In Fvg il centrodestra si conferma a Gorizia

E ora punta alle regionali mentre il centrosinistra attende la Serracchiani

Gorizia – Anche in Fvg il centrodestra gongola e si appresta ad iniziare la volata verso l’appuntamento con le regionali del 2018. L’ultimo tassello di un puzzle vincente iniziato lo scorso anno con le vittorie a Trieste e Pordenone, oltre che in storiche roccaforti della sinistra come Monfalcone, Ronchi dei Legionari e, più recentemente, Cormons, è arrivato domenica con l’elezione a sindaco di Gorizia di Rodolfo Ziberna.

Già consigliere e assessore comunale nel capoluogo, attualmente consigliere regionale di Forza Italia (posto da cui si è già dimesso per far posto a Roberto Marin, già consigliere regionale e sindaco di Grado per due mandati), Ziberna, che aveva sfiorato la vittoria nel primo turno per 22 voti, ha vinto il ballottaggio con il 55,79% sull’ex giornalista Rai Roberto Collini, sostenuto dal centrosinistra, cui non è riuscita la difficile impresa fermandosi quindi al 40,21%.

Era comunque, pur sempre, un successo relativamente scontato, proprio alla luce dei risultati della prima tornata, e che consente al centrodestra di proseguire nella guida di Gorizia dopo i 10 anni consecutivi di sindaco dell’ex senatore ed ex assessore regionale di Forza Italia Ettore Romoli. Un passaggio di consegne in continuità, quindi, a Palazzo Attems Santa Croce, sede del comune, che è già avvenuto, con il nuovo sindaco impegnato ora alla formazione della giunta, che a suo dire dovrebbe avvenire entro dieci giorni, anche se potrebbe essere un lavoro non facile dato che la coalizione che lo ha sostenuto era composta da ben 8 liste, ognuna delle quali probabilmente pretenderà un pò di spazio.

Resta comunque il fatto che anche a Gorizia il centrodestra ha dato la dimostrazione, così come avvenuto in molti altri comuni su tutto il territorio nazionale, che se unito ha larghe possibilità di vincere, ancor più in Fvg dove il centrosinistra sembra non aver ancora assorbito le dure battute d’arresto subìte alle amministrative del 2016.
Non a caso la presidente della regione, oltreche candidata in pectore per il Pd, Debora Serracchiani ha affermato che ” dopo Gorizia non ci sarà più nessuna prova d’appello, il centrosinistra si misurerà sul governo della Regione”. Aggiungendo poi che “Gorizia non è solo una sconfitta ma è anche una precisa lezione che il centrosinistra deve fare propria e trasformare in lavoro politico. Ascoltare di nuovo e di più i cittadini, metterli al centro dei programmi e costruirvi intorno un’alleanza larga e competitiva: e’ una formula semplice e ben nota al centrosinistra ma occorre umilta’ e spirito di servizio “.

Un centrosinistra ancorato peraltro sempre più alle decisioni proprio di Debora Serracchiani la quale ha più volte detto di volerle annunciare entro luglio, anche se potrebbe essere che ciò avvenga ormai dopo l’estate considerato che l’appuntamento con le politiche è slittato ormai al prossimo anno, ancorchè i tempi siano comunque alquanto stretti.
«Ne abbiamo parlato e ne stiamo parlando – dice Antonella Grim, segretaria regionale del Pd- e siamo consapevoli dell’importanza di arrivare a confermare o meno Debora Serracchiani in tempi brevi. Una delle prime questioni subito dopo l’estate sarà questa. Ma la vera necessità è che il partito metta in campo nel frattempo un cantiere programmatico.»

In molti, a dire il vero, c’è la sensazione che l’establishment del Pd, attraverso in particolare l’attuale capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, stia in qualche modo cercando di convincere l’attuale presidente a ricandidarsi, se non altro perchè una sua decisione diversa aprirebbe, di fatto, una inevitabile frattura in più tronconi della coalizione, con inevitabile ricorso alle primarie rispetto alla figura da proporre, pur essendo attualmente in prima fila il vicepresidente della regione Sergio Bolzonello che però se la dovrebbe vedere con le aspettative, principalmente, di Franco Iacop e Cristiano Shaurli, senza contare quelle del rettore dell’Università di Udine Alberto De Toni o dell’attuale sindaco Furio Honsell che terminerà il suo doppio mandato in coincidenza con la scadenza delle regionali.

E sarà, quella di Udine, un’altra partita importante, per la quale la corsa è già iniziata dopo che Enrico Bertossi, già assessore regionale con Riccardo Illy, ha presentato la sua “Prima Udine”, lista che vorrebbe caratterizzarsi come civica e moderata, sulla quale non è escluso che possa però convergere il centrodestra, anche se non tutto dato che la Lega Nord, così come per la regione, sarebbe intenzionata a proporre un suo candidato che potrebbe essere Pietro Fontanini, attuale presidente della provincia.

Si prospetta, pertanto, un gioco tutto ad incastri, con regionali e comunali udinesi legate inevitabilmente tra loro, e con il centrodestra deciso più che mai a tentare di fare l’en plein. “Abbiamo dimostrato di avere persone e uomini per potercela fare” ha dichiarato Sandra Savino, coordinatore di Forza Italia, dopo il successo di Gorizia, aggiungendo però che “non dobbiamo commettere errori e l’impegno deve essere quello di rimanere tutti uniti in vista del 2018”.

Dichiarazioni sostanzialmente simili le ha fatte Massimiliano Fedriga, capogruppo alla Camera e segretario in Fvg della Lega Nord, peraltro indicato dalla dirigenza leghista per la candidatura a presidente, anche se tutto è condizionato dalla legge elettorale con cui si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento, dato che, in un’ipotesi di sistema maggioritario, Fedriga non disdegnerebbe di “barattare” la permanenza nella capitale con il via libera alla candidatura di Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia in regione, che attualmente sembra essere il principale favorito per guidare il centrodestra.

Senza dimenticare però colui che potrebbe essere nel centrodestra il “terzo incomodo” ovvero Renzo Tondo dato che, a quanto pare, l’ex presidente della regione sarebbe tentato di giocarsi le proprie carte puntando su temi quali autononomia e civismo, essendo attualmente leader in Fvg di Autonomia Responsabile (anche se, in ambito nazionale, si è collocato nel movimento di Raffaele Fitto), per tentare la rivincita rispetto alla sconfitta di misura patita nel 2013, ancorchè frutto di numerosi errori, sia suoi che della coalizione che allora lo sosteneva. Ora a sostenerlo potrebbe esserci anche l’imprenditore udinese Sergio Bini con il suo Progetto Fvg, che ha già dimostrato di poter mobilitare un consistente numero di persone dopo il “battesimo” avvenuto in una partecipata convention a Udine.

Da non escludere, infine, la presenza del Movimento 5 Stelle, che sarà presente sicuramente con basi più solide del 2013 quando, all’esordio con Saverio Galluccio candidato presidente, non riuscì a competere, anche se negli appuntamenti amministrativi dello scorso anno e di quest’anno non ha ottenuto grandi consensi, palesando, quanto meno sulla carta, una vera e propria apparente debolezza.

Lucio Leonardelli