In Fvg, come previsto, niente election day

Probabilmente al voto per le regionali il 29 aprile o il 6 maggio

Sarà la data del 6 maggio, che richiama tristemente il tragico terremoto del 1976, quella buona per andare alle urne in Friuli Venezia Giulia ? L’ipotesi sembra essere alquanto probabile, con l’alternativa del 29 aprile, tenuto conto che, come avevamo a suo tempo anticipato, la giunta Serracchiani non ha alcuna intenzione di anticiparla a quella probabile del 4 marzo allorchè si andrà al rinnovo del parlamento.

Niente election day, quindi, come appunto era alquanto prevedibile, se non altro perchè il centrosinistra, che oggi si trova largamente sotto nei sondaggi rispetto sia al centrodestra che al Movimento 5 Stelle, è dell’avviso che andare al voto in due date differenti, svincolando in un certo senso il voto politico da quello più amministrativo, potrebbe consentirgli di recuperare il terreno, cosa che di certo non avverrebbe se si dovesse andare a votare lo stesso giorno, con l’inevitabile effetto trascinamento che favorirebbe, almeno sulla carta, maggiormente il centrodestra.

A sottolinearcelo è la solita anonima “voce profonda” interna al Pd che ci riferisce di una notevole preoccupazione nell’attuale maggioranza che governa la regione, se non altro a causa delle fratture interne ad un centrosinistra che,di fatto, riflettono quanto sta avvenendo anche a livello nazionale. “Quella di Sergio Bolzonello – ci dice – è per noi senza dubbio un’ottima candidatura e la conferma arriva anche dai consensi che sta ottenendo in vari ambiti regionali,soprattutto quelli economici, ma è fuor di dubbio che come Pd dobbiamo fare un grande lavoro per recuperare i possibili voti che teoricamente si dovrebbe perdere per effetto della decisione di alcune forze di sinistra decise a correre da sole, anche se ciò farebbe inevitabilmente il gioco del centrodestra”.

Ecco, dunque, la decisione di arrivare fino alla conclusione della legislatura,prevista per il 22 aprile, e, con regolamento alla mano, la possibilità di votare anche la seconda domenica successiva alla scadenza e da questo deriva l’ipotesi del 6 maggio, pur non essendoci al momento alcuna ufficialità al riguardo. D’altro canto il precedente dell’election day che Riccardo Illy decise nel 2008 non portò alcuna fortuna al centrosinistra considerato che, nonostante il buon recupero di voti personali dell’imprenditore triestino (che pensava, a dire il vero, di poter vincere la competizione con troppa presunzione), perse a favore del centrodestra allora guidato da Renzo Tondo che vinse contro ogni pronostico, anche per effetto proprio della concomitanza con il voto nazionale che diede via libera al governo di Silvio Berlusconi.

Bolzonello intanto, legittimato dai consensi ottenuti all’interno del Pd (seppur con molti mal di pancia, soprattutto sul versante triestino com’è, ad esempio, per il senatore Francesco Russo), ha iniziato la sua campagna elettorale facendosi vedere ovunque ci sia una manifestazione piuttosto che un evento o un’iniziativa, magari accompagnato da Debora Serracchiani la quale, fedele al suo impegno, in attesa di far sapere quale sarà il suo collegio in cui si candiderà (o sarà proprzionale ?), sembra essere più che mai iniziata a mantenere il suo ruolo di presidente fino all’ultimo giorno, “accmpagnando” nel contempo la corsa del suo vice.

Se nel centrosinistra, quindi, la situazione sembra essere abbastanza definita, ancorchè da Trieste si continui a tirare la giacca a Riccado Illy ritenuto l’unico in grado di compattare in qualche modo tutte le componenti (del resto lo stesso ex presidente avrebbe dato la sua disponibilità solo nel caso un centrosinistra unito, cosa che sembra essere alquanto difficile si possa realizzare), nel centrodestra continua il braccio di ferro tra Forza Italia e Lega che vede coinvolti, rispettivamente, Riccardo Riccardi e Massimiliano Fedriga, con il forzista che sembra essere sempre in “pole position” nonostante nessuno intenda sbilanciarsi ufficialmente.

Di ciò se n’è parlato pochi giorni fa nel tavolo romano tra FI, Lega e FdI, ma senza alcun risultato e tutto è stato rimandato al prossimo 20 dicembre, con molte incognite che potrebbero anche clamorosamente costringere sia Riccardi che Fedriga a fare un passo indietro (magari con il “contentino” del seggio parlamentare) e favorire un terzo nominativo che potrebbe essere quello di Renzo Tondo o, ipotesi alquanto remota, quello dell’imprenditore udinese Sergio Bini, anche se, ad oggi, non sono da escludersi possibili nomi a sorpresa, quale potrebbe essere quello di Manuela Di Centa, già parlamentare forzista, la quale pare godere ancora di un credito personale tutt’altro che trascurabile.

Intanto sabato 16, alle 11, a Udine arriverà il coordinatore nazionale di Alternativa Popolare che, assieme a Isidoro Gottardo, Alessandro Colautti e Paride Cargnelutti, illustrerà il futuro politico degli “alfaniani” in Fvg dopo lo strappo con Alfano e Lorenzin, con il primo che ha dichiarato di volersi ritirare dall’agone politico e la seconda dichiaratamente schierata a sostegno di Matteo Renzi.

 

In Fvg sia Colautti che Cargnelutti hanno comunque già dichiarato da tempo che dopo 5 anni di opposizione alla giunta Serracchiani intendono rimanere nell’ambito del centrodestra ancorchè Matteo Salvini abbia già fatto sapere di rifiutare qualsiasi accordo con ciò che resta di coloro che hanno governato col centrosinistra. Ma quanto già avvenuto per le comunali di Trieste, Pordenone e Gorizia, fa ritenere che, alla fine, Alternativa Popolare rimarrà comunque una “costola” della coalizione, ancor più dopo il recente riavvicinamento tra Colautti (che rinuncerebbe alla possibilità di candidarsi per la poltrona di sindaco a Udine per dare il via libera al leghista Pietro Fontanini) e Tondo i quali hanno prefigurato una alleanza con il “timbro” di Autonomia Responsabile.

Giochi aperti, comunque, mentre entro dicembre si dovrebbe conoscere il nome del candidato del Movimento 5 Stelle attraverso le “regionarie” che pare possano tenersi la prossima settimana, ma i pentastellati al momento continuano a mantenere il più assoluto silenzio, ancor più sui possibili nominativi che sembrano essere tutt’altro che numerosi.

Lucio Leonardelli