Grandi manovre per le regionali in Fvg

Con la Serracchiani in partenza per Roma e le altre coalizioni in cerca del leader

Il dado ormai è tratto. Il suo “cinque anni possono bastare per fare le cose” detto in un’intervista pubblica al direttore di Panorama Giorgio Mulè è bastato a far capire che lei ha già scelto per il suo prossimo futuro che non sarà certo quello di ricandidarsi per tornare a guidare la regione.

L’unica incognita, a questo punto, sembrerebbe essere legata soltanto a quando ufficializzerà la sua scelta, anche se, come si rileva dalle dichiarazioni rilasciate a Mattia Pertoldi del Messaggero Veneto da Ettore Rosato, ciò dovrebbe avvenire in occasione della conferenza programmatica che il Pd terrà dal 6 all’ 8 ottobre e in quella occasione lo stesso Matteo Renzi, a quanto pare, battezzerebbe la sua candidatura alle politiche della prossima primavera.

Debora Serracchiani

Per Debora Serracchiani quindi l’esperienza alla guida del Fvg dovrebbe concludersi dopo un solo mandato, ancorchè lei continui a dire che “sarà il Pd regionale a decidere sul da farsi”, e per il centrosinistra, di fatto, si è già aperta la corsa per individuare colui, o colei, che dovrebbe prendere il suo testimone.

 

Bolzonello

Non è certo un mistero che il nome più ricorrente è quello dell’attuale vicepresidente della regione e già sindaco per dieci anni di Pordenone Sergio Bolzonello, renziano della prima ora, proveniente dal mondo liberale, il quale si starebbe già muovendo al riguardo, soprattutto per cercare di creare attorno al Pd anche un rete civica che dovrebbe, nelle sue intenzioni, raccogliere le adesioni di amministratori pubblici e di altri soggetti provenienti dalla cosiddetta società civile.

Un’operazione che Bolzonello intenderebbe fare al fine di poter allargare le maglie della coalizione che lo dovrebbe sostenere, cercando soprattutto di aprirle verso il centro, tenendo conto che alla sinistra sia Mdp-Articolo Uno che Sel si sono già espressi in modo contrario alla sua candidatura così come, a quanto sembra, ci sarebbero dei riottosi anche all’interno dello stesso Pd.

Alberto De Toni

D’altro canto a Trieste c’è ancora chi spera che possa ricandidarsi la stessa Serracchiani, pur rilevando che il senatore Francesco Russo (che già fu critico allorchè il Pd ripropose per la carica di sindaco l’uscente Roberto Cosolini che poi perse malamente contro Roberto Dipiazza), spesso in posizione critica nei confronti della presidente, ha già manifestato la sua preoccupazione ritenendo che “si sta perdendo troppo tempo”,e sostenendo, seppur non ufficialmente, non tanto il nome di Bolzonello quanto quello di Alberto De Toni, il rettore dell’università di Udine che tanto piacerebbe al mondo cattolico e anche al mondoeconomico, non solo udinese.

 

Senza dimenticare i nomi di Cristiano Shaurli, favorito dal fatto che avrebbe dalla sua anche il possibile sostegno di Mdp, e di Franco Iacop, anche se il presidente del consiglio regionale starebbe pensando maggiormente ad una ipotesi di candidatura per Palazzo Madama, cosa però non facile tenendo conto del numero ristretto di posti disponibili e del numero degli uscenti.

Riccardo Illy

Nel frattempo sarebbe ritornata di attualità l’ipotesi di poter schierare l’attuale europarlamentare Isabella De Monte, che a quanto pare avrebbe all’interno del Pd un gradimento abbastanza diffuso, anche se lei avrebbe già declinato tale proposta preferendo giocarsi le proprie carte alle europee del 2019, mentre c’è chi ancora spera in un possibile ritorno di Riccardo Illy che è stato visto dialogare alquanto affabilmente con Matteo Renzi in occasione della recente visita a Trieste dell’ex presidente del consiglio.

 

 

Certo è che se nel centrosinistra tutto ruota attorno alla prossima decisione di Debora Serracchiani, sul versante del centrodestra l’impressione è che la scelta del leader possa essere condizionata dai tavoli romani, e comunque non dovrebbe discostarsi dal binomio composto da Riccardo Riccardi (FI) e Massimiliano Fedriga (Lega), con il primo che sembrerebbe avvantaggiato, sia perchè avrebbe il gradimento di buona parte della coalizione e sia perchè l’attuale capogruppo leghista alla Camera gradirebbe più rimanere dov’è piuttosto che avventurarsi nelle prossime regionali.

Elena Bianchi

Resta sempre da capire quali sono e saranno le intenzioni di Renzo Tondo, il quale sarebbe alla ricerca di una rivincita rispetto alla sconfitta subìta nel 2013, mentre sembrano in discesa le possibili quotazioni di Sergio Bini, l’imprenditore udinese fondatore di Progetto Fvg (a proposito, avrebbe con sè l’ex leghista Marco Pottino, balzato agli onori della cronaca nel 2008 allorchè, dopo non essere stato eletto alla Camera nelle liste del Pdl in Friuli, fu messo sotto contratto a Roma da Forza Italia che gli garantì, a quanto pare, una somma pari all’indennità complessiva di un deputato, sembra quale “ringraziamento” – ipotesi ripresa da più quotidiani – per aver sfiduciato il precedente governo Prodi, ndr) ancorchè da parte sua vi sarebbero tutte le intenzioni di porre sul tavolo regionale anche la sua candidatura che. del resto, ha già ipotizzato.

Nel frattempo è finalmente uscito allo scoperto il Movimento 5 Stelle che ha celebrato a Trieste i 10 anni del celebre “Vaffa” urlato a Bologna da Beppe Grillo, portando nel capoluogo giuliano diversi esponenti nazionali, tra cui Luigi Di Maio che ha chiuso i vari interventi, pur senza lanciare comunque alcun nome per le prossime regionali.

Tutto in casa pentastellata si deciderà attraverso la consultazione delle “regionarie” che dovrebbero esserci ad ottobre, per le quali vi sarebbe, a quanto sembra, una possibile corsa a due tra l’udinese Elena Bianchi, attuale consigliere regionale, che già da tempo ha dato la sua disponibilità, e il triestino Stefano Patuanelli, già consigliere comunale a Trieste, tra i primi sostenitori dei grillini in Fvg, anche se, per il momento, da parte sua non vi è stata alcuna conferma ufficiale.

 

Quel che è certo, comunque, è che le grandi manovre per l’appuntamento del 2018 stanno ormai entrando nel vivo ma è altrettanto certo che molto dipenderà anche da quanto accadrà in ambito nazionale, sia a proposito della legge elettorale sia per la data in cui si andrà al voto,con il centrosinistra tutt’altro che favore all’ipotesi “election day”, ancora più deleteria rispetto a quanto già emergerebbe dagli attuali sondaggi che danno largamente in vantaggio il centrodestra, soprattutto se unito come pare possa avvenire.

Lucio Leonardelli