Definiti tra Regione e Comune i primi interventi per il riuso dell’area Porto Vecchio di Trieste

Il Porto Vecchio riprende vita

Il recupero dell’area di Porto Vecchio continua a procedere, seppur a piccoli passi, in modo concreto e con buone prospettive. L’area, destinata a diventare un importante volano per l’economia del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, è stata oggetto di un confronto, definito “proficuo” tra la Presidente della Regione Debora Serracchiani e il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, in cui è stato fissato un primo cronoprogramma per la realizzazione delle opere legate al finanziamento di 50 milioni stanziati dal Governo Renzi alla Regione in relazione all’iter procedurale inerente il riuso.

Su proposta della presidente, condivisa da Dipiazza, si passerà alla sottoscrizione di un protocollo operativo tra Regione, Comune, Autorità Portuale e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) per definire la fase progettuale e attuativa degli interventi.

In particolare, come stabilito in sede ministeriale, le opere, per un ammontare complessivo di 50 milioni, riguarderanno la viabilità (3.500.000 euro), il Polo museale (25 milioni), il trasferimento in Porto Vecchio dell’ International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) (12 milioni), il recupero del pontone galleggiante Ursus (5.500.000), il restauro della cosiddetta Locanda (800.000) e la riqualificazione delle banchine (3.200.000 euro).

Come ha sottolineato la presidente Serracchiani “l’obiettivo è quello di partire utilizzando le risorse messe a disposizione dal MiBACT per individuare chi fa cosa, accordandosi ad esempio su quello che potrebbe essere il ruolo del Comune quale soggetto attuatore dei lavori”. Inoltre la presidente ha dato la disponibilità affinché gli uffici tecnici dell’Amministrazione regionale, unitamente alla struttura di FVG Strade S.p.A., possano affiancare quelli comunali nella parte progettuale relativa alla viabilità dell’area.

“Abbiamo ottenuto delle risorse importanti dal Governo precedente – ha dichiarato la presidente – per passare a un’operatività concreta su una parte di Trieste che rappresenta il futuro non solo della città, ma dell’intera regione. Per questo abbiamo inteso imprimere un’accelerazione che possa essere coerente con quello che poi sarà il progetto complessivo del riuso di Porto Vecchio”.

Da parte sua il sindaco Dipiazza ha dichiarato che “quando si lavora assieme nell’interesse del territorio i risultati si raggiungono. Sono molto soddisfatto di come si sta procedendo insieme alla presidente della Regione. Definito ora il quadro generale possiamo procedere alla stesura del protocollo operativo per dare attuazione ai progetti consentiti dal finanziamento di 50 milioni di euro ottenuto dal MiBACT.
Il Porto Vecchio, consegnato al Comune, è patrimonio della città, è un ambizioso progetto per tutta la regione e solo uniti possiamo raggiungerlo”.

Proprio con il 31 dicembre, peraltro, il Comune è entrato in pieno possesso delle “chiavi” del Porto Vecchio, a distanza di due anni dall’emendamento inserito in quella Legge di stabilità con il quale il senatore del Pd Francesco Russo fece approvare il processo stesso di sdemanializzazione dell’area situata nel cuore della città e che si estende su una superficie di circa 600.000 m² rappresentando un gioiello per essere rilanciato attraverso l’individuazione di nuove funzioni.
Ed è questa, del resto, l’intenzione dell’Amministrazione Comunale, di quella precedente con Sindaco Roberto Cosolini che quella attuale guidata dalla giunta di centrodestra di Roberto Dipiazza, che, in accordo con la Regione, punta a fare di Porto Vecchio un’area a vocazione internazionale, con interventi di ampio respiro, tali da consentire alla città di Trieste nell’arco degli anni di assumere – e ciò grazie anche al ruolo del Porto – una rilevanza in ambito europeo, capace di attrarre investitori e progetti di grande rilevanza nei settori economici e culturali.

Lucio Leonardelli