In Fvg Sergio Cecotti allunga la lista dei possibili pretendenti

Tanti candidati alla presidenza della regione con un Pd ancora incerto

L’estate rovente sta surriscaldando anche il mondo politico del Fvg in vista dell’appuntamento con il voto per le regionali della prossima primavera. Alla lista dei possibili candidati per la presidenza si è aggiunto in questi giorni di luglio Sergio Cecotti il cui nome è legato in qualche modo agli ambienti autonomistici friulani se è vero come pare che tutte le figure che ruotano attorno a questo mondo avrebbero accolto con particolare entusiasmo l’eventuale ritorno del fisico udinese, già alla guida della regione dal 5 settembre 1995 al 28 aprile 1996 con il sostegno del centrosinistra. Iscritto alla Lega Nord dal 1993, Cecotti nel 1998 venne eletto sindaco di Udine a capo di una coalizione composta da Lega Nord e due liste civiche,carica da cui diede le dimissioni nel 2003 in contrasto con l’allora Casa della Libertà per ricandidarsi, vincendo, alle successive elezioni nel capoluogo udinese prendendo le distanze dalla Lega Nord e supportato dalla lista Convergenza per Cecotti oltre che da altre liste di centro-sinistra.

Personaggio dal carattere difficile, apparentemente scorbutico, Cecotti è una di quelle “menti fini” che pareva ormai essere destinato ad un ruolo più da libero pensatore piuttosto che a ritagliarsi nuovamente una parte da da protagonista, anche se, a dire il vero, la sua al momento sembra essere più una disponibilità ipotizzata che una vera e propria decisione di candidarsi.

Alle spalle, tra l’altro, sembrerebbe esserci l’eterno Ferruccio Saro che dopo aver fatto, com’è sua abitudine, da “supporter” sia per il centrodestra che per il centrosinistra, avrebbe ora riscoperto quell’anima autonomista, lui che Forza Italia ebbe modo di candidarlo al Parlamento nelle liste della Liguria, che lo avrebbe indotto a dar vita a questo possibile progetto, probabilmente con l’obiettivo, almemo per chi lo conosce, più di “scompaginare” le carte che puntare a vincere all’interno di uno scenario regionale, a dire il vero, ancora abbastanza confuso.

Non c’è dubbio comunque che un ritorno di Sergio Cecotti (la cui moglie Magda Uliana è attualmente dirigente regionale responsabile delle infrastrutture, strettamente legata all’assessore Mariagrazia Santoro) alimenterebbe ulteriormente, stante le sue possibilità di cogliere consensi su vari fronti, le incertezze rispetto ad una situazione che, al momento, vede nettamente favorito il centrodestra, ovviamente se unito, rispetto sia al Movimento 5 Stelle, che in Fvg sembra destinato apparentemente ad un ruolo da comparsa, che al centrosinistra, dove l’attesa è ancora legata alla decisione di Debora Serracchiani se ricandidarsi o preferire invece la corsa per un seggio parlamentare.

Indiscrezioni interne al Pd, a questo proposito, farebbero intendere che la presidente possa giocarsi sui tavoli romani tale sua decisione ovvero accettando il “sacrificio” di rimettersi in gioco strappando però a Matteo Renzi l’impegno di un eventuale “paracadute” in caso di sconfitta.

Una lettura comunque di quanto sta accadendo all’interno del centrosinistra, e del Pd in particolare, ce l’ha data Gianfranco Moretton, per lunghi anni consigliere prima e assessore regionale poi, nonchè potente vicepresidente nella giunta di Riccardo Illy, il quale ora si è ritagliato il ruolo di osservatore dalla sua Fiume Veneto preferendo infatti rimanere alla finestra e non lesinando, soprattutto, forti critiche a quel centrosinistra di cui lui, proveniente dalla DC, ha fatto parte.

“Nel Pd regionale – dice Moretton – sembra che in vista delle elezioni le cose si stiano sempre più complicando e cresce nell’aria il fermento, in particolare, tra chi vorrebbe che la candidatura alla presidenza della regione fosse già definita. Nulla ovviamente è ancora prevedibile, anche perchè la Presidente Serracchiani non si sbilancia sulla sua decisione di rimanere qui o tornarsene a Roma, per cui le bocce sono, almeno apparentemente, ferme.

Eppure – sostiene l’ex esponente regionale – il Pd congiuntamente al suo capo indiscusso, che ancora per un po’ sarà Serracchiani, dovrebbe prepararsi in tempo per far fronte a una campagna elettorale che si profila essere quanto mai difficile viste le cocenti sconfitte subite nelle ultime tre competizioni. E se consideriamo che i sondaggi attribuiscono un calo per il Pd dello 0,5% ogni settimana, è chiaro che muoversi per tempo sarebbe d’obbligo.
Invece Serracchiani non decide e tutto rimane fermo.”

Ma perché non decide? Questa è la domanda ricorrente che molti dirigenti pidini si fanno. È mai possibile che non capisca che indugiare ulteriormente non fa il bene al suo partito?

“Serracchiani – risponde Moretton – conosce bene queste dinamiche e il suo silenzio non è certo dovuto al fatto che si trova con le mani legate, in attesa che l’establishment renziano, Renzi in testa, decida se la vuole o meno a Roma. Non si devono, peraltro, trascurare i problemi della coalizione del centro sinistra, inesistente allo stato attuale e con diverse possibilità per la candidatura alla presidenza, non più solo appannaggio del Pd ma anche dei nuovi partiti che ne potrebbero far parte come il Movimento democratico Progressista Articolo uno.

Senza poi dimenticare – sottolinea – che i pretendenti alla Presidenza della regione sono molti di più di quelli che sinora si sono palesati. Insomma nel Pd come nel centro sinistra, sotto la cenere ci sono molte più braci di quanto si possa pensare e più di qualcuno si potrebbe ustionare irreparabilmente. Ed è possibile che il Pd vada incontro a nuove scissioni, preludio della sua sparizione.”

Lucio Leonardelli