Intervista al fotoreporter Gabriele Orlini… il viaggio continua

“C’è una riduzione della possibilità di consumo, la gente ha più difficoltà a comprare rispetto a prima e la povertà probabilmente sta aumentando” e con essa la delinquenza.

L’avevamo lasciato così il fotoreporter Gabriele Orlini, che sta ultimando il suo lavoro sul femminicidio. Un lavoro che sta portando avanti dal 2015 quando si trovava a Buenos Aires nel quartiere di Villa31, che, insieme a Villa15, è uno dei posti più pericolosi di Buenos Aires. Ora lui vuole accendere i riflettori sulla violenza femminile e il suo lavoro, il progetto yoEva, sarà presentato a Padova.

Un governo, quello argentino, cambiato da poco  con il neo presidente eletto Mauricio Macri che in quasi due anni ha cancellato di fatto lo stato sociale favorendo le banche e la finanza e ha riportato l’ Argentina indietro di dieci anni.
“Con le persone che ho parlato per la strada – ci racconta Gabriele – con i funzionari politici, nessuno al momento ha fatto affermazioni del tipo: questo governo lavora bene; di fatto il Governo sta lavorando perché sta mantenendo quello che aveva promesso in campagna elettorale, ma è una visione a medio lungo termine e gli argentini non sono abituati a questo. A tutti quelli che ho chiesto pareri in merito, rispondono che dipende da che punto di vista lo guardi. Non è paura di parlare, è rassegnazione, gli argentini sono dei maestri nel fallimento”.

Una sorta di devozione?  “Sì credo sia questa l’interpretazione corretta, la politica nel Dna dell’argentino è qualcosa di fondamentale e determinante. L’ argentino è sempre stata una persona molto allegra che nonostante le difficoltà trovava il bello, quello che ho notato e che ogni giorno vedo sempre di più, è che l’argentino ha perso la capacità di essere allegro, ci sono una serie di opere nel medio lungo periodo che servono a migliorare i lati della città ma si è persa l’allegria, la gente è un po’ più rassegnata. I prezzi aumentano da una settimana all’altra, ma i salari rimangono tali. Il potere di acquisto è sempre più inferiore. Aumentando i costi prima almeno aumentavano gli stipendi. Oggi non sta avvenendo: in dieci giorni, i prezzi sono aumentati due volte. Questa è una politica improntata più sul lungo periodo a cui gli argentini non sono abituati. A livello di stato sociale, non so dire se stanno facendo una politica buona o meno ma è diversa rispetto a quella che c’era prima”.

Ma questa politica di medio lungo termine consentirebbe di salvare la classe più “povera” bisognosa? “In realtà la parte più debole del paese è quella più grande, l’Argentina è uno stato enorme. A Buenos Aires ci sono 14 milioni di persone, è il grosso del paese; in Patagonia ci sono due abitanti ogni due chilometri e la parte più importante del paese, la parte predominante è quella povera. Tolta Buenos Aires ci sono centri che non superano il milione di abitanti, il governo attuale ha cambiato la politica del paese da una politica di mercato interna a una politica di mercato estera e nonostante questa politica c’è in atto a Buenos Aires un grosso progetto di urbanizzazione che mira alla riurbanizzazione delle Villa miseria. Villa 31 è un agglomerato urbano di 60 mila abitanti, successivamente venne abitata da immigrati, dal Perù, dalla Bolivia, dalla Colombia, le persone hanno cominciato a costruire vere e proprie baracche ed essendo un agglomerato urbano non c’è nessun piano di urbanizzazione, non c’erano fognature, non c’era la corrente e così è stato per oltre 30 anni con le prime emigrazioni italiane nel paese.

Perché si chiama Villa? “I primi italiani l’avevano chiamata Villa, ma in realtà erano costruzioni fatiscenti  e per allegria la chiamarono Villa. Oggi Villa viene detto in spagnolo, venne costruita da italiani come moltissime altre cose perché il 60% degli argentini ha origine italiana. Il governo attuale ha previsto piano di urbanizzazione di questa Villa 31, è un piano importante perché a differenza di prima dove le politiche peroniste facevano poco, il governo attuale ha fatto una scelta diversa, ha deciso di bloccare ogni tipo di costruzione abusiva, nessuno infatti è libero di costruire all’interno della Villa. Ora c’è un minimo di urbanizzazione nelle strade interne, sopra Villa 31 passa l’autostrada e ci sono case costruite a fianco dei pilastri dell’autostrada. Oggi accade che chiunque voglia costruire all’interno della Villa deve presentare un piano. Per qualsiasi richiesta vengono mandati un architetto e un geometra che fanno un sopralluogo, poi da qui parte la proposta al governo ma questo modo di procedere crea disturbo perché l’argentino non è abituato a lavorare in questa maniere. L’argentino è abituato a chiedere come parte sociale, stiamo parlando comunque di classi basse. E ora invece l’argentino si ritrova a chiedere non per avere, ma per avere un permesso. Di sicuro secondo una visione a medio lungo termine si crea una stabilizzazione ma ci sono una serie di problematiche all’interno della villa che non potranno essere risolte così, alcune questioni come la delinquenza, la prostituzione e soprattutto lo spaccio di droga…”

Continua…

Serenella Bettin