Imparare dal passato per costruire il futuro

Dimenticare? Mai!

Ha ancora senso celebrare il Giorno della memoria? Perché dobbiamo ricordare il 27 gennaio di ogni anno? Risposte che ormai appartengono alla collettività. Certo, appare quasi scontato, visto e considerato, che enti, istituzioni, associazioni, partiti e comunità locali, da anni si impegnano per un momento di riflessione su ciò che accadde tra il 1938 e il 1945.

Basta? È’ sufficiente ricordare con uno spettacolo, con un soggetto di prosa, con la lettura di un testo o con la posa delle pietre d’inciampo?  Tutto è utile, ma non basta. Non basta perché a tutto ciò, allo sforzo generoso di tutti noi nel ricordare, dobbiamo trasferire la riflessione dentro di noi. E chiederci come avremmo vissuto quel periodo di settantadue anni fa.  Allora il sonno della ragione impedì di comprendere quanto andava succedendo. Solo un manipolo di persone, mentre altri si accomodavamo bellamente nell’interpretazione delle teorie razziali favorendo  un clima di persecuzione, cercarono, pagando spesso, con la loro pelle, di lottare per la libertà e per la democrazia. Oggi a distanza di tempo, sta a noi il compito di rievocare le battaglie per la libertà di quel periodo, trovare nuovi stimoli e offrire messaggi chiari, senza fraintendimenti, facendo capire chi da una parte lottava per il bene e chi, dall’altra, si trovava dalla parte dei persecutori.

Chi scrive è un sopravvissuto ad Auschwitz, ungherese in nascita, fermatomi a Venezia e veneziano dopo la guerra. Qui mi sono risposato e ho avuto figli e nipoti. Qui parlo a gente incredula che tutto ciò sia davvero successo. Ne sono scampato perché ci sono entrato quasi alla fine, ho evitato le marce della morte per puro caso e ho visto arrivare l’Armata rossa. Si. Sono arrivati il 27 gennaio ed ecco perché oggi noi celebriamo il Giorno della memoria che non è il giorno nel quale si celebra e si ricorda la Shoah, ma è il momento in cui si ricorda il sacrificio degli ebrei di tutta Europa certamente, ma anche quello dei perseguitati politici, degli internati militari, degli omosessuali discriminati. È un giorno che ci impone la riflessione, che ci deve far capire come è indispensabile dare risposte chiare ed efficaci a chi propaganda il Male sotto tutte le forme; che punta a limitare la libertà altrui; che vuole imporre la propria legge politica, sociale o religiosa; a chi infine vuole negare la vita.

Uno dei pochi documenti di avvenuta registrazione di un’infermiera ceca scampati alla distruzione di Auschwitz

Il 27 gennaio del 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz con l’ingresso dell’Armata rossa nel famigerato campo, diventato il simbolo del Male per eccellenza, ma ora occorre abbattere i cancelli delle nuove intolleranze che, pericolosamente, si innestano nel corpo sano della società. Nel 1945 il mondo scopri la Shoah, l’annientamento – perché questo vuol dire Shoah -;  scoprì le persecuzioni contro gli antifascisti e gli antinazisti; scopri il dramma dei militari italiani trucidati dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943. Io ho visto l’inferno, ho visto parenti, amici e familiari uscire dal fumo del camino e, quando questo non bastava, bruciati vivi in enormi fosse ungheresi. Ci sono tornato spesso in quel posto, per un mio viaggio nella memoria e ci ho portato i miei nipoti. Perché ricordare alle nuove generazioni è importante. Per questo faccio mie le parole di Primo Levi: <<occorre celebrare il Giorno della Memoria e poter così tutelare la nostra identità e la nostra indipendenza. Per essere liberi e per essere forti>>, ma soprattutto dobbiamo conoscere, studiare, capire “quello che è stato” per evitare che riaccada.

 

 

G.M.D. ebreo di Venezia