Giorno della memoria; le donne nella Shoah

Le donne ancora più vittime

Come ogni anno il 27 gennaio resta per me una giornata immensamente triste da rivivere anche se non vissuta personalmente , nella memoria, perché solo se la memoria resta viva e impressa, si avrà la possibilità di non ripeterla nei suoi errori più devastanti e inumani. Il 27 gennaio è la giornata della memoria, quella memoria storica che non ci deve far dimenticare che cosa ha significato lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti e non ci deve far dimenticare che anche in uno dei più orribili massacri della storia dell’umanità, le donne hanno subito un trattamento ancora più inumano. E’ vero, vittime della persecuzione e dello sterminio nazisti furono sia gli uomini che le donne di etnia ebraica. Tuttavia, le donne – sia ebree che non-ebree – furono spesso soggette ad una persecuzione eccezionalmente brutale da parte del regime.

L’ideologia nazista prese di mira anche le donne Rom (Zingare), quelle di nazionalità polacca e quelle che avevano difetti fisici o mentali e che vivevano negli istituti .Interi campi, così come speciali aree all’interno di altri campi di concentramento, furono destinati specificatamente alle donne. Nel maggio del 1939, i Nazisti aprirono il più grande campo di concentramento esclusivamente femminile, quello di Ravensbrück, dove più di 100.000 donne vi entrarono.

Un campo femminile fu costituito anche ad Auschwitz-Birkenau nel 1942 per incarcerare principalmente le donne. Analogamente, una zona femminile venne creata a Bergen-Belsen nel 1944, dove le SS trasferirono migliaia di prigioniere ebree provenienti da Ravensbrück e Auschwitz. Durante le deportazioni, le donne in stato di gravidanza e le madri di bambini piccoli venivano generalmente catalogate come “inabili al lavoro” e venivano perciò trasferite nei campi di sterminio, dove gli addetti alla selezione le inserivano quasi sempre nei gruppi di prigionieri destinati a morire subito alle camere a gas. Donne non appartenenti alla popolazione ebraica erano però altrettanto vulnerabili: i Nazisti condussero infatti operazioni di assassinio di massa di donne Rom anche nel campo di concentramento di Auschwitz; uccisero donne disabili nel corso delle operazioni denominate T-4 ed “Eutanasia”; infine, tra il 1943 e il 1944, in molti villaggi dell’Unione Sovietica, massacrarono donne e uomini considerati appartenenti a unità partigiane.

Nei ghetti, così come nei campi di concentramento, i Nazisti selezionavano le donne per inviarle a lavori forzati che spesso ne causavano la morte. Inoltre, i medici e ricercatori nazisti spesso usarono donne ebree e Rom per esperimenti sulla sterilizzazione e per altre pratiche disumane di ricerca, contrarie a qualunque etica. Sia nei campi che nei ghetti, le donne erano particolarmente vulnerabili e soggette spesso sia a pestaggi che a stupri Molte donne incarcerate nei campi di concentramento crearono gruppi di mutua assistenza che permettevano loro di sopravvivere grazie allo scambio di informazioni, di cibo e di vestiario. Spesso le donne appartenenti a questi gruppi provenivano dalla stessa città o dalla stessa provincia, avevano lo stesso livello di istruzione o condividevano legami familiari. Infine, altre donne furono in grado di salvarsi perché le SS le trasferirono nei reparti destinati al rammendo degli abiti, nelle cucine, nelle lavanderie o nei servizi di pulizia.

Che il nazismo si sia scagliato contro gli ebrei in quanto tali, che gli interessasse «la razza» e non la classe sociale, né la religiosità, né le posizioni politiche… è cosa chiara, li sterminarono tutti. E neppure la differenza di genere modificava la volontà o i criteri di annientamento: a essere eliminati furono uomini e donne. Ma questo non vuol dire che le esperienze maschili e femminili nella Shoah siano state identiche. Anche se crudeli e agghiaccianti furono i patimenti di tutti, le diversità esistono. Diciamo subito la più terribile. Riguarda il comportamento dei nazisti verso la capacità di procreare delle donne. A chi era in stato di gravidanza i tedeschi di fatto imposero l’ aborto: se portavi avanti la gestazione eri condannata a morire.

Nel “ghetto” di Theresienstadt, nel luglio ’43, le donne incinte o che avessero appena partorito venivano aggregate al primo trasporto verso i lager all’ Est. Anche nei campi di concentramento le donne incinte o con figli piccoli venivano scelte per essere immediatamente eliminate. E nei campi di sterminio questo fu, se è possibile, ancor più vero: Sara Nomberg Przytyk nelle sue memorie – descrive «come il dottor Mengele sorridesse mentre ordinava la morte di tutti i bambini appena nati e delle loro madri. La giornata della memoria resta dunque il giorno del ricordo di un massacro assurdo e barbaro che riguardò tutti uomini donne e bambini ma perché la storia più brutale e inumana non si ripeta , è necessario conoscere profondamente anche le differenze di comportamento nei confronti delle diversità di genere. E ancora una volta il prezzo più caro anche allora lo pagarono donne e bambini.

Giuliana Lucca