Il fascino discreto della matematica

Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole”: citazione attribuita a San Francesco di Sales, incipit esemplare per chi opera nell’universo della comunicazione. Il suo era un linguaggio semplice, ma ricco di immagini, quindi coinvolgente. Strepitoso patrono dei giornalisti, (scrittori e autori),  anticonformista e lungimirante, già nel 1600 sostituì il tradizionale metodo della predicazione con una novità assoluta: il volantinaggio. Insomma  oggi lo troveremmo agli angoli delle strade o davanti alle porte delle case a distribuire e affiggere manifesti. Francesco lanciava i suoi “fogli volanti” nella Ginevra secentesca, lui era il Vescovo di questa roccaforte calvinista.  Predicare la fede cattolica tra i ginevrini era sicuramente missione quasi  impossibile, tanto che la sede vescovile si trovava nell’aspro “esilio” montano di Annecy (gioiello delle Alpi francesi, splendide montagne, boschi, un lago tra i più puliti d’Europa, definita la piccola Venezia della Savoia).

Nacque a Thorens, Francesco, il 21 agosto del 1567 nello splendido castello della sua blasonata famiglia savoiarda. E come molti giovani ispirati da una vocazione, nonostante la brillante laurea in giurisprudenza a Padova, deluse le aspettative paterne.

Si celebra e festeggia il 24 Gennaio. Come sempre a Venezia intorno a questa data viene organizzato un incontro dall’Ufficio Stampa della Diocesi, unitamente a Gente Veneta in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti e l’Ucsi.

Ospite illustre quest’anno, padre Federico Lombardi, sacerdote gesuita, molto noto al grande pubblico per il suo lavoro di comunicatore: nel 2006 Papa Benedetto XVI  lo nomina direttore della Sala Stampa della Santa Sede, incarico che mantiene sino a luglio 2016, già direttore generale di Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano.
Stile raffinato e asciutto il suo, celebrando la messa nella Cripta della Basilica di San Marco, ha rivelato la sua emozione per essere in un  luogo così straordinario. Ma come è arrivato ai vertici della comunicazione questo elegante piemontese laureato in matematica e affascinato dalle scienze naturali e dall’alpinismo?

Ero in Germania e lavoravo con gli immigrati italiani” racconta. Inizia tutto così, gli propongono di scrivere, raccontare; lui accetta, semplicemente, perché sa come vivono i migranti. La sua avventura professionale viaggia al ritmo di tre Papi: Wojtyla, Ratzinger, Bergoglio. Attraversa lo scandalo Vatileaks, la rinuncia di Benedetto XVI al Soglio di Pietro, con briefing ai reporter di tutto il mondo. Decisione presa con serenità racconta, niente complotti, Ratzinger lo aveva detto da tempo che se gli fossero mancate le forze avrebbe preso in considerazione questa eventualità.

Lo stile comunicativo dei tre papi? Giovanni Paolo II era un gigante della comunicazione, grande carisma, prese decisioni inaspettate come quella di farsi riprendere dalle telecamere durante l’incontro con Ali Ağca o nella fase conclusiva e dolorosa della malattia.

Benedetto non dialogava mai con la folla ma sapeva farsi ascoltare, mente elevatissima di infinita cultura e spiritualità.

Una costante interlocuzione accompagna invece le giornate di Papa Francesco, potere comunicativo e semplicità, suffragate dal fatto che Bergoglio disdegna le scalette, non vuole mai conoscere le domande in anticipo ma preferisce rispondere spontaneamente.
Il patriarca Francesco Moraglia ha esordito con il famoso aforisma di Montanelli “dato che aveva poco da dire parlò molto”, rispondendo con chiarezza ai temi sollevati, dalla post-verità, alla precaria situazione del lavoro giornalistico, alla privacy (soprattutto nei riguardi delle persone non indagate). Ineludibile l’argomento scandalo a luci rosse che ha sconvolto la Chiesa di Padova. Moraglia ha espresso angoscia, disappunto e rabbia, sentimenti di uomo ha spiegato, ai quali vanno uniti quelli del Vescovo, sottolineando che il celibato non c’entra. Ha promosso  una vera operazione di chiarezza, e soprattutto un controllo su “chi bussa alla porta dei seminari” con analisi approfondite sulla formazione dei preti e le vocazioni.

La visita alla cripta è un viaggio stupefacente nella struttura originaria della Basilica marciana, in origine cuore del culto, con la reliquia di San Marco. Il suo pavimento venne rialzato nel 1563 a causa della costante aggressione delle acque. In epoca non tanto lontana venne considerata un luogo malsano “poiché vi regna dentro l’acqua, per tutto a luochi un piede, ed in altri uno, e mezo, qual acqua è meschiza e cresce, e calla…” (Meschiza o meschizza sta per salmastra).
Lo splendido restauro ha riportato alla luce un luogo antichissimo pieno di mistero e fascino.

Tornando sulla terra e ai doveri di noi giornalisti, ho  scoperto che la laurea in matematica di padre Lombardi è stata molto utile come strumento di chiarezza espressiva, una disciplina utilissima per sintetizzare una conversazione privilegiandone l’esattezza.

Idealmente lo ringrazio perché mi torna alla mente l’aforisma che preferisco, anche se non sempre sono riuscita a sostenerlo.

Ad un famoso direttore chiesero una volta quali fossero le tre cose più importanti da tener presente nel lavoro giornalistico e lui rispose: l’esattezza, l’esattezza, l’esattezza. Era Joseph Pulitzer. Considerava questo mestiere nobile e di importanza ineguagliabile per la sua influenza sulla mente e la morale del popolo. Gli Stati Uniti da sempre lo celebrano con l’ambito premio che porta il suo nome. Era un immigrato.

 

Elisabetta Pasquettin