In Fvg Massimiliano Fedriga da domani al lavoro per l’assetto della giunta

Ill ruolo di vice andrà a Riccardo Riccardi

La festa l’ha fatta ieri nella splendida cornice di Piazza Unità a Trieste, davanti al Palazzo della Regione che sarà la sua sede per i prossimi 5 anni. Massimiliano Fedriga ha celebrato con la sua gente e tra la gente lo strepitoso risultato grazie al quale è diventato il nuovo Presidente del Friuli Venezia Giulia consentendo al centrodestra di ritornare alla guida della regione dopo il quinquennio di un centrosinistra che è arrivato all’appuntamento elettorale con il forte rischio di arrivare addirittura terzo, ipotesi che non si è concretizzata grazie alla buona tenuta nonostante la sconfitta e al contemporaneo crollo dei 5 Stelle che dalle politiche del 4 marzo sono passati dal 24 al 7 per cento a dimostrazione di una oggettiva difficoltà allorchè si tratta di avanzare proposte concrete per la gestione del territorio.

Da ieri, dunque, il Fvg ha cambiato colore, divenendo soprattutto leghista considerato che la Lega è di gran lunga il primo partito, con circa il 35%, avendo peraltro aumentato di una decina di punti l’ottimo risultato che già aveva conseguito alle politiche, divenendo il padrone assoluto della coalizione di centrodestra, nonostante la tenuta di Forza Italia che si è mantenuta su un confortante 12% a fronte dello spauracchio di finire al di sotto del 10 come paventavano i sondaggi della vigilia.

Evidentemente la tre giorni di Silvio Berlusconi è servita e ha dato i suoi frutti, ancorchè la speranza, quanto meno a parole, del leader degli azzurri fosse quella di ottenere un voto in più rispetto alla Lega, cosa che oggettivamente sembrava assolutamente impossibile e contraria ad ogni previsione.

Per Riccardo Riccardi, capogruppo uscente di FI e prossimo ad assumere il ruolo di vicepresidente come confermato dallo stesso Fedriga (” L’ho già detto in campagna elettorale e non posso che confermarlo – ha ribadito oggi il neo presidente al Messaggero Veneto – in quanto è una persona di assoluta esperienza che sarà sicuramente importante sia per me che per i cittadini del Fvg”) “nel corso di queste settimane in regione Lega e Forza Italia hanno avuto un rapporto eccellente: abbiamo costruito questo progetto insieme, l’abbiamo portato in ogni piazza di questa regione e devo dire che il risultato complessivamente ci premia come coalizione ma ci premia come Forza Italia che tutti davano in molta difficoltà”.

“C’è un combinato disposto – ha aggiunto Riccardi – che ha a che fare con il risultato delle politiche. E’ un grande risultato, frutto del lavoro dei nostri candidati, del nostro coordinatore regionale e del presidente Berlusconi”.

Quello di Riccardi, peraltro “esterno” non essendosi candidato, già assessore alle infrastrutture dal 2008 al 2013, è l’unico nome certo della futura giunta per la cui composizione Fedriga comincerà a lavorare già da domani. “Ho in mente persone capaci che possano lavorare bene. Sceglieremo confrontandoci con tutta la coalizione nei prossimi giorni” ha dichiarato l’esponente della Lega il quale già durante la campagna elettorale aveva peraltro dichiarato che i consiglieri che assumeranno il ruolo di assessori dovranno dimettersi “in quanto – aveva sottolineato – il doppio ruolo farebbe perdere tempo all’attività da svolgere ed è fondamentale che ognuno svolga il proprio compito con assoluta continuità e con una presenza costante anche sul territorio”.

Tra i nomi che circolano per l’esecutivo vi è sicuramente quello di Barbara Zilli, consigliere regionale uscente (l’unica della Lega nel precedente esecutivo dopo gli addii di Claudio Violino, ora uscito di scena, e di Mara Piccin, ritornata a furori di popolo in consiglio con Forza Italia), la quale ha fatto incetta di preferenze sia nella Circoscrizione di Tolmezzo che in quella di Udine, avendo dalla sua, oltre alla preparazione derivante dai 5 anni precedenti, anche il fatto di poter occupare la parte di “quota rosa” che necessariamente dovrà essere rispettata nel nuovo esecutivo.

Fedriga, nel frattempo, ha già tracciato quelle che saranno le sue linee guida per i primi impegni programmatici. “Penso – ha dichiarato – sia stato profondamente sbagliato umiliare i sindaci e i Consigli comunali, che sono eletti dai cittadini. E quindi noi toglieremo obbligatorietà e penalizzazioni e penseremo ad una nuova riforma degli enti locali che rappresenti le diverse entità dei territori e ridia finalmente ai cittadini la possibilità di scegliere da chi essere governati”.

“Abbiamo ancora il vizio – ha aggiunto – che ci piace la democrazia. E quando la gente sceglie è sempre una cosa positiva. Chi governa la cosa pubblica, i soldi pubblici, i servizi pubblici deve essere scelto dalla gente e mandato a casa se governa male” spiegando che “noi vorremmo degli enti di area vasta, non 18 come le Uti, che rappresentino le diverse identità territoriali; che siano elettivi e che prendano la gestione amministrativa perché la Regione deve rimanere ente legislativo e di grande programmazione. Ma deve essere il territorio ad amministrare. Non voglio una Regione che detiene tutto il potere in mano a poche mani”.

“Mi piace decentrare – ha spiegato -. Io li avevo chiamati cantoni, per prendere esempio dal modello svizzero, perché l’idea del decentramento mi è sempre piaciuta e io credo fortemente nei territori”.

Rispetto al tema della salute, il nuovo presidente ha affermato che “poi ovviamente dobbiamo intervenire sulla materia. Dovremo usare la massima cautela con un grande confronto con tutto il mondo sanitario, con chi opera nel settore; ricostruire mattone per mattone sapendo che la sanità non è un palazzo che uno abbatte in un giorno e ne costruisce uno nuovo, perché il diritto alla salute bisogna continuare a garantirlo”.

“Sulla sanità io credo che dovremo fare un cambiamento pesante – ha puntualizzato – ma dobbiamo mettere la mano al settore con la dovuta saggezza, perché le cose devono essere cambiate profondamente, ma non possono essere stravolte in un giorno”.

Una delle novità per quanto riguarda la giunta sarà sicuramente l’istituzione di un assessorato alla disabilità come da impegni presi in campagna elettorale. “C’è una parte della popolazione – ha ribadito Fedriga – che è stata abbandonata ed è per questo che ho proposto un assessorato alla disabilità, che possa rispondere al meglio alle esigenze di tutti quei cittadini che hanno il diritto ad una vita dignitosa”.

Nella serata di ieri, intanto, Debora Serracchiani è uscita dal silenzio commentando con una nota il risultato ed esprimendo in primis il ringraziamento a Sergio Bolzonello. “Sapevamo – ha detto l’ex presidente – che il clima politico era particolarmente difficile per il Pd, che ora in regione è il secondo partito, e per il centrosinistra, che pure si colloca sopra la media nazionale. Credo valga anche per la Regione quanto vale per il Paese: serve una seria autocritica e un nuovo inizio”.

“Alla sconfitta del centrosinistra in Friuli Venezia Giulia – ha precisato Serracchiani – hanno contribuito fattori locali e nazionali. Per quanto riguarda il Pd, i cittadini hanno sostanzialmente confermato il giudizio del 4 marzo. L’opposizione sarà doverosa e utile per riallacciare il rapporto con la gente”. Nel ribadire il “grazie a Sergio Bolzonello per il coraggioso impegno profuso in una campagna elettorale tra le più dure che si ricordino” ha fatto giungere “complimenti e auguri di buon lavoro” al futuro presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, mettendosi a disposizione per eventuali esigenze tecniche connesse al passaggio delle consegne.

Sul fronte dei 5 stelle, i veri perdenti di queste elezioni, a parlare è stato il candidato presidente Alessandro Fraleoni Morgera, che, per effetto della legge elettorale, essendo arrivato terzo non entra nemmeno in consiglio. “Non siamo stati capaci di spiegare in modo adeguato le nostre proposte ai cittadini del Friuli Venezia Giulia”, ha commentato “ma ci teniamo a ringraziare tutti coloro che ci hanno dato fiducia dandoci il proprio voto. Si tratta di una sconfitta di cui prendere atto, ma è sempre dalle sconfitte più brucianti che si apprendono le lezioni più importanti. Da qui ripartiamo quindi con maggiore determinazione. Ringraziamo portavoce e attivisti per il lavoro svolto negli ultimi due mesi di campagna elettorale”.

Il centrodestra, nel frattempo, confida di fare “cappotto” puntando alla vittoria anche a Udine dove si andrà al ballottaggio domenica 13 maggio tra Pietro Fontanini, appoggiato dalle liste Forza Italia, Lega, Autonomia responsabile, Fratelli d’Italia, Identità Civica, e Vincenzo Martines, sostenuto da Partito Democratico, Udine Sinistraperta, Siamo Udine con Martines e Progetto Innovare, per l’elezione a sindaco del capoluogo friulano.

Fontanini ha ottenuto 18.619 voti, pari al 41,49 per cento delle schede valide; Martines ha ottenuto invece 16.095 voti, pari al 35,86 per cento delle schede valide. Hanno inoltre ottenuto voti Pompea Maria Rosaria Capozzi (MoVimento 5 stelle) con 3.802 voti (pari a 8,47 per cento) Enrico Bertossi (lista Bertossi e Friuli Futuro con Bertossi sindaco) con 3.448 voti (pari a 7,68 per cento), Andrea Valcic (Patto per Udine) con 1.299 voti (pari a 2,89 per cento), Stefano Salmè (Lista Salmè sindaco – Udine agli udinesi e Io amo Udine) con 1.208 voti (pari a 2,69 per cento) e Luca Minestrelli (Casapound Italia) con 409 voti (pari a 0,91 per cento.

Lucio Leonardelli