Il Fvg al voto il 29 aprile per le regionali

Centrodestra ancora diviso al suo interno nella ricerca del candidato

Com’era previsto la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha scelto ufficialmente la data del 29 aprile per le elezioni regionali e amministrative, optando così per l’interpretazione corretta di quanto previsto dallo Statuto in considerazione dell’effettiva chiusura dell’attuale mandato quinquennale che si chiude il 21 aprile.

Una scelta che, se da un lato risponde quindi in modo lineare alle norme, dall’altra è stata particolarmente criticata dalle opposizioni in considerazione del fatto che comporterà per gli elettori una seconda “chiamata” alle urne a poco meno di due mesi da quella del 4 marzo per le politiche e, elemento non secondario da tenere in considerazione, a ridosso del “ponte” del 1 maggio che potrebbe far aumentare il possibile astensionismo che, ad oggi, secondo i sondaggi, sarebbe già potenzialmente elevato.

Ironico, al riguardo, il commento scritto su fb da Valter Santarossa, consigliere di Autonomia Responsabile: ” La Giunta regionale ha definitivamente fissato il 29 aprile per le elezioni, durante il ponte del 1 maggio. L’astensione del voto sarà molto elevata. Grazie Debora Serracchiani, ma tanto a te che t’importa dato che ti interessa solo andare a Roma”.

Indubbiamente, se è vero che ormai da tempo era saltata l’ipotesi dell’election day, unificando le due scadenze, è altrettanto vero che da più parti era stata indicata quella del 22 come data migliore onde evitare, causa appunto il ponte festivo, rischi ulteriori rispetto ad una disaffezione al voto che, ed è inutile nasconderlo, esiste e potrebbe accrescere ulteriormente, tenendo anche conto delle molte frantumazioni che già ci sono all’interno dei vari schieramenti e dei vari gruppi politici, con inevitabile possibile disorientamento per coloro che dovranno recarsi a votare.

Ma, d’altro canto,solo Riccardo Illy fece la scelta nel 2008 di riunire politiche e regionali in una stessa data, sfidando in qualche modo la sorte poichè anche allora come oggi spirava forte il vento di centrodestra che, a conti fatti, gli fu poi fatale dato che perse la sfida con Renzo Tondo, pur riuscendo a recuperare di diversi l’enorme svantaggio del centrosinistra ma senza riuscire in quella che sarebbe stata, numeri alla mano, una sorta di impresa.

E non è un caso, quindi, che ora la scelta di una data diversa da quella per le elezioni politiche sembri legata non tanto a quanto indicato dallo Statuto ma anche, e soprattutto, da una precisa volontà di politica di “scindere” i due appuntamenti elettorali, probabilmente nella convinzione da parte del centrosinistra che ciò gli potrebbe tornare utile rispetto al risultato tenuto conto che tutti i sondaggi attuali danno ampiamente in vantaggio il centrodestra, con un margine tra gli 8 e i 10 punti.

E’ fin troppo evidente che tenere diviso il voto prettamente politico da quello regionale potrebbe consentire al centrosinistra di giocarsi meglio le proprie carte, alla luce anche del fatto che il suo candidato Sergio Bolzonello è già in piena campagna elettorale (l’apertura ufficiale della corsa è avvenuta giovedì da Monfalcone, comune da sempre roccaforte della sinistra ma passato a guida centrodestra nelle ultime amministrative) mentre sul versante opposto continua la disputa per l’individuazione del candidato presidente, con Forza Italia che reclama a voce alta una decisione a breve (sostenuta anche da Fratelli d’Italia e Autonomia Responsabile) e la Lega invece intenzionata a spostare tutto a dopo il 4 marzo.

“Così si gioca a perdere – affermano dall’entourage forzista – perchè si sta dando un enorme vantaggio al centrosinistra in quanto è chiaro che una coalizione deve avere necessariamente in modo ben evidente la figura del suo leader e rinviare quindi ancora la decisione potrebbe essere penalizzante”.

Riccardo Riccardi, candidato in pectore per il centrodestra e sostenuto pienamente dagli azzurri, dal canto suo si dice “fiducioso” che si arriverà quanto prima a chiudere il cerchio, senza andare oltre e, soprattutto, senza alimentare alcuna polemica con il segretario della Lega Massimiliano Fedriga il quale ha ribadito anche recentemente al blogger Il Perbenista che “la decisione spetta al tavolo nazionale della coalizione per cui il nome verrà deciso, collegialmente, come già fatto per le altre regioni e io mi limiterò unicamente a fornire un contributo alla scelta per individuare il nome che avrà più possibilità di vittoria e maggior popolarità”.

Secondo alcuni Fedriga, peraltro sicuramente riconfermato al Parlamento, si starebbe muovendo sulla base di sondaggi interni alla Lega che lo vedrebbero largamente vincente nei confronti di Bolzonello, diversamente da Riccardi che sarebbe invece più o meno alla pari, per cui è fin troppo chiaro che il segretario leghista voglia attendere prima l’esito delle politiche e capire il peso “reale” delle forze che compongono la coalizione, anche se è indubitabile che il braccio di ferro apertosi con Forza Italia difficilmente si potrà chiudere con un retromarcia degli azzurri, salvo, probabilmente, interventi esterni dei leaders nazionali che potrebbero però creare una situazione analoga a quanto avvenne nel 2003 quando fu imposta la candidatura di Alessandra Guerra rispetto a Renzo Tondo con la successiva vittoria di Riccardo Illy.

Il rischio per il centrodestra che possa esserci il bis a 15 anni di distanza è quindi tutt’altro che improbabile, senza tener conto poi delle malcelate ambizioni di Sergio Bini, l’imprenditore udinese fondatore di Progetto Fvg (autodefinitosi dalle colonne de Messaggero Veneto “il possibile Macron” del Fvg) deciso a mantenere in essere anche la sua candidatura (sembra sostenuta, seppur non ufficiosamente, dallo stesso Fedriga) tanto per aumentare la confusione all’interno di una coalizione che potrebbe davvero gettare al vento la possibilità di tornare alla guida della regione.

Lucio Leonardelli