, Mauro Travanut (Mdp) e Stefano Pustetto (ex Sel), i cui voti sarebbero bastati per superare la soglia prevista. Travanut, critico da sempre nei confronti di Debora Serracchiani, ha tra l’altro dichiarato che “non si capisce perché restringere il limite dei mandati: decida il cittadino mentre in quanto ai sindaci, chi vuole venire in Consiglio regionale si dimetta !”.

Deluso il commento di Debora Serracchiani secondo la quale “il centrodestra e il Movimento 5 Stelle sono contro una richiesta che viene dai cittadini e dovranno spiegare la loro contrarietà ai sindaci, alle donne e ai cittadini che volevano il ricambio della politica”.

Sul fronte avverso Riccardo Riccardi (FI) ha replicato, facendo notare che la maggioranza che sostiene l’attuale giunta “ormai non c’è più”, affermando di «aver sempre sostenuto la candidabilità per tutti i sindaci mentre la maggioranza ha oscillato su questo in modo ridicolo».

 

 

“Di certo, in questi anni, le suggestioni legate al destino politico di Serracchiani – ha invece affermato Renzo Tondo, capogruppo di Autonomia Responsabile – hanno spinto diversi autorevoli addetti ai lavori a prendere in considerazione una precoce conclusione di legislatura. Al netto delle speculazioni su Serracchiani, crediamo che una democrazia matura preveda di togliere al presidente un potere potenzialmente ricattatorio nei confronti della Giunta regionale, del Consiglio e, soprattutto, del popolo”.

A questo punto alle regionali si andrà al voto con le stesse regole per cui i vari sindaci intenzionati a tentare il salto in regione dovranno lasciare anzitempo il loro ruolo, creando un vuoto istituzionale e riportando i propri comuni alle elezioni, cosa che secondo il consigliere di Autonomia Responsabile Giovanni Barillari si potrebbe evitare se “la legge elettorale svincolasse il destino della comunità dalle sorti personali del primo cittadino. Si dimette il sindaco? Serve a questo punto ed in tempi rapidi una norma che consenta al vicesindaco di raccogliere l’eredità e gli impegni assunti e portare l’amministrazione alla scadenza naturale, auspicabilmente vedendo completate le opere avviate e gli impegni assunti. In questo modo gli interessi della comunità sono preservati e, fatto comunque di non secondaria importanza, si evitano costi aggiuntivi per elezioni anticipate”.

La corsa intanto verso Trieste sembra essere già iniziata e sono in molti coloro che scalpitano, incrociando queste ambizioni con quelle di chi punta ad un seggio in Parlamento che, nonostante tagli (veri o presunti) e altre limitazioni (vere o presunte), fa sempre gola ma questa sarà senza dubbio una partita alquanto complessa, legata inevitabilmente anche, ma non solo, alla legge elettorale che uscirà dalle aule parlamentari.

Lucio Leonardelli