Una delibera per valorizzare il ruolo sociale dei negozi di vicinato. Confcommercio lancia l’allarme e scrive ai sindaci del miranese

Gallo: «A rischio i punti di riferimento dei cittadini, colpite soprattutto le fasce deboli. Servono costi di fornitura uguali a quelli delle grandi strutture di vendita»

Una delibera comunale per frenare la chiusura dei negozi di vicinato e salvare così il tessuto economico e sociale dei centri del Miranese, soprattutto le frazioni.

È un vero e proprio appello a valorizzare, prima che sia troppo tardi, il ruolo sociale e di servizio dei negozi di prossimità quello lanciato da Confcommercio del Miranese, che mercoledì ha inviato ai sindaci dei sette comuni del Miranese una lettera in cui non si chiede altro che applicare un’opportunità già prevista dalla legge regionale 50/2012.

«Una norma», spiega Ennio Gallo, presidente di Confcommercio del Miranese, «che è fondamentale applicare, anche laddove non sono stati attivati distretti del commercio, perché la grande distribuzione organizzata sta ottenendo, anche nel nostro territorio, una vera posizione dominante. Questo appare più evidente sui prezzi dei generi alimentari e di prima necessità, sulle piccole imprese, per lo più familiari, storiche e radicate nel territorio, che sono punto di riferimento per i cittadini e che si trovano costrette a chiudere a causa della concorrenza esasperata».

L’iniziativa di Confcommercio del Miranese punta dunque a valorizzare appieno il tessuto sociale, ancor prima che economico, degli esercizi di vicinato e per farlo propone ai comuni di far proprie alcune misure in grado di correggere gli effetti negativi delle liberalizzazioni, come la chiusura delle serrande, soprattutto nelle frazioni, di molte piccole attività.

«In pratica», prosegue Gallo, «proponiamo alle amministrazioni comunali alcuni strumenti concreti per dare un’effettivadimensione concorrenziale anche a quegli esercizi commerciali che sono punti di riferimento per le fasce più deboli della popolazione: anziani, famiglie con figli, disabili, persone senza mezzi di trasporto, in particolare nelle frazioni. L’obiettivo è contrastare gli effetti collaterali della grande distribuzione sui consumatori, che devono tornare a essere prima di tutto cittadini». Ma vi è anche un aspetto ambientale ed ecologico da non sottovalutare, che i sindaci dovrebbero aver a cuore in questi anni in cui si fa gran parlare di emergenza smog e polveri sottili: «Valorizzare i negozi di vicinato», spiega Gallo, «significa anche non costringere i cittadini a prendere l’auto per percorrere chilometri verso le grandi strutture di vendita. Il valore aggiunto è anche questo: la piccola distribuzione è al servizio del cittadino, mentre con la grande distribuzione è il cittadino a servizio della struttura di vendita. Spostarsi, oggi, è anche un costo sociale di cui bisogna tener conto. Per non parlare poi della diversa mole di imballaggi e packaging prodotti da un centro commerciale rispetto ai piccoli negozi, che si traduce in aumento di rifiuti e costi per la collettività».

La proposta di Confcommercio, già articolata sotto forma di delibera e che i sette Consigli comunali dovranno solamente adottare, non solo rilancia gli elementi più trascurati della normativa nazionale e regionale vigente, ma invita i Comuni ad accogliere e attuare un indirizzo a dir poco rivoluzionario che il Comitato economico e sociale dell’Unione europea ha sottoposto alla stessa Commissione: un vero e proprio appello alla tutela della cultura e della funzione pubblica e civile dell’esercizio di vicinato, come elemento insostituibile di città e paesi. Ma soprattutto un richiamo a far sì che esista un ambiente concorrenziale, ma ben diversificato, tra media e grande distribuzione e micro-aziende, a garanzia di tutte le imprese, anche quelle familiari e di prossimità.

Tra le iniziative concrete contenute nella “delibera-proposta” vi sono, tra le altre, la rimodulazione di tariffe e tributi di competenza del Comune, al fine di commisurarli all’effettivo fatturato dell’azienda e altre misure che incentivino la prosecuzione dell’attività. Ma anche la necessità di individuare un “paniere fondamentale” di beni e servizi sul quale gli esercizi di vicinato possano fruire della propria rete di fornitori con costi competitivi uguali a quelli supportati dalla grande struttura di vendita presente nello stesso Comune. O, in alternativa, vengano attivate altre modalità di fornitura che consenta al negozio di rifornirsi anche presso la grande struttura di vendita, con costi uguali a quelli della grande distribuzione.

«La chiusura per mancanza di competitività degli esercizi tradizionali non evidenzia una maggior efficienza del sistema distributivo locale a vantaggio della comunità, ma piuttosto l’eliminazione di un servizio sociale che penalizza proprio le fasce più deboli», scrive il presidente di Confcommercio del Miranese ai sindaci del territorio, «e i benefici in termini di prezzi più vantaggiosi si esplicita per lo più su consumatori che provengono da fuori comune. Confcommercio offre la propria disponibilità a compiere una ricognizione degli esercizi di vicinato, alimentari e misti, in ogni comune, per evidenziarne le caratteristiche logistiche, la tipologia di clientela, gli elementi di criticità e il posizionamento commerciale: così il sindaco avrà in mano un quadro chiaro ed effettivo di quella che è la vera funzione di servizio sociale di prossimità dei negozi sul territorio amministrato».

G.N.P.