Intervista al candidato Sindaco della città di Padova Luigi Sposato

Luigi Sposato, inaugura i tre centri di ascolto a Padova e lancerà venerdì 3 febbraio alla Fornace Carotta, le 21 azioni della sua campagna elettorale. L'invito sarà aperto a tutta la cittadinanza. Inizio convention alle 20.30.

La figura del Sindaco è sicuramente la più importante all’interno di una comunità, poiché rappresenta il collegamento diretto fra l’amministrazione comunale e i cittadini. Capire le esigenze delle persone, che siano commercianti, imprenditori, lavoratori, casalinghe o pensionati, ed interpolarle nell’azione di governo dev’essere la sua funzione primaria. Vista l’importanza del sistema economico e del suo sviluppo quale determinante preponderante per la creazione della ricchezza e del lavoro all’interno di un territorio, ci chiediamo se sia più semplice capire le esigenze di chi è impegnato in prima linea nella creazione di lavoro, produzione e ricchezza del territorio. Parliamo di tutto ciò con Luigi Sposato, imprenditore, candidato alle prossime elezioni per la poltrona di primo cittadino della città di Padova, e titolare di Eurointerim.

Luigi Sposato, lunedi lei ha avuto un incontro di presentazione e condivisione dei propri obiettivi con il commissario Michele Penta. Cosa direbbe del Comune di Padova riguardo all’efficienza amministrativa ed organizzativa dell’Ente? “Sono un imprenditore, quindi ho sempre avuto rapporti professionali con le multinazionali, le quali sono di per sé strutture complesse: devo dire però che un conto è vederle dall’esterno e un conto è viverle. Parlando della sua efficienza posso dire che in generale essa sia percepibile, ma che allo stesso tempo risenta di tutta una serie di caratteristiche insite nel concetto di “macchina comunale” che la rallentano. Faccio ancora fatica ad assimilare questi aspetti dell’ente e, anzi, spero per certi versi di non assimilarli mai, perché credo siano un problema molto serio nella ricerca della massima efficienza operativa. Purtroppo la burocrazia impone dei ritmi diversi ed è una cosa che, venendo dal settore privato, faccio ancora fatica a sopportare. Per un Sindaco di una città di una certa grandezza e importanza a livello provinciale e regionale, quale è Padova, c’è la possibilità di avere ancora un rapporto umano col primo cittadino. Con il Commissario Michele Penta, abbiamo affrontato i problemi legati al progetto del nuovo Ospedale, dello stadio, della sicurezza”.

Lei fa conoscere il programma anche sui social con post in cui prende posizione su vari argomenti sotto lo slogan “OSA”. Perché ? “La ricchezza viene prodotta dal lavoro. Bisogna ricominciare da capo, come hanno fatto i nostri padri dopo la guerra. In quel preciso momento avevamo grandi motivazioni e chi si è rimboccato le maniche ha cominciato a lavorare e a produrre per questo Paese. Si era ricominciato dal lavoro e si era arrivati a produrre di tutto nel nostro territorio. Dobbiamo osare, dobbiamo credere che ci possa essere una città migliore, più lavoro per i giovani, meno reati, una qualità di vita superiore a quella attuale. La mia intenzione è quella di fare ritornare Padova la capitale del nord-est”. 

La sua formazione è una lista civica. Perché vuole correre da “solo” alle prossime elezioni? “Qualcuno sostiene che voglio correre da solo, fuori dai recinti ideologici dei partiti. Noi corriamo da soli perché siamo convinti di raggiungere un successo straordinario. La mia squadra sarà costituita da professionisti preparati, che hanno voglia di fare politica”.

Quali sono secondo lei le maggiori differenze passando dall’ambiente imprenditoriale a quello di un amministratore pubblico? “L’imprenditore deve avere poche regole, uguali per tutti, che devono essere rispettate. Servono sia l’imprenditore con le sue competenze, sia persone che sappiano sostenere il lavoro. In questo momento il problema più importante che abbiamo è quello dell’attrattività del territorio: dobbiamo imparare a fare marketing territoriale in modo efficace per attirare risorse ed investimenti. Mi piacerebbe riuscire ad essere facilitatore affinché questo città riesca a diventare attrattiva e maggiormente unita. Nell’impresa purtroppo tutti remano in una direzione, mentre nella politica le scelte sono condizionate dai partiti”.

Se le dico “difficoltà nel suo lavoro di imprenditore”, qual è la prima cosa che le viene in mente? “Avviare una ricerca volta ad elaborare delle linee guida concrete per ottimizzare il sistema burocratico del nostro Paese. La promozione di un maggior livello di efficienza nell’apparato pubblico è da sempre un obiettivo per i governi nazionali. Oggi, nel particolare momento storico che sta vivendo il Paese, sovrapposizioni e sprechi nel funzionamento della macchina pubblica rappresentano un ostacolo per la competitività delle imprese e dell’intero sistema Italia da rimuovere urgentemente”.

In settimana inaugurerà tre sportelli di ascolto: il primo in via Guido Reni all’Arcella, il secondo in via Vigonovese, il terzo in via Roma a Ponte di Brenta. “Esattamente. I Punti di ascolto saranno elemento chiave della mia campagna elettorale proprio perché concretizza il mio modo di intendere la politica, portata avanti tenendo ferme quelle che sono le concrete e reali esigenze della gente. I punti di ascolto saranno concepiti proprio per mantenere sempre vivo il dialogo con la popolazione locale. Attraverso il dialogo con i cittadini, mi impegnerò a dare sostegno alle problematiche connesse al territorio. Questa mia cooperazione, sarà un modo per poter ringraziare tutti per la fiducia a me data e per poterla far riacquisire a quelle persone che sono scettiche nel credere alla possibilità di un futuro migliore. Rinuncerò al mio stipendio, e con le quote manterrò in vita i tre centri di ascolto, che in caso di vittoria, rimarranno permanentemente aperti”.

Il 27 gennaio viene celebrata la “Giornata della Memoria”, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Perché secondo lei bisogna ricordare e commemorare? “Ci sono fatti che la storia e il ricordo delle persone cerca di cancellare, censurare, dimenticare forse per esorcizzarne l’orrore, per nascondere le ferite o semplicemente per evitare di guardare quei fatti dritto negli occhi e doverci fare i conti. E invece, assai spesso – anzi, forse sempre – questi fatti vanno ricordati, tramandati alle nuove generazioni, resi parte integrante della cultura del mondo perché possono insegnare moltissimo con il loro carico di dolore. Perché mai più si ripetano nella storia. Ecco perché di fronte all’immensa tragedia dell’Olocausto del popolo ebraico perpetrato dal regime nazista, un uomo non può dimenticare o fare finta di nulla. Portarne il ricordo significa ricordare a quali abissi l’uomo può arrivare. Ma anche come ne può incredibilmente rinascere”.

Giancarlo Noviello