In Fvg è tempo di tormentoni estivi

Tra tiramisù, Cciaa unica, le scelte di Debora Serracchiani e quelle del centrodestra

L’estate è, da sempre, periodo di tormentoni, per lo più musicali, ma non solo. In questi giorni è scoppiato, con grande risalto sui social anche con post molto ironici in facebook, quello riguardante il tiramisù, per il quale il Ministero delle Politiche Agricole ha assegnato la paternità al Friuli Venezia Giulia riportandola sul supplemento ordinario n. 41 della Serie Generale n. 176 della GU del 29 luglio scorso dove compare l’elenco aggiornato dei “prodotti agroalimentari definiti tradizionali” e al numero 137 dei prodotti relativi al Fvg ecco comparire, appunto, il “tiramisù”, nella sezione dedicata ai dolci.

Cosa questa che ha fatto rizzare i capelli del pur sempre impomatato Luca Zaia il quale, non pago della possibilità di consolarsi con la “torta ciosota”, con la “torta figassa” e con la “torta ortigara”, ha da subito dichiarato guerra sia al Ministero che alla consorella regione confinante, minacciando ricorso al Tar per far dichiarare la nullità del decreto ministeriale che premia il prelibato prodotto friulano poichè, a suo dire, con tanto di carte alla mano, farebbe parte del patrimonio gastronomico veneto, specificatamente trevigiano.

Un tormentone dunque vero e proprio, mitigato nel frattempo dall’autorizzazione concessa dal Ministero al Veneto di inserire il tiramisù tra le proprie “tipicità”, ancorchè Zaia pretenda ora quanto meno la Dop, ovvero la Denominazione di origine protetta, o la Igp, vale a dire la Indicazione geografica protetta.

 

Per il presidente del Veneto quello deciso in via Venti Settembre – che, ironia della sorte, è stata a suo tempo la sua sede come ministro – sarebbe non solo un affronto alle tradizioni regionali ma una sorta di “riconoscimento politico” alla giunta di centrosinistra del Fvg che, in qualche modo, sarebbe servito a promuovere ulteriormente l’immagine sia della presidente Debora Serracchiani che dell’assessore all’agricoltura Cristiano Shaurli.

Questi, d’altro canto, ha prontamente dichiarato che “sono incomprensibili le polemiche e i nervosismi di Zaia poichè l’iter, partito dall’autorevole richiesta dell’Accademia della Cucina, è stato seguito con attenzione e professionalità dall’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale e la documentazione prodotta ha portato ad un atto che sancisce l’origine di un piatto ed afferma che, seppur famoso ormai in tutto il mondo, questo è nato e appartiene alla tradizione del Friuli Venezia Giulia e al ‘saper fare’ dei suoi abitanti”.

Non c’è dubbio comunque che l’esponente del Pd ha avuto, grazie al tiramisù, un momento di gloria notevole dato che finora, pur occupando un referato non da poco, era rimasto molto nell’anonimato, almeno sul piano mediatico, ancorchè il suo, supportato soprattutto dall’ala più “diessina” del Pd, continui ad essere nel centrosinistra uno dei nomi più gettonati per l’eventuale corsa alla presidenza della regione qualora Debora Serracchiani dovesse decidere di non ricandidarsi.

E qui arriva il secondo, quello vero, tormentone che riguarda appunto la scelta dell’esponente Dem di ripresentarsi in occasione delle regionali della prossima primavera oppure optare per un seggio parlamentare, auspicabilmente sicuro, che le consentirebbe di fare quel salto romano cui, da fonti a lei vicine, ambirebbe. Nel frattempo ha affidato alla Festa dell’Unità di Aquileia nei giorni scorsi le sue dichiarazioni al riguardo affermando che “nelle prossime settimane, non voglio dare date, tutti i nodi verranno sciolti”. Aggiungendo che “ovviamente credo vada fatta la scelta più giusta per il Friuli Venezia Giulia e al di là delle ambizioni personali ci sono i programmi, le storie, i progetti, la necessità di continuare le cose impostate”.

Se qualcuno ha percepito in questo passaggio la volontà di tornare a guidare il centrosinistra ci sono state le successive dichiarazioni che hanno reso oltremodo incerta la posizione allorchè ha affermato che “a prescindere dalle scelte, voglio comunque ringraziare per l’occasione che ho di amministrare questa Regione. Lo dico con grande convincimento. E’ stata per me una palestra di vita oltre che amministrativa, perché non abbiamo aspettato che passassero i cinque anni, ma le cose le abbiamo fatte. E’ stato un percorso complicato e difficile ma bello”.

E sono stati in molti, a dire il vero, che hanno interpretato ciò come una sorta di congedo anticipato, anche se ufficialmente quella che doveva essere una decisione presa entro luglio ora è inevitabilmente rimandata, forse anche per difficoltà interne alla coalizione tenuto conto che il suo naturale successore, l’attuale vicepresidente Sergio Bolzonello, non avrebbe il gradimento di tutte le forze che la compongono, soprattutto di quelle più a sinistra, pur considerando che la sua è una figura che, viceversa, potrebbe in qualche modo sfondare al centro, creando qualche grattacapo in più al centrodestra.

Forse se ne saprà qualcosa di più in occasione della prossima riunione della direzione regionale del Pd che, oltre a decidere su un eventuale congresso, affronterà probabilmente anche l’altro tormentone di questa estate relativo alla decisione di Unioncamere nazionale di “cassare” la volontà del Fvg di dar vita ad un’unica Camera di Commercio regionale, lasciando inalterata quella della Venezia Giulia già nata con l’accorpamento tra Trieste e Gorizia, mentre obbligando Pordenone a fondersi con Udine.

Si è trattato di una vera e propria sconfitta per la giunta regionale che ha sempre dichiarato di confidare in una sola Cciaa, ma è soprattutto un brutto colpo proprio per Sergio Bolzonello in quanto, da pordenonese, aveva sostenuto e supportato tale ipotesi che ora invece, almeno per il momento, è venuta meno, sollevando le ire e le contestazioni della stessa Cciaa della Destra Tagliamento e delle categorie economiche che, senza mezzi termini, hanno annunciato di voler contestare quanto deciso in ambito romano, definendolo “sconcertante e gravissimo”, richiamando nello stesso tempo proprio l’ex sindaco di Pordenone affinchè sostenga questa battaglia.

Peraltro dai palazzi di piazza Unità a Trieste è filtrata una presunta spaccatura tra presidente e vicepresidente con quest’ultimo che se la sarebbe presa in quanto Debora Serracchiani, pur essendo stata schierata da sempre per la Cciaa unica, tutto sommato una scelta che andrebbe a favorire principalmente gli udinesi non la vedrebbe poi tanto male.

Nel frattempo, ed è l’ultimo tormentone, sul versante del centrodestra a quelle di Riccardo Riccardi e di Massimiliano Fedriga, sostenuti rispettivamente da Forza Italia e Lega Nord (con il forzista in pole position), ora si sono aggiunte anche le possibili candidature dell’imprenditore udinese Sergio Bini, uscito ufficialmente allo scoperto con il suo Progetto Fvg e pronto per eventuali primarie di coalizione, nonchè, pur in assenza di una sua dichiarazione ufficiale, di Renzo Tondo, attuale leader di Autonomia Responsabile oltreche in regione del gruppo che fa capo a Raffaele Fitto.

Chi sembra aver parlato indirettamente per conto dell’ex presidente del Fvg è Valter Santarossa, fresco di nomina quale referente per il Fvg di Energie per l’Italia, il movimento di Stefano Parisi, il quale, sottolineando che “non ci sono spaccature nel gruppo di Autonomia Responsabile”, di cui lui fa parte in consiglio regionale, ha affermato che “viene confermato il massimo sostegno alla lista di AR e, naturalmente, viene altresì ribadito il potenziamento della candidatura di Renzo Tondo”.

Se ne vedranno delle belle, quindi, mentre intanto Matteo Salvini se n’è andato a Erto per pranzare, assieme alla sua compagna Elisa Isoardi, con Mauro Corona proponendogli un possibile futuro ministero e ricevendo dall’eclettico scrittore un “non sta dir monate… Ma accolgo il tuo invito!”. E forse anche questo potrà diventare un ulteriore tormentone, ma per il momento non ne ha assolutamente i crismi.

Lucio Leonardelli