Election Day Sì o Election Day No?

La corsa per la Regione in Fvg legata anche a questa domanda e ai sondaggi

In Fvg è di fatto iniziato, ora che sta anche per terminare il mese di agosto, il conto alla rovescia in vista dell’appuntamento con le elezioni regionali che si terranno il prossimo anno. La domanda a questo punto però sorge spontanea: quando realmente si svolgeranno? Al termine effettivo dell’attuale mandato, e di conseguenza probabilmente a cavallo tra la fine di maggio e inizio giugno, oppure in coincidenza con le elezioni politiche che, stando all’aria che tira nella Capitale, difficilmente saranno calendarizzate oltre il mese di marzo?

D’altro canto la volontà che si vada quanto prima alle urne per rinnovare il Parlamento l’ha esplicitamente ribadita il triestino Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera, che in una intervista concessa al quotidiano La Stampa ha dichiarato da un lato che ” quando si vota lo decide il Presidente della Repubblica ” aggiungendo però che “dal punto di vista delle cose da fare la legge di bilancio era stata identificata da tutti come il punto clou prima del quale non era possibile andare al voto, per cui, considerato che proseguire dopo mi sembrerebbe improduttivo in una situazione politica così sfilacciata, ritengo che dopo la la manovra si dovrà andare al voto senza indugi”.

Ne consegue che, conti alla mano, gli italiani dovrebbero essere chiamati a votare presumibilmente a marzo, anche perchè ad aprile ci sarebbero troppe coincidenze legate alla Pasqua e al ponte del 25. Se così dovesse essere per il Fvg due sarebbero le strade da percorrere: optare per un “election day” oppure, considerato che spetta alla giunta regionale stabilire autonomamente la data del voto, bypassare questa eventualità e andare, come detto, a fine maggio, magari dopo la prevista tappa del Giro d’Italia sullo Zoncolan in programma per il 19 o il 20 che potrebbe essere una “vetrina” mediatica non da poco per il candidato espressione dell’attuale maggioranza di centrosinistra.

Election day sì, quindi, o election day no? Al momento sembra essere solo una domanda retorica, soprattutto per il fatto che la risposta è legata ovviamente a molteplici elementi di carattere soprattutto nazionale, ma, tutto sommato, sembra essere tale fino ad un certo punto in quanto pare che possa essere invece una decisione in grado di poter se non modificare quanto influire sull’esito del voto regionale.

Nel centrosinistra, infatti, sarebbe opinione diffusa che un eventuale election day andrebbe a privilegiare ulteriormente il centrodestra, che già oggi, peraltro, sembra essere largamente in vantaggio, mentre scindere il voto per il parlamento da quello per la regione potrebbe consentire, a detta appunto del centrosinistra, giocare una partita dall’esito meno scontato, con una campagna elettorale, cosi almeno si riterrebbe, meno condizionata dall’onda politica nazionale rispetto invece a tematiche più squisitamente regionali e territoriali.

Vi sarebbero, tra l’altro, anche dei sondaggi che confermerebbero questa convinzione che aleggia all’interno dell’attuale maggioranza, i cui esiti, anche se darebbero ancora per vincente il centrodestra, non sarebbero, a quanto sembra, tali da poter essere stravolti.

In tutto questo non è certo irrilevante la decisione che quanto prima andrà ad ufficializzare Debora Serracchiani poichè appare ovvio che, qualora lei dovesse optare per la scelta romana (cosa che peraltro sarebbe già nelle sue “corde” anche se, a quanto sembra, avrebbe chiesto non solo un seggio sicuro ma anche un eventuale ruolo governativo qualora il centrosinistra dovesse vincere, tenuto conto però che dovrebbe, nel caso, “scalzare” il corregionale Rosato), il candidato necessiterebbe inevitabilmente di maggior tempo per la sua campagna elettorale.

Ciò varrebbe soprattutto se dovesse prevalere l’ipotesi della candidatura di Alberto De Toni, attuale rettore dell’Università di Udine, fortemente sostenuto a quanto pare dalla cordata udinese del Pd (oltre che, anche se non in modo esplicito, dalla stessa Serracchiani) o un eventuale altro nominativo che non fossero quelli di Cristiano Shaurli e, soprattutto, di Sergio Bolzonello, che di certo sarebbero, almeno apparentemente stante il loro ruolo, più avvantaggiati.

Resta il fatto comunque che quello del vicepresidente della regione pare essere sempre il nome più “gettonato” all’interno del centrosinistra, al punto che lui stesso starebbe già lavorando in prima persona per tentare di dar vita, in appoggio al Pd, ad una possibile lista civica, composta da sindaci, amministratori e vari “capibastone” locali, che nelle sue intenzioni potrebbe andare a compensare i consensi che inevitabilmente andrebbe a perdere a sinistra, dato che sia Sel che MdP hanno ufficialmente dichiarato che non sosterebbero in alcun modo la sua candidatura.

E sempre a proposito dei sondaggi, nel caso non dovesse esserci l’election day pare che Bolzonello sarebbe nelle condizioni di giocarsi fino in fondo la possibile vittoria rispetto al centrodestra, ancorchè, se, come sembra,l’attuale coalizione di opposizione dovesse essere unita rimarrebbe comunque davanti, peraltro con qualsiasi candidato ovvero sia il forzista Riccardo Riccardi che l’ex presidente Renzo Tondo, se non il leghista Massimiliano Fedriga, che sembra essere in una posizione però più bassa, o l’imprenditore udinese Sergio Bini, fondatore di Progetto Fvg, che al momento appare, a dire il vero, alquanto un’incognita tutta da decifrare.

Ciò vale ancor di più per il Movimento 5 Stelle che finora non ha ancora scoperto le proprie carte e che si accinge a breve a fare le proprie elezioni online per individuare la figura da proporre per la guida della regione (sarà forse l’attuale consigliera regionale Elena Bianchi ?) pur considerando che i pentastellati non paiono godere dei consensi necessari, almeno ad oggi, per ottenere tale risultato, anche se è indubbio che il loro è un elettorato difficilmente individuabile e, di conseguenza, altrettanto difficilmente quantificabile.

Lucio Leonardelli