In FVG si va al voto delle comunali

Ma con il pensiero già rivolto alle prossime regionali

Ultimi giorni di campagna elettorale anche in Friuli Venezia Giulia in vista dell’appuntamento di domenica prossima. Complessivamente sono 27 i comuni dove si andrà al voto, di cui soltanto due, Gorizia e Azzano Decimo, superiori a 15 mila abitanti e per i quali è previsto l’eventuale turno di ballottaggio fissato per il 25 giugno.

L’attenzione è rivolta principalmente al capoluogo isontino dove a sfidarsi per la poltrona occupata per 2 mandati dall’ex senatore di Forza Italia Ettore Romoli sono 10 candidati, con in prima fila Rodolfo Ziberna, consigliere regionale forzista, sostenuto da tutto il centrodestra e da alcune liste civiche, e l’ex giornalista Rai Roberto Collini che ha dalla sua il Pd e altre forze civiche di centrosinistra.
Ad Azzano Decimo, comune che è stato a suo tempo tra i primi nel pordenonese ad essere amministrato dalla Lega Nord, vi è un testa a testa tra Angelo Roberto Segatto del centrodestra e il sindaco uscente del centrosinistra Marco Putto.

Tredici sono i comuni interessati a questa tornata elettorale in provincia di Udine, tra cui quelli di Cervignano del Friuli e Lignano Sabbiadoro; in provincia di Gorizia, oltre al capoluogo si va a votare per il rinnovo di altri tre consigli comunali; uno solo, Duino Aurisina, il comune chiamato al voto in provincia di Trieste, mentre nel pordenonese, oltre ad Azzano Decimo, sono otto i comuni chiamati alle urne, con realtà importanti quali Maniago, Fontanafredda, Aviano, Prata e Casarsa.

Non si tratta certo di un turno elettorale di grande rilevanza politica, ma è pur sempre un banco di prova in vista di quello che sarà l’appuntamento più importante allorchè si andrà a votare per il rinnovo del consiglio regionale, certamente la primavera prossima se non, forse, anche prima. L’accelerazione che è stata data in ambito nazionale, con un possibile ricorso alle urne già in autunno, potrebbe infatti influire anche sulla scadenza prevista in Fvg dato che sono in molti a ritenere che Debora Serracchiani sarebbe intenzionata a “puntare” su Roma, anche se non è detto che, qualora si dovesse candidare per il Parlamento, debba dare le dimissioni prima in quanto la legge elettorale regionale ne determina l’incompatibilità ma non l’eleggibilità.
Per cui una sua eventuale elezione non determinerebbe una crisi se non, invece, la possibilità comunque di far sì che in regione si vada a votare alla scadenza naturale.

Peraltro non è nemmeno scontato che la stessa Serracchiani non si ricandidi dato che vi sarebbe una forte spinta anche in sede romana del Pd affinchè sia ancora lei a guidare il centrosinistra, fatto questo che metterebbe fuori gioco coloro che attualmente ambirebbero a prendere il suo posto, primi fra tutti il suo vice Sergio Bolzonello e il presidente del consiglio regionale Franco Iacop, che, conseguentemente, potrebbero giocarsi loro invece le carte per un seggio parlamentare.

Debora Serracchiani, intanto, è riuscita a farsi riconfermare nella segreteria nazionale del Pd, pur non mantenendo la delega alle infrastrutture che aveva precedentemente, facendo così lievitare le sue quotazioni che sembravano, a dire il vero, ultimamente alquanto in ribasso.
“Voglio ringraziare tutti i componenti della segreteria uscente – ha detto dopo la nomina da parte di Matteo Renzi – con cui abbiamo condiviso vittorie e sconfitte, animati dalla comune volontà di migliorare il Paese. Far parte della segreteria nazionale è un onore e un impegno che voglio continuare a portare avanti con lo stesso spirito da militante e la stessa determinazione che ho avuto fino ad oggi”.

Sul versante del centrodestra, nel frattempo, mentre si attende di capire se per la corsa alla presidenza la spunterà il capogruppo in regione di Forza Italia Riccardo Riccardi o il capogruppo alla Camera della Lega Nord Massimiliano Fedriga, ad alzare la voce è stato l’ex presidente Renzo Tondo che, peraltro, potrebbe essere il terzo incomodo, tenendo conto della sua voglia malcelata di prendersi la rivincita dopo la sconfitta nel 2013.

In un conferenza stampa assieme al consigliere regionale Giuseppe Sibau, l’attuale capogruppo di Autonomia Responsabile ha pesantemente attaccato Debora Serracchiani e la sua giunta ponendo in evidenza quelle che, a suo avviso, sarebbero le criticità dell’esecutivo, soprattutto per quanto riguarda il tema del lavoro “che – ha ricordato – doveva essere la priorità della legislatura.”

“È stato, nei fatti, invece il grande assente – ha sottolineato – con l’assessore Panariti (che ha la delega al lavoro,ndr) inesistente e la presidente Serracchiani latitante. Il disegno di legge “norme in materia di formazione e orientamento nell’ambito dell’apprendimento permanente” è l’ultimo capolavoro di questa giunta: un testo che dovrebbe regolamentare la formazione in cui non compare mai il termine impresa. È l’apoteosi dell’astrattezza, un trionfo di allusioni alla burocrazia, che non ha alcun contatto con il mondo reale. Chiediamo il ritiro della norma, e una successiva, profonda, rivisitazione. Sorprende il silenzio del vicepresidente Bolzonello: cosa pensa di questo testo?”.

Tondo ha ricordato che “in campagna elettorale, nel 2013, Serracchiani aveva messo lavoro e occupazione al centro della sua agenda politica. Quattro anni dopo, le sue promesse sono state incenerite dall’inerzia, e le leggi approvate sono insignificanti. Il Pd, sui temi reali, è velleitario: non basta imparare a memoria una normativa europea, servono leggi che possano trovare immediata applicazione. L’assessore regionale Panariti ha fronteggiato una situazione molto complessa, e nessuno intende speculare sulla crisi. Ma in tempi di emergenza, servono misure straordinarie, non ci si può limitare a piccoli interventi di facciata.”

Difficile dire, ora come ora, se queste sue prese di posizione siano il preludio ad un programma più ampio per una eventuale candidatura ma vien facile pensare che, da buon carnico, Tondo non abbia intenzione a farsi da parte molto facilmente, puntando magari ad essere una sorta di “usato sicuro” nel caso che dalla disputa FI-Lega non emerga con chiarezza una vera e soprattutto condivisa candidatura.

Lucio Leonardelli