Giorgio Trevisan, artista d’altri tempi!

Dal Western alla Criminologia passando per le indagini di Sherlock Holmes.

Giorgio Trevisan, classe ’34, è uno degli autori più longevi e produttivi del panorama fumettistico italiano ed è sicuramente tra coloro che hanno avuto un maggior numero di editori ed edizioni nazionali ed internazionali.

Se lo si mette di fronte ad una incontrovertibile affermazione di questo tipo lui risponderà candidamente: “Davvero? Pensavo di aver fatto poco!”

Tuttavia l’attività artistica di Giorgio Trevisan, per quanto vasta, va considerata soltanto in termini qualitativi. Suoi colleghi (ed ispiratori) furono i Grandi del Fumetto: Hugo Pratt, Aldo Di Gennaro, Dino Battaglia e Sergio Toppi… ma lui ama ricordare anche altri grandi come Gino D’Antonio, Renzo Calegari e Mario Uggeri e poi i colossi Americani come Alex Toth e Frank Robbins dei quali conserva le pagine dei comics dell’epoca che continuano ad essere una fonte inesauribile di spunti nel suo lavoro quotidiano di cartoonist.

Stiamo parlando di un grande artista dal carattere irreprensibile e tutt’altro che indulgente nei confronti del proprio lavoro. Soprattutto da quando gli incidenti della vita ne hanno in parte minato la salute. Ma lo spirito è forte come e forse più di prima. L’entusiasmo poi, è quello di un esordiente!
Conoscendo questo straordinario “personaggio” si ha la consapevolezza di trovarsi al cospetto di un artista genuino, autentico, che si potrebbe definire “d’altri tempi”. E questa sensazione aumenta se ci si accosta all’altra anima di Trevisan, quella dell’illustratore e ancor più quella del pittore.

E potrei dire anche: oltre l’artista… l’uomo! Perché Giorgio Trevisan è anche un punto di riferimento per una miriade di persone che, alle prese con le mille difficoltà dell’esistenza, ricorrono a lui per una parola di conforto sapendo di avere garantita accoglienza e ascolto.

Un percorso lungo e tortuoso quello di Giorgio Trevisan, ma ancora aperto a nuove esperienze professionali come dimostra il suo attuale ingresso nella scuderia dei disegnatori di Tex Willer!

Alcune domande in gran parte estrapolate da vecchie interviste ci aiuteranno a conoscere meglio l’artista Trevisan…

Come ricordi il periodo del tuo esordio nello studio di Rinaldo D’Ami? “A Merano avevo fatto un fumetto ispirato all’eroe altoatesino Andreas Hofer (una specie di Frà Diavolo che combatteva per la libertà del Sud Tirolo contro i bavaresi alleati di Napoleone) del quale avevo spedito i disegni agli editori di fumetti, che allora erano tantissimi. Ogni tanto ricevevo risposta, e la cosa mi faceva ben sperare. Così presi il coraggio a due mani e con due soldi e la moglie a braccetto andai a Milano. Era il 1956, avevo ventuno anni, ero già sposato e avevo due bambine”.

A Milano è subentrata la Provvidenza, che mi ha fatto passare la notte da un amico che abitava sopra un disegnatore di fumetti. Questo disegnatore ha dato un’occhiata ai miei lavori e il giorno dopo mi ha portato dal suo capo, Rinaldo D’Ami, il quale proprio allora stava iniziando ad organizzare lo studio Dami, che è poi diventato il centro di tanti disegnatori italiani. La cosa curiosa è che quando mi sono presentato in questo posto – dove c’era solo una stanzetta in cui lavoravano 6 o 7 disegnatori e l’ufficio del capo: un posto un po’ sciatto ma che a me sembrava il Paradiso – Dami mi ha fatto vedere una lettera che mi aveva spedito a Merano il giorno prima chiedendomi di andare da lui! Rinaldo era un maestro eccezionale: era un dittatore, una persona insopportabile, che però ha insegnato tantissimo a un sacco di gente. Alla domanda quale fosse il mio disegnatore preferito io risposi che mi piaceva Mario Uggeri per il suo modo di disegnare i cavalli, così Dami mi diede un pacco di disegni di Uggeri da copiare. In ogni vignetta dovevo prendere tutte le figure da Uggeri, perché se non si copia non si impara! Un disegnatore infatti deve capire e imparare tutti i messaggi iconografici della grammatica del disegno, e questo si può fare solo studiando un disegnatore bravo.

Estratto dall’intervista pubblicata su Ink e raccolta da Alberto Cassani

Uno dei personaggi più importanti che hai disegnato è stato Ken Parker la cui ambientazione western era molto curata. “Sì, a partire dal 1977. Il lavoro con Giancarlo Berardi era piuttosto tradizionale: lui mi mandava le sceneggiature e a volte anche degli storyboards indicativi per le pagine più importanti perché sapeva bene che io ero solito arricchire oltremodo la vignetta. Dietro a quelle storie c’era una documentazione imponente che portava via un sacco di tempo. Per i costumi del West mi rifacevo alle fotografie europee di fine secolo quando i vestiti in voga erano quelli inglesi. L’ambiente western di per sé è più semplice da disegnare rispetto ad altri e a me piace molto. C’è tanta poesia nel paesaggio western anche se come lo si intende oggi è solo un parto della fantasia di Hollywood. L’America dell’800 era la Frontiera e, perdonatemi questa filosofia spicciola, tutti noi siamo tesi verso la Frontiera. L’avventura del West è in fondo quella classica, quella di Ulisse, il soldato che torna a casa e deve raddrizzare i torti. Rinaldo Dami diceva che una buona storia inizia sempre con una lunga strada e un cavaliere stanco che torna a casa dopo la guerra, e tutto ciò si può inserire in qualsiasi ambiente. Il western mi piace molto, come dicevo, anche se il mio ideale sono la favola o la leggenda dove la fantasia non ha limiti”.

Estratto dall’intervista apparsa su Tuoni & Fulmini °2

Tema delle favole e delle Leggende che hai trattato sul quadrimestrale bolzanese “PAGINE DI ECOLOGIA” per il quale hai disegnato in 73 meravigliose tavole la storia dell’Alto Adige a fumetti (oltre a un innumerevole elenco di ministorie – su testi tuoi – di 4 tavole a fumetti sui miti e leggende Altoatesine ed illustrazioni a tempera, acquerello e sanguigna). “Mi piace moltissimo disegnare fiabe, ma ne ho potute fare molto poche. Quando ho disegnato le leggende dell’Alto Adige facevo i riassunti a fumetti delle leggende delle Dolomiti, che sono un’epopea in qualche modo paragonabile a quella dei Nibelunghi. Un etnologo austriaco della fine dell’800, Karl Felix Wolf, ha raccolto queste leggende girando i ‘Monti Pallidi’ e facendosi raccontare le storie dai pastori. Il suo libro mi aveva colpito moltissimo, proprio per il modo diverso di raccontare storie di streghe e giganti rispetto all’atmosfera nordica. Non c’è quella solennità tetra che c’è nel nord, c’è sempre un raggio di sole che sbuca da qualche parte”.

Estratto dall’intervista pubblicata su Ink e raccolta da Alberto Cassani

Tornando a Ken Parker… qual è la storia da te disegnata che preferisci? “Senza dubbio la mia preferenza va a “Un principe per Norma”, una storia che ho disegnato a 4 mani con Ivo Milazzo. La storia è semplice e bellissima: Ken Parker si nasconde in una Compagnia teatrale di guitti che girano il West recitando Amleto. Ci sono momenti in cui la recita diventa realtà e il volto di Amleto diventa quello di Ken. Le pagine della storia ambientata nel West sono di Milazzo mentre la parte teatrale, recitata, sono disegnate da me”.

Estratto dall’intervista apparsa su Tuoni & Fulmini °2

 

Per Berardi hai disegnato anche molti episodi della criminologa Julia! “E’ un personaggio che mi è molto piaciuto disegnare anche se in un primo momento lo avevo rifiutato. In una degli albi iniziali c’era la storia di una donna killer che strappava gli occhi alle sue vittime. Una storia spaventosa che mi aveva fatto dire di no a Berardi che aveva poi insistito promettendomi delle storie su misura in linea con la mia sensibilità. Così vennero racconti come “Nel Paese di Alice”, “Rosso Natale”, “Se le montagne muoiono” e come “Clowns”, una storia sul mondo del circo che avevo proposto io stesso a Berardi. Adoravo il personaggio e anche il gatto e la sua governante che disegnavo sulla base delle foto dell’attrice americana Whoopi Goldberg . Con “Rosso Natale” ho avuto un riscontro molto bello; aveva disegnato un cavallino arabo in una vetrina (nel fumetto) e tempo dopo ricevetti un pacco di libri sui cavalli editi da un editore del settore che me li omaggiava perché aveva gradito quel cavallino che avevo disegnato come solo un appassionato poteva fare, era scritto!”.

“All’inizio, sebbene disegnassi a matita, sperimentavo ogni tecnica possibile; alla china ci sono arrivato dopo e questo è stato molto importante per il mio stile. Un tempo ci insegnavano ad usare il pennino ed il pennello con una punta rigida. Ora uso pennino e pennello, sì, ma on solo: uso anche le dita e il rapido. La mia tecnica è sicuramente impastata dall’incisione e dall’acqua forte, per questo mi considero un pittore prestato al fumetto. Sia chiaro che non si tratta di un lavoro riempitivo perché disegnare fumetti, dopo tanti anni, è una necessità di cui non posso fare a meno. I tempi? Un disastro… scherzi a parte ci sarebbero dei limiti, ma a volte si perde una giornata per una vignetta e sarebbe il tempo in cui si dovrebbe fare almeno una tavola. Le vecchie storie di Ken Parker, di 98 pagine, richiedevano almeno 5 mesi di lavoro”.

Estratto dall’intervista apparsa su Tuoni & Fulmini °2

Parliamo un po’ anche del Trevisan pittore…“Io credo che pittori si nasca. Se tempo fa mi avessero chiesto che cos’è l’ispirazione avrei risposto come un intellettuale dicendo che l’ispirazione è un lento e diligente artigianato. Non credo nell’ispirazione se con questo termine si intende quando ti vengono in testa le idee da rappresentare, da eseguire nei quadri. Certo, le idee vanno e vengono, certe volte diventano urgenti e allora bisogna concretizzarle. Quando comincio un quadro ho un’idea, questo sì, ma man mano che vado avanti è il quadro stesso che comincia a dettare le sue idee. Per me la pittura è una forma di meditazione sulla bellezza. Io vedo la bellezza nelle cose, nelle persone… e mi innamoro delle cose e delle persone, e cerco di tramutare questa bellezza in segni e in colore. Naturalmente io faccio l’illustratore e il fumettista perché è l’unico modo che conosco di sbarcare il lunario. Come si diceva una volta “carmina non dant panem”; e purtroppo come la poesia anche la pittura non dà da vivere al giorno d’oggi. Tanto più che quel tipo di pittura che ha successo è quella che a me non piace perché esprime la bruttura della società.E siccome qualcuno ha detto che l’arte è la febbre della società ecco che l’arte ne esprime la parte peggiore , la mostruosità, l’aspetto orrorifico. Queste sono le cose che vanno di moda. Cosa dipingo? Ad esempio a me piace moltissimo dipingere la struttura delle vecchie case di campagna del Veneto.

Queste case hanno una sapienza di esecuzione interna nelle proporzioni della grandezza della facciata, delle finestre e della porta che se non le si fanno alla perfezione si finisce per sbagliare. I nostri padri avevano un grande senso delle proporzioni, anche perché quelle case erano costruite da muratori ed artigiani che possedevano la sapienza tramandata dagli avi”.

Estratto dalla video-intervista di Maurizio Lucca

Nella vastissima produzione di Giorgio Trevisan uno spazio particolare va riservato alle tavole del suo Sherlock Holmes (con i testi di Giancarlo Berardi) cui sarà reso omaggio in un articolo esclusivo sul prossimo numero de Il Sestante News.

Biografia del disegnatore

Giorgio Trevisan nasce a Merano (Bolzano, Italia) il 13 ottobre 1934. Dopo il diploma al Liceo classico, pur desiderando frequentare l’Accademia si trasferisce a Padova per seguire i corsi della facoltà di Agraria. Qui viene consigliato di dedicarsi al fumetto e all’illustrazione (ha già disegnato una breve storia a fumetti per un piccolo tipografo editore, sull’eroe altoatesino Andreas Hoffher) e si trasferisce a Milano, dove comincia a collaborare con lo Studio Dami.
Per Roy D’Amy (Rinaldo Dami) tra il 1956 e il 1960 disegna le matite di Cherry Brandy racconta… ed esegue matite e inchiostrazioni per storie di guerra destinate al mercato britannico.
Tra il 1959 e il 1977 lavora per l’editoriale del Corriere della sera. Per il Corriere dei piccoli dipinge a tempera le figurine della Storia di Roma e del Risorgimento, poi il paginone centrale con la Storia d’Italia su testi di Mino Milani. Per il Corriere dei ragazzi disegna storie delle serie “Catastrofi sulla terra” (in particolare “Paura a Milano”, su testo di Milani), “I grandi generali” e “Processi alla Storia”. Per Corrier Boy nel 1976-1977 disegna storie a fumetti della serie “I grandi capi indiani”.
Nel frattempo, tramite l’agenzia Maffi, tra il 1960 e il 1968, lavora per la francese Lug disegnando vari personaggi, alcuni dei quali (come Archie e Fury) arriveranno anche alle edicole italiane su testate come Alex & C., Rodeo e Zembla. Nel 1961-1962 realizza anche un paio di avventure salgariane per l’editore Vaglieri.
Negli anni Sessanta si trasferisce a Este (Padova, Italia), dove vivrà con la famiglia (moglie e quattro figli).
Nel 1965 è ancora con lo Studio Dami e lavora per la Fleetway illustrando a china colorata i romanzi per ragazzi “Il giardino segreto”, “Il cane delle Fiandre”, “Till Ulenspiegel”, “Pollicino” e “Gulliver”, mentre realizza a fumetti “Il mago di Oz”.
Illustra alcuni romanzi per i cofanetti-regalo agli abbonati Mondadori: per il 1971 racconti di Poe, Melville, Melburne; per il 1972 (non stampato) “L’amore” di Stendhal, “Il giovane Werter” di Goethe e “Jacopo Ortis” di Foscolo.
Nel 1971 comincia la collaborazione con il Messaggero dei ragazzi di Padova, realizzando tra l’altro “Fatima” su testo di Nicolette. L’insieme della sua attività per la casa editrice della Basilica del Santo gli varrà il Premio Europeo Stampa Cristiana.
Dal 1973 disegna tutti gli 8 numeri della serie Medium (copertine comprese) per la Casa Editrice Dardo, più un numero che rimarrà inedito, tutto su testi di Romano Garofalo. Ancora per la CED disegna anche varie storie di guerra per le collane Super Eroica, Reportage, Prima linea e Uomini e guerra; realizza anche molte copertine, per Il mensile e Reportage. Alla fine degli anni Settanta entra nella squadra dei disegnatori di Ken Parker, per l’editore Bonelli.
Passa successivamente a far parte della squadra di Julia, la criminologa creata da Giancarlo Berardi e viene incaricato di realizzarne anche il numero 100, “Clowns”, a colori. Attualmente sta disegnando un fumetto di Tex Willer per la Sergio Bonelli Editore.
(biografia tratta dal sito della Fondazione Franco Fossati)

Luca Pozza