Esplode una bottiglia in stazione ma non è terrorismo

Non bastavano i portabagagli abusivi e gli scippatori, adesso la stazione di Mestre è anche campo di battaglia per i pusher. A farne le spese un militare che si è visto esplodere in mano una bottiglia piena probabilmente di ammoniaca. Per fortuna senza danni visto che il ragazzo è già tornato in servizio. Solo tanta paura e, per fortuna, nessun allarme terrorismo.

«Per noi è d’obbligo non escludere nulla a priori, peraltro possiamo dire che i primi elementi raccolti dalla Digos ci possono far escludere che si sia trattato di un episodio terroristico». Così il procuratore Bruno Cherchi ha detto nel corso di una conferenza stampa, convocata «per tranquillizzare l’opinione pubblica su quanto accaduto, anche se resta un fatto grave».

E quanto accaduto è l’esplosione di una bottiglia di ammoniaca nel sottopasso di via Trento, nella zona della stazione di Mestre: un getto che ha colpito al braccio un caporale del Reggimento Serenissima dei Lagunari.

Mentre con due colleghi era di controllo del territorio, il militare aveva scostato con il manganello di ordinanza un pacco poggiato a terra nel sottopasso, contenente due bottiglie: al tocco una era immediatamente esplosa, ustionandogli in maniera leggera l’avambraccio destro. A scoppiare in un getto ustionante sono stati probabilmente vapori sprigionati all’interno di una bottiglia di ammoniaca, completamente distrutta nel botto.

«Sono in corso accertamenti sulla sostanza contenuta nella bottiglia per meglio definire il grado di gravità di quanto accaduto», ha aggiunto il magistrato, «la tipologia della zona fa pensare ad un fatto legato alla tossicodipendenza». Al momento la Procura ha aperto un fascicolo per lesioni aggravate e getto pericoloso di cose, ma ovviamente si riserva di sviluppare il ventaglio delle possibili accuse. Ora si cerca chi e perché ha lasciato quei due contenitori a terra e le molte telecamere in zona potranno aiutare gli investigatori.

Il sottopasso ciclopedonale di via Trento è molto frequentato dai tossicodipendenti: è una delle aree più degradate di Mestre. Una delle ipotesi per spiegare la presenza dell’ammoniaca porta proprio al mondo della droga e all’uso della sostanza da parte dei tossicodipendenti per farsi di crack: utilizzano, infatti, l’ammoniaca per ottenere i cristalli di cocaina che una volta bruciati producono vapori che inalano. Molto probabilmente l’ammoniaca, per il caldo, è andata in pressione dentro e il colpo con il manganello o lo scotimento ha causato la rottura del contenitore e il conseguente getto della sostanza urticante: il lagunare è stato curato con una pomata anti-ustioni, senza alcun bisogno di ricovero. D’altra parte, tra le diverse piste, non si esclude quella di una ritorsione proprio contro gli spacciatori: «Certo è una zona notoriamente frequentata anche da chi vende e utilizza droga: una delle ipotesi che seguiamo è che possa essersi trattato di un episodio ritorsivo», ha concluso il procuratore, «un fatto grave perché la zona, come passaggio, è frequentata da adulti, ma anche molti minorenni».

Gian Nicola Pittalis