In FVG aumenta la tensione tra le CCIAA: da Trieste arriva il NO a Pordenone per l’accorpamento

Il dibattito in Fvg riguardante l’istituzione di un’unica Camera di Commercio regionale non accenna a diminuire, anzi sta assumendo dei toni ancora più accesi, dopo che il presidente della Cciaa di Pordenone Giovanni Pavan, peraltro attuale presidente di Unioncamere Fvg, ha da un lato sostenuto tale ipotesi e dall’altro ha fortemente ribadito la volontà dell’ente pordenonese di unirsi, eventualmente, alla neonata Cciaa Venezia Giulia conseguente alla fusione di Trieste e Gorizia, e, nello stesso tempo, di voler aprire un “dialogo concreto” con la Camera di Treviso/Belluno. Ciò senza quindi tener conto di una possibile aggregazione con la consorella di Udine che sul versante pordenonese viene, di fatto, bocciata da tutti i soggetti. “La battaglia non è su campanilismi o piagnistei bensì sulla necessità di una riforma del sistema camerale – quella regionale in questo caso, nel più ampio processo di quella nazionale – che garantisca a Pordenone un posizionamento equilibrato in virtù di un peso specifico come quello – ma non solo, si intende – del numero di imprese iscritte a registro, che da solo è quasi uguale a quello di Trieste e Gorizia messe insieme”. Questo è quanto sostenuto pochi giorni fa dinnanzi alle Istituzioni locali, dallo stesso Presidente dell’ente camerale della Destra Tagliamento Giovanni Pavan e dai rappresentanti di Giunta in un incontro convocato proprio per fare il punto sulle evoluzioni del quadro normativo in materia. La sostanza spiegata da Pavan, anche grazie alle risultanze del progetto realizzato da Ernst & Young, è che “per come si sono messe le cose l’unico ente a doversi accorpare sarà quello pordenonese a causa di scelte che ci è stato impossibile anche solo determinare e questo proprio non ci piace». Buona parte della questione, se non tutta, ruota intorno alle conseguenze dell’emendamento presentato dal capogruppo del Pd alla Camera dei deputati, il triestino Ettore Rosato (ed inserito nella legge di riforma) in forza del quale le Camere che si trovano in aree confinarie risultano esenti dall’obbligo di qualsiasi accorpamento. Pordenone a parte, quindi, che si troverà nell’obbligo, non dovesse giungere a soluzione l’accorpamento in una camera unica, ad unirsi con Udine o Trieste-Gorizia. «Avevamo almeno immaginato di poter scegliere – ha detto Michelangelo Agrusti, membro di Giunta e Presidente di Unindustria Pordenone – ma intanto ci è stato imposto di aggregarci dato che poi, eventualmente, della Camera unica se ne parlerà…». Secondo Agrusti quell’emendamento «è stato pensato per ragioni diverse da quelle scritte, tant’è – ha aggiunto – che quando ne parlai con Rosato, prima che il documento venisse perfezionato ebbi proprio questa precisa sensazione». Netta è stata la posizione del Vice Presidente della Regione, Sergio Bolzonello, già sindaco per 10 anni di Pordenone, che ha precisato che è agli atti la «nostra contrarietà all’emendamento Rosato, così come è agli atti la posizione assunta dalla Regione sull’esito della riforma, ossia una camera unica. È noto infine il gradimento dell’Istituzione che rappresento nei confronti del sistema camerale con cui – ha detto riferendosi a Unioncamere regionale – abbiamo firmato convintamente un protocollo per il raddoppio dei canali delegati. Cosa fare per il futuro? Una camera unica e su questo vi sosterremo senza riserve. L’alleanza con Treviso? Positiva dal punto di vista dei servizi, è un ragionamento interessante che va implementato».
Nel frattempo però, proprio il giorno successivo, è arrivata la totale contrarietà da parte del presidente della Ccia della Venezia Giulia, Antonio Paoletti, peraltro eletto solo da un paio di settimane. “Non esistono nè i presupposti giuridici, né quelli geo-economici – ha affermato – per dar corso alla richiesta di accorpamento avanzata da Pordenone.” Spiegando poi che “la Camera di commercio della Venezia Giulia è il frutto dell’accorpamento delle Camera di commercio di Trieste e Gorizia, quale risultato di un progetto politico-economico che fonda le sue basi da una necessità delle categorie economiche di unire le istituzioni per unire due territori con caratteristiche omogenee. Le istituzioni non sono il fine ma il mezzo attraverso il quale si amalgamano sistemi territoriali omogenei per storia, morfologia economica e territoriale, specificità legate al confine e alle identità linguistiche e culturali, rendendoli un sistema più competitivo in un mondo globalizzato”. Paoletti ha reso noto che il Consiglio della Camera della Venezia Giulia gli ha dato specifico mandato “di rispondere negativamente” alla richiesta della Camera di Pordenone perché “la fusione delle due Camere di commercio, per la logica che l’ha ispirata, assolve pienamente agli obblighi di accorpamento previsti dalla legge, senza necessità e volontà di addivenire ad ulteriori accorpamenti, per lo più con territori che per caratteristiche geo-economiche e composizione del tessuto imprenditoriale sono distanti da quelli della Venezia Giulia”. E’ arrivato poi un vero e proprio “uppercut” da parte del presidente della Cciia triestino-isontina (che pare abbia il “dente avvelenato” da tempo nei confronti di Pavan” allorchè ha affermato che “lascia perplessi e sconcertati apprendere che i vertici della Camera di commercio di Pordenone si muovano dapprima con tardive richieste di accorpamento prima a Trieste e Gorizia, o ancora alla Camera di commercio di Venezia, Rovigo e Delta Lagunare, o alla Camera di commercio di Treviso e Belluno oppure alla neocostituita Camera della Venezia Giulia, sostenendo al contempo di volere un’unica Camera in Friuli Venezia Giulia senza passaggi intermedi. Viene da chiedersi – ha rimarcato – ancora una volta quali siano le ragioni alla base di tali richieste che poco rispecchiano le caratteristiche geo-economiche del pordenonese. Tutto ciò nonostante la disponibilità dell’Ente camerale di Udine a porre le basi per un ragionamento comune a vantaggio delle imprese dei due territori limitrofi con lo stesso tipo di tessuto imprenditoriale. Sembra che i vertici camerali pordenonesi stiano facendo di tutto pur di non andare con Udine. Ma allora, mi chiedo, visto questo atteggiamento tutt’altro che collaborativo, che senso ha mantenere in vita l’Unioncamere regionale quando proprio il suo presidente Giovanni Pavan, presidente della Camera di commercio di Pordenone, è chiamato a rappresentare tutte le Camere di commercio del Friuli Venezia Giulia?” E, in effetti, il problema sta proprio della difficoltà da parte dell’ente camerale di Pordenone di voler essere “risucchiato” da quello di Udine, decisamente più forte in termini quanto meno di numeri, il cui presidente Giovanni Da Pozzo continua a rimanere in silenzio, dopo aver affermato già a suo tempo che “prima o dopo una soluzione dovrà esserci, ma di certo Pordenone non può pensare di andare in Veneto”. Una disputa, insomma, che non pare essere destinata ad una conclusione in tempi brevi e che potrebbe peraltro avere anche importanti risvolti in vista delle elezioni regionali del 2018.

 

Lucio Leonardelli

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