In FVG 27 comuni banco di prova per le prossime regionali

Love story finita tra Matteo Renzi e Debora Serracchiani ? C’è chi giura di no ma il fatto certo è che la presidente del Fvg non è più la vice del segretario Dem, anche se, a onor del vero, bisogna rilevare che la decisione dell’ex presidente del consiglio è stata quella di nominare un vice segretario unico, ruolo affidato a Maurizio Martina, per cui non ci sarebbe stato comunque spazio per Debbie la quale, oltre a far parte, in virtù del suo ruolo istituzionale, della Direzione, sta invece cercando ora di giocarsi tutte le sue carte per mantenere l’incarico di responsabile all’interno del Pd per le infrastrutture e i trasporti.

Tutto ciò potrebbe sembrare irrilevante rispetto a possibili ricadute in regione ma così certo non è alla luce proprio delle dispute interne al Pd in vista del 2018 allorchè si andrà a votare per il rinnovo del consiglio regionale. Se è vero che Debora Serracchiani ha dichiarato – forse non molto convinta – di voler ricandidarsi, è altrettanto vero però che le ipotesi sono alquanto diverse, come del resto già abbiamo scritto la settimana scorsa. La novità più recente è costituita da quanto dichiarato in un’intervista al quotidiano Il Piccolo da Ettore Rosato, il potente capogruppo dei deputati Pd, secondo il quale “quella di ricandidare alla guida della regione Debora Serracchiani è la soluzione più naturale”, precisando però che “è comunque una decisione sua e sarà lei la prima a dover decidere”.

E’ pur sempre un endorsement non da poco quello del parlamentare triestino, considerato che da fonti interne al Pd si sostiene che Renzi vorrebbe mantenere Debora Serracchiani regione, tenendo conto nello stesso tempo che sempre dal capoluogo giuliano, il senatore lettiano Francesco Russo, che fu tra i più critici rispetto alla ricandidatura a sindaco di Trieste di Roberto Cosolini (che poi perse contro l’ex forzista Roberto Dipiazza), starebbe lavorando per proporre il rettore dell’Università di Udine Alberto Felice De Toni.

Da lunedì, intanto, sono ufficiali le liste relative ai 27 comuni dove si andrà a votare il prossimo 11 giugno, con l’eventuale turno di ballottaggio fissato per il 25 unicamente per Gorizia e Azzano Decimo, i due soli comuni superiori ai 15 mila abitanti. Complessivamente sono circa 174 mila i cittadini interessati a questa scadenza elettorale con una valenza politica oltre che numerica quindi, tutto sommato, alquanto modesta, ma ciò nonostante il centrosinistra intende misurarsi non solo come banco di prova in vista del prossimo anno ma anche per verificare in qualche modo la sua eventuale ripresa dopo la “scoppola” subìta nel 2016 allorchè perse realtà importanti come Trieste e Pordenone, cui si aggiunsero anche due storiche “roccaforti rosse” come Monfalcone e Ronchi dei Legionari, ora guidate dal centrodestra.

Un centrodestra che in questa tornata ha principalmente l’obiettivo di tenersi stretta la guida di Gorizia dove propone quale candidato l’attuale consigliere regionale di Forza Italia Rodolfo Ziberna considerato che l’uscente Ettore Romoli, già parlamentare oltre che assessore regionale, pure forzista, non ha potuto ricandidarsi avendo svolto il suo secondo mandato.
Complessivamente nel capoluogo isontino a correre per la poltrona di sindaco sono dieci candidati, in primis Roberto Collini, già giornalista Rai, vicepresidente della Fondazione Carigo, presidente dell’Isig, sostenuto da varie liste che fanno riferimento al centrosinistra.

Ziberna, che in consiglio regionale si è distinto per essere stato sino ad oggi colui che ha presentato il maggior numero di atti tra interrogazioni, interpellanze e mozioni, è già stato assessore comunale alla cultura e ora tenta di staccare il biglietto per il dopo Romoli con il sostegno di una coalizione compatta avendo ottenuto l’appoggio anche di Fratelli d’Italia, Lega Nord, Udc, Autonomia Responsabile e Pensionati.

E’ comunque un centrodestra che in ambito regionale sta cercando intanto di fare chiarezza al suo interno per la scelta della figura cui affidare la guida della coalizione per le elezioni del 2018 dopo aver perso per poche migliaia di voti quelle del 2013 allorchè Renzo Tondo venne sorprendentemente sconfitto pur avendo dalla sua i favori della vigilia. C’è da dire, peraltro, che anche ora i sondaggi, a quanto sembra, darebbero in testa il centrodestra rispetto ad una eventuale corsa a tre, considerando quindi anche il Movimento 5 Stelle che ad oggi però non ha ancora reso ufficiale, al riguardo, alcuna candidatura, pur avendo manifestato già da tempo la volontà di essere della partita. Sondaggi che, addirittura, vedrebbero l’eventuale candidato del centrosinistra terzo e quindi clamorosamente escluso, tenendo conto che la legge elettorale regionale prevede che in consiglio vadano solo i primi due, compreso il presidente eletto.

Il braccio di ferro per la leadership sembra essere riservato unicamente al capogruppo regionale di FI, già assessore alle infrastrutture, Riccardo Riccardi e al segretario regionale nonchè capogruppo della Lega Nord alla Camera Massimiliano Fedriga, con il primo che parrebbe, ad oggi, avvantaggiato rispetto al secondo, se non altro perchè l’esponente leghista non avrebbe minimamente nascosta la voglia di rimanere in parlamento, anche se è chiaro che molto dipenderà dalla legge elettorale con cui si andrà al voto per le politiche, anche per capire di conseguenza l’effettiva tenuta della coalizione.

Sarebbe invece rientrata l’ipotesi della candidatura di Sergio Bini, 49enne imprenditore udinese, presidente e CEO della EuroPromos, fondatore dell’associazione Progetto Fvg, con un passato giovanile democristiano, vicino a Forza Italia sin dalla sua nascita, tanto da essere già stato a Roma da Gianni Letta per avere la “benedizione” berlusconiana. Artefice di una recente convention che ha coinvolto un migliaio di persone, Bini avrebbe ora, almemo così parrebbe, accantonato il desiderio di esporsi in prima persona e c’è chi sostiene che sarebbe intenzionato ad appoggiare con il suo movimento l’eventuale ricandidatura di un “usato sicuro” quale sarebbe Renzo Tondo,già FI e attualmente legato a “Conservatori Riformisti” di Raffaele Fitto dopo un fugace innamoramento di Stefano Parisi.

Lucio Leonardelli