Fernando Montagner: La Memoria dell’Arte

Fernando, presentati ai lettori del Sestante…“Mi chiamo Fernando Montagner, sono nato a Negrisia di Ponte di Piave nel ’49.  Dopo un breve periodo in Venezuela con i miei genitori, allora emigrati, siamo  ritornati in Italia e stabiliti a Prato. La mia formazione è musicale, ma ho sempre coltivato e praticato un grande interesse per le arti visive, disegno, pittura e scultura”.

Parliamo della tua produzione sul tema della Shoah… “Una sera di 15 anni fa mi trovavo in vacanza a Milano Marittima e stavo passeggiando sulle sponde del mar Adriatico quando notai una vecchia libreria. Mi soffermai per un po’ e rovistando tra i libri rimasi attratto da un disegno figurativo che illustrava la copertina di un libro di Zoran Music. Si trattava di una vecchia edizione di poesie e racconti dei Deportati di Dachau, edito da Mursia, e per pochi spiccioli lo acquistai. La lettura di quei testi, di quelle tragiche note di terribili drammi umani erano sconvolgenti, mi entravano come una lama nel corpo. Piano piano cominciai a ricordare i racconti di mio padre e di mia madre che tante volte mi avevano parlato della tragedia della guerra che fino ad allora avevo ascoltato con sufficienza senza dare la giusta comprensione a quei temi drammatici. Fui molto colpito dal libro di Music e cominciai a documentarmi procurandomi altri testi e documentari storici sul tema della Deportazione. Più mi addentravo in quel clima di orrore e più ero sconvolto dal constatare come la guerra e il potere totalitario abbiano il potere di scatenare nei paranoici ideali di uomini malati quella forza diabolica e criminale di annientamento della persona che viene privata della sua libertà e dignità,  fino ad arrivare allo sterminio di milioni di persone. E non faccio distinzioni tra regimi Nazisti, Fascisti o Comunisti. Le letture ed i racconti dei superstiti dei campi di sterminio, dei Lager, con il loro tragici ricordi mi comunicavano una riflessione, una morale umana priva di sentimenti di vendetta e odio. In quei racconti, al contrario, vi trovavo un augurio di pace per un mondo senza più guerre. Una grande lezione da chi aveva subito violenze inimmaginabili e si era visto negare la propria dignità umana”.

Come artista ti sei sentito chiamato in causa! “Esatto. Ho avuto la netta sensazione che anch’io, come pittore, dovevo e potevo dare un mio piccolo contributo al dramma vissuto. Ho lasciato da parte i miei paesaggi, i ritratti, i nudi, gli acquarelli, ed ho iniziato a disegnare e a dipingere quei drammatici momenti. Nel mio studio ho lavorato molte notti, nel silenzio, cercando con la matita l’anima dei defunti per poter cogliere quell’ultimo attimo di vita, l’ultimo grido, l’ultima speranza”.

Che cosa hai realizzato in quelle notti di lavoro? “Ho messo sulla carta centinaia di progetti; una gran quantità di disegni erano sparsi in ogni angolo della casa. Studi a carboncino, a matita e a china acquerellata con la quale mediante una attenta e laboriosa finitura cercavo di ottenere effetti di maggior contrasto. E ancora lavori su tela in composizione di colore acrilico, collage e polveri. Ricordo che a un certo punto mi trovai davanti un problema: per quei lavori non ritenevo adatte la classiche cornici quindi risolsi di usare delle tavole di legno. Per dare maggior forza all’opera pensai di bruciare le tavole e ottenni un effetto carbonizzato nella parte anteriore. Alcuni vicini spaventati dal fuoco e dal fumo erano stati sul punto di chiamare i pompieri! In concomitanza ai disegni e ai dipinti cominciai a realizzare anche sculture e bassorilievi prevalentemente in gesso patinato con struttura in legno e rete di ferro. Avevo trasformato la mia casa in uno studio e in un laboratorio e mia moglie era al culmine della pazienza. Ho portato avanti questo mio impegno per circa quattro anni solo sulla spinta di una dedizione volontaria”.

Dove hai esposto i tuoi lavori?“Presentai un progetto per una esposizione all’Assessore della Cultura di Prato Prof. Andrea Mazzoni, che accolse con interesse la mia proposta e mi diede il consenso con il Patrocinio del Comune, della Provincia e di varie Associazioni tra le quali l’Associazione Nazionale ex Deportati di Prato che ha per Presidente Giancarlo  Biagini. Quest’ultimo è orfano del padre deportato a Mauthausen ed è una figura di alto spessore storico e morale con cui ho collaborato con altri lavori sul tema della Deportazione. Nell’ottobre 2008 presentai la mia esposizione sulla Shoah dal titolo “Polvere di Sole” (dal testo di una poesia di un deportato di Dachau e dedicata al ricordo di mio padre) con oltre 100 lavori tra disegni dipinti e sculture. L’esposizione ebbe luogo a Prato nella lunga galleria d’arte chiamata “Il Cassero medioevale”. L’evento ebbe un grande successo di pubblico e ricordo che offrii la mia disponibilità per fare una esposizione anche al mio paese natio ma non ho mai ricevuto risposta. La cultura è sempre guardata con sospetto”.

Che tipo di destinazione hanno avuto le tue opere sulla Deportazione? “La maggior parte delle opere sulla Deportazione sono state donate, collocate in strutture museali come il Museo della Deportazione di Figline, l’A.N.E.D di  Prato, il Museo Pecci, la Biblioteca Lazzerini, la Collezione Vescovile, il Comune di Prato. Altre opere hanno trovato una collocazione ad Ebensee (Austria) in occasione del 25° Anniversario, presso la Casa delle Memorie  di Guerra per la Pace (la stessa sede di Prato in cui tu hai tenuto una tua mostra sulla base del tuo fumetto “La Guera Granda”) e più in generale la collezione dei miei lavori hanno trovato posto in altre città in occasione di particolari eventi”.

Biografia di Fernando( Ferdinando) Montagner

Musicista, pittore e scultore, ha intrapreso varie attività di lavoro, ma ha sempre  avuto una grande passione per l’arte visiva. Si è perfezionato nella pittura e disegno sotto la guida di R.F.Burattin. Ha esposto in molte collettive e personali in città italiane, Francia e Svizzera.

I suoi lavori spaziano dal disegno della figura (carboncino, pastello, china) a nature morte (paesaggi,fiori) con un uso di materiali diversi come china e acquarello.

I dipinti sono ad acrilico e polveri colorate con un collage frutto di un elaborato molto particolare, ma anche ad olio. Le sculture e bassorilievi sono in gesso e materiali plastici epossidici. Ha al suo attivo varie personali con autorevoli testi di menzione e critica d’arte. I suoi lavori si possono ammirare in rete con una semplice ricerca su YouTube.

 

Luca Pozza