In Fvg la questione migranti al centro del dibattito politico regionale

E si protesta sia a Udine che a Pordenone

A pochi mesi dalle urne per il rinnovo del consiglio regionale in Fvg è esplosa una accesa polemica sui migranti che avrà inevitabilmente riflessi di natura politica. Ad accenderla è stata la notizia che la Prefettura di Udine ha predisposto un bando di circa 22 milioni di euro per destinare le Caserme Cavarzerani e Friuli del capoluogo udinese a luoghi di gestione e accoglienza, ancor più a seguito della prevista chiusura del centro di accoglienza diffusa di Gradisca.

Una notizia che, a quanto pare, avrebbe preso alla sprovvista tutte le istituzioni,a vari livelli,considerato che già nella giornata di mercoledì le prese di posizione sono state numerose e, soprattutto, trasversali, pur con toni ovviamente del tutto diversi. Lo sconcerto deriva anche dal fatto che il Ministro dell’interno Minniti nella sua recente visita a Trieste non avrebbe fatto alcun cenno al riguardo, tant’è che la stessa presidente della regione Debora Serrachiani ha immediatamente preso carta e penna per esprimere la sua “preoccupazione per il paventato aumento dei rifugiati nelle strutture di Udine” e ha chiesto di “chiarire i limiti previsti per l’accoglienza nelle caserme Cavarzerani e Friuli, e di ragguagliare sull’apertura di una seconda commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale”.

La presidente nella sua missiva a Minniti ha osservato, a a proposito del bando, che “esso è divenuto pubblico senza un preventivo confronto con l’Amministrazione locale” e che “per il paventato aumento dei rifugiati nelle strutture di Udine, ha creato preoccupazione, sconcerto e contrarietà anche in chi ha concretamente collaborato nella difficile opera di questi anni. Inoltre la mancata esauriente comunicazione ha favorito l’improprio collegamento del bando, obbligatorio per legge, con la chiusura del Cara di Gradisca, e ha aperto le porte a illazioni sull’importo, che non risulta superiore a quanto già erogato con affidamento diretto”.

A chiedere un incontro urgente con il Ministro è stato il sindaco di Udine Furio Honsell che pure si è detto “sconcertato per tale bando di cui eravamo all’oscuro” sottolineando l’esigenza di sapere “come mai, dopo le dichiarazioni di voler chiudere i grandi centri di accoglienza, si va ora verso la realizzazione di uno di questi a Udine”.
“È vero – ha inoltre affermato Honsell – che alla Friuli e Cavarzerani abbiamo avuto anche 1.200 persone alcuni anni fa, ma in questo momento i numeri erano di alcune centinaia e non siamo nelle condizioni di farne un centro più allargato”.

A manifestare le sue perplessità e la sua contrarietà è stato anche il presidente della provincia Pietro Fontanini che in una nota ha fatto presente che “con 22 milioni di euro si realizza la metà di un ospedale o cinque scuole, strutture a servizio di ben oltre i 550 migranti aggiuntivi per i quali verranno spesi questi soldi” aggiungendo che “noi non rifiutiamo l’accoglienza ma la spesa già affrontata è importante e questo ulteriore importo è davvero eccessivo viste le tantissime emergenze che stanno affliggendo il nostro territorio”.

Durissime le prese di posizione da parte del centrodestra. Il segretario regionale della Lega Nord Massimiliano Fedriga, nell’attaccare la giunta Serracchiani con un eloquewnte “vergogna!”, ha fatto presente, unitamente alla capogruppo in consiglio Barbara Zilli, che “la Lega è pronta a manifestare se non verrà interrotto l’iter di questo assurdo bando che altro non fa che chiedere soldi per peggiorare una situazione che rischia di esplodere in una bomba sociale”.

Da parte sua Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia in regione, ha affermato che “tre indizi fanno una prova: Udine diventerà il principale hub nella gestione dei migranti in Friuli Venezia Giulia, a conferma del modello di accoglienza fallimentare voluto dal Pd e da Debora Serracchiani” puntando il dito contro “un sistema di accoglienza che è diventato un vero e proprio business, in cui girano fiumi di denaro e che oggi è reso ancora più invitante dalla chiusura del centro Cara di Gradisca e dalla redistribuzione dei richiedenti asilo sul territorio”.

Proteste, nel frattempo, per la gestione del problema migranti sono arrivate anche da Pordenone il cui sindaco Alessandro Ciriani ha rilevato che “la necessità di interventi urgenti e risolutivi era stata condivisa dal Ministro nell’incontro di Trieste in cui aveva promesso l’immediata costituzione di una task force in Friuli Venezia Giulia per affrontare il tema dei ‘dublinati’ (se non hanno diritto di restare devono essere rimandati al Paese di provenienza entro 60 giorni) e la definizione entro settembre di un Centro per i Rimpatri, struttura fondamentale per ospitare coloro che non ha diritto alla tutela in attesa di essere riaccompagnati al loro Paese di origine. Di tutto questo non si è visto assolutamente nulla”.

“Non accettiamo e non ci arrendiamo all’idea – ha concluso Ciriani – che Pordenone possa diventare una città non sicura, e ciò non certo per responsabilità ascrivibili all’Amministrazione comunale, ma per una pessima gestione del fenomeno migratorio da parte delle istituzioni nazionali e europee”.

Lucio Leonardelli