Fiera de l’Oca e 20a edizione del Zogo de l’Oca in piazza

Sabato 11 e domenica 12 novembre 2017 torna a Mirano il tradizionale appuntamento con la Fiera de l’Oca e il Zogo de l’Oca in Piazza, manifestazione promossa dalla Pro Loco di Mirano con il patrocinio del Comune di Mirano e della Regione. Quella di quest’amo sarà una festa veramente speciale perché sarà la ventesima edizione (la prima si svolse l’8 novembre 1998) e come ricordo si potrà avere un annullo postale ad hoc sulle cartoline del Zogo domenica 12 dalle ore 10.00 alle 15.00.

Per due giorni Mirano riscoprirà gli usi e i costumi di un tempo. Protagonista sarà sempre l’oca, il simpatico pennuto che, da vent’anni ormai, qui ha prestato nome e immagine a un divertente gioco a grandezza naturale, disegnato attorno al caratteristico ovale della piazza.

Una sfida spettacolare tra sei squadre (una del capoluogo e cinque delle frazioni del comune), che segna il culmine di un’antica fiera ambientata all’inizio del Novecento, che ogni anno si tiene a novembre, nel weekend di San Martino, in ossequio al detto veneziano “Chi no magna l’oca a San Martin no fa el beco de un quatrin”: chi non mangia l’oca a San Martino non fa il becco di un quattrino. Perché in quei giorni il gioco, la ricostruzione storica, l’enogastronomia tipica affondano le radici nella tradizione, che vedeva in quel periodo dell’anno la carne del pennuto diventare così grassa e tenera da sciogliersi in bocca. E in un’epoca in cui i proprietari terrieri di Mirano erano in gran parte ebrei e non potevano mangiare maiale.

Servito dunque il legame indissolubile tra radici, costumi e buona tavola, ingredienti di ogni fiera che si rispetti. Quest’anno l’atteso viaggio nel tempo di Mirano sarà l’11 e 12 novembre, in pieno weekend di San Martino di Tours. In quei giorni Mirano cambierà volto: il centro storico si trasformerà in una piazza della Belle Époque, lasciando il campo a una fiera paesana di inizio Novecento. A farla da padrona saranno gli stendardi con lo stemma sabaudo, i banchi in legno del mercato, le bacheche con gli avvisi comunali, i manifesti con le prime réclame. Ogni anno anche i moderni cartelli stradali vengono coperti con la riproduzione fedele delle insegne d’epoca e nulla sarà lasciato al caso: ci sarà lo strillone con il giornale, l’imbonitore con i suoi intrugli, le servette nel giorno di riposo, l’artigiano che impaglia le sedie, i baracconi con il fucile a elastici, i barattoli da abbattere a pallate e altri giochi di una volta.

Una tradizione che si ripete da 19 anni, da quando Roberto Gallorini, patron della Pro Loco e Sandro Zara, custode di tradizioni, decisero di ripristinare e ufficializzare queste antiche usanze: un modo per far innamorare i miranesi delle proprie radici.

Il pittore Carlo Preti, qualche anno prima, aveva creato “El Zogo de l’oca de Miran”, edizione riveduta e corretta del celebre gioco da tavola. Preti aveva ridisegnato il percorso a spirale del gioco, illustrando le 63 caselle con aneddoti, proverbi, luoghi e fatti della storia di Mirano. Su questa base, poi, Gallorini creò quella che oggi è la manifestazione più seguita in città, capace di attirare visitatori da tutta Italia e anche dall’estero: prese il disegno di Preti e lo sovrappose alla piazza ovale di Mirano, realizzando 63 grandi caselle di due metri per due, messe in fila così da formare una passerella da 130 metri,  con dadi e pedine giganti e soprattutto inventando improbabili prove di abilità che a molti ricordano i popolari “Giochi senza frontiere” televisivi di qualche anno fa.

A sfidarsi sono, da allora, ogni anno, gli arancioni di Scaltenigo, i blu di Vetrego, i gialli di Campocroce, i rossi di Ballò, i verdi di Zianigo e gli azzurri di Mirano capoluogo. Una sorta di palio tra contrade, dove misurare la sana rivalità tra i campanili del comune. Le squadre si preparano con largo anticipo, provano i giochi, preparano costumi e tecniche per arrivare per primi alla casella 63. Anche se poi, alla fine, a farla da padrona è quasi sempre la fortuna.

Attorno all’area di Piazza Martiri, impazzerà per due giorni una vera e propria fiera d’epoca, dove sembrerà di essere tornati a un secolo fa e dove sarà possibile acquistare prodotti, gustare il meglio dell’enogastronomia tipica, senza ovviamente dimenticare l’assaggio propiziatorio di risotto, ravioli o salsiccia d’oca e dove divertirsi tra figuranti, situazioni e scene d’epoca.

A far da contorno alla sfida c’è infatti la tradizione culinaria. I ristoratori di Mirano per tutto il periodo presentano piatti tradizionali a base d’oca e anche i dolci, che richiamano la tradizione veneziana del San Martino di pasta frolla guarnita con zucchero e fantasia di leccornie, in origine a forma del santo francese a cavallo, per l’occasione rivisitato con le sembianze di un pennuto da cortile. Un aspetto gastronomico che è sempre più diffuso anche fuori dal ristorante, con carne acquistata cruda o già cotta nelle macellerie e gastronomie di Mirano.

Saranno coinvolti anche gli istituti scolastici superiori con un gruppo di studenti dell’I.I.S. “8 Marzo” che faranno da interpreti per gli espositori provenienti dalla Francia e accoglieranno i turisti.

Anche quest’anno al Zogo della domenica pomeriggio si potrà assistere dalla tribuna centrale coperta (prenotazioni biglietti tel. 041.432433, www.giocodelloca.it ), altrimenti si potrà liberamente vedere la sfida attorno alle transenne che circonderanno l’area di gioco.

A.C.M.