In Fvg partiti e coalizioni alle prese con le candidature per le regionali mentre la giunta boccia l’ipotesi election day

L’election day in Friuli Venezia Giulia non si farà. L’ipotesi di accorpare le elezioni politiche, previste indicativamente per il 4 marzo, con quelle regionali, è quanto mai remota, ancor più alla luce della bocciatura da parte del Consiglio regionale della mozione presentata dalla consigliera Cinque stelle Elena Bianchi, assieme ai colleghi del Gruppo M5S e alla consigliera Barbara Zilli (LN), con la quale si chiedeva, appunto, l’accorpamento delle due consultazioni.

I M5S, in particolare, chiedevano di impegnare la Giunta a fissare con propria deliberazione l’indizione dell’elezione per il rinnovo del Consiglio regionale FVG in concomitanza con quella per il rinnovo del Parlamento nazionale, qualora le elezioni politiche venissero indette in una data ricompresa nel periodo previsto dall’articolo 6 della legge regionale 28/2007 che disciplina il procedimento per l’elezione del presidente della Regione e del Consiglio regionale, e ciò per favorire la partecipazione democratica dei cittadini con un contestuale notevole risparmio per le finanze pubbliche.

Una richiesta che la maggioranza di centrosinistra ha respinto, ribadendo, di fatto, quanto già era emerso ovvero l’intenzione di andare al voto in due date diverse, con quello per il rinnovo del consiglio che, a questo punto, si terrà probabilmente il 29 aprile o, al più tardi, il 6 maggio.

“Per l’ennesima volta – ha dichiarato dopo l’esito del voto in aula Elena Bianchi – la Giunta e la maggioranza di centrosinistra a parole proclamano di lavorare per il bene dei cittadini, ma nei fatti bocciano una proposta di buon senso come quella dell’election day. Il tutto con la scusa pretestuosa di permettere a una presidente in scadenza di firmare un Patto finanziario con un Governo in scadenza”.

“Una vergogna testimoniata dal capogruppo Pd Moretti, che in Aula non solo non ha ascoltato i nostri ragionamenti, ma non ha neppure letto la nostra mozione. Secondo quanto da lui dichiarato, infatti, va rispettata la scadenza naturale della legislatura ed è esattamente quello che abbiamo chiesto con la nostra proposta. Risibile – ha aggiunto – poi la motivazione addotta dall’assessore Peroni che ha giustificato la necessità di separare le due tornate elettorali per consentire alla presidente Serracchiani di negoziare il Patto finanziario con il governo Gentiloni. Questa firma – ha sottolineato la capogruppo dei 5 Stelle – era certamente nelle prerogative della Serracchiani, ma non è accettabile che la legislatura venga allungata per siglare un’intesa che nel prossimo futuro dovrà essere gestita da un altro presidente e da altre forze politiche”.

“La verità è che il Pd vuole tentare di limitare i danni in Friuli Venezia Giulia. Il consenso a livello nazionale è in picchiata e la paura di una doppia bruciante sconfitta è sempre più forte. Meglio – per loro – allontanare quindi al massimo i due momenti elettorali. Un calcolo meschino e un aggravio di quasi 3 milioni di euro – ha concluso nella sua nota Elena Bianchi – ai danni dei cittadini della nostra regione”.

“Siamo veramente oltre la post verità – ha scritto nella sua pagina facebook il capogruppo di Forza Italia Riccardo Riccardi – considerato che nel dibattito in aula sull’election day il PD dichiara che non si può fare perché altrimenti gli elettori del FVG non sarebbero in grado di orientarsi fra le varie schede elettorali regionali / politiche. La più scandalosa giustificazione per coprire la paura di una disfatta che, oltretutto, ci costerà 5 milioni di euro.”

E’ quindi più che mai probabile, se non certo del tutto, che in regione si andrà a votare due volte nell’arco, al massimo, di due mesi, con la speranza da parte del centrosinistra, ancorchè ovviamente non ufficializzata in alcun modo, che staccare il voto politico da quello più amministrativo possa invertire la situazione attuale prevista dai sondaggi che dà largamente in testa il centrodestra, con il Movimento 5 Stelle a seguire, se non alla pari con lo stesso centrosinistra che paga, evidentemente, anche le forti divisioni che dal contesto nazionale sono ricadute anche in quello regionale.

Un centrosinistra che deve necessariamente fare i conti con le fughe di coloro che se ne sono andati verso la neonata Liberi e Uguali, oltre al rilancio da parte dell’ormai ex sindaco di Udine Furio Honsell (si dimetterà infatti con il 1 gennaio per candidarsi in regione) delle primarie di coalizione cui l candidato del Pd Sergio Bolzonello ha già dichiarato che, qualora dovessero esserci, non si tirerebbe indietro, pur continuando intanto la sua campagna elettorale, peraltro con il non facile compito di mettere insieme non solo le varie “anime” della stessa coalizione ma anche qualche “riottoso” all’interno del suo stesso partito che vedrebbe di buon occhio il ritorno in campo di Riccardo Illy.

Acque ancora agitate anche sul versante del centrodestra dove continua ad esserci il braccio di ferro tra Forza Italia e Lega, con i rispettivi candidati Riccardo Riccardi (che sembra essere comunque largamente favorito) e Massimiliano Fedriga, anche se tutto potrebbe sbloccarsi dopo la conferma, che pare ormai definitiva, della candidatura a sindaco di Udine di Pietro Fontanini, già parlamentare nonchè presidente della regione e presidente uscente della provincia, ma soprattutto esponente di spicco della Lega, per cui è chiaro che il via libera del centrodestra nei suoi confronti potrebbe essere determinante per le decisioni riguardanti la presidenza della regione.

Chi rimane sempre in corsa è, comunque Renzo Tondo, presente alla recente costituzione di “Noi per l’Italia”, anche se pare che nelle sue aspirazioni vi sia soprattutto quella di avere un collegio sicuro per ritornare in Parlamento, lasciando spazio, nel contempo, a Sergio Bini che con Progetto Fvg sembra tutt’altro che rassegnato a farsi da parte e che, a gioco lungo, potrebbe diventare il “terzo incomodo”, scompaginando quindi le carte e a confermare che, come spesso è avvenuto, il centrodestra è sempre bravo a farsi del male da solo, anche a costo di perdere.

Lucio Leonardelli