La legge sul federalismo fiscale approvata con 40 voti a favore

Il governatore: «dobbiamo colmare il gap con Trento, Bolzano e Friuli Venezia Giulia. Ora tratterò con Bressa»

Luca Zaia tende la mano al premier Paolo Gentiloni, “seduce” il Pd che non vota e incassa il via libera con 40 Sì per aprire il negoziato con il governo sulle 23 materie e i 9/10 di Iva Ires e Irpef da trattenere in Veneto sul modello Bolzano. «Mi sono sentito con il sottosegretario Gianclaudio Bressa, penso che la prossima settimana si possa già insediare il tavolo istituzionale». Il governatore entra in aula alle 17,45 e sta parlando Graziano Azzalin, tenace oppositore del referendum, Zaia lo ringrazia per la lealtà nella battaglia. Nessuna polemica. Nicola Finco e Silvia Rizzotto gli cedono la parola e lui parla mezz’ora e palazzo Ferro Fini si riconcilia con la politica, con i progetti di una terra che non ha alternative: colmare il gap con Friuli e Trentino Alto Adige.

«Non cerco la rissa, non voglio rovesciare il banco a Roma» dice il presidente «del potere esercitato dal popolo che ha aperto la strada del federalismo fiscale e dell’autonomia delle regioni che Renzi voleva umiliare con il voto del 4 dicembre 2016». Il gap da colmare si chiama “statuto speciale”: dicono Nordest e i nostri imprenditori-eroi del Veneto riescono a fare miracoli senza gli aiuti che invece ricevono le aziende a Trento, Bolzano e in Friuli.  Provo imbarazzo, c’è anche Fregona a Treviso che vuole andare con Pordenone, nessuno dei nostri 575 comuni cerca l’annessione con la Lombardia e l’Emilia Romagna, è questo il gap da colmare: dura dal 1970».Il ruolo chiave di Finozzi.

Luca Zaia va a Roma con un mandato ampio, senza alcun vincolo: il capolavoro di mediazione porta la firma di Marino Finozzi, il presidente della prima commissione che strappa il consenso unanime alla trattativa. Anche il Pd spalanca la porta della massima fiducia al governatore, che ringrazia per l’investitura plebiscitaria. Il messaggio è chiaro e supera gli steccati di partito, mai come oggi tutto il consiglio regionale lancia la sfida al governo sul terreno delicato del federalismo fiscale, una riforma avviata da Prodi, D’Alema e Amato nel biennio 2000-2001 e poi relegata nel cassetto da Berlusconi nel triennio 2008-11 e infine sepolta da Mario Monti. Ora la “questione settentrionale” torna al centro dell’agenda, con Veneto, Lombardia ed Emilia che chiedono di esercitare le competenze previste dall’articolo 116 della Costituzione. Il consenso di 2,4 milioni.«Ho una missione da compiere, 2,4 milioni di veneti ci chiedono di portare a casa il federalismo fiscale e ringrazio Graziano Azzalin, la bandiera del No che coltiva un cripto sì. Questa vittoria è di tutti. Chi ha lavorato per il No, ha dato qualità al dibattito. Fracasso, “mister no 9/10″a nome del Pd ha espresso forti critiche sulle aliquote di Iva Ires e Irpef che il Veneto vuole trattenere, quella richiesta l’ho scritta nella lettera inviata al premier Renzi e al ministro Costa il 14 marzo 2016. Non cambio strada, trovatemi una sola persona che dica: “no grazie, sono troppi”.

Il premier Gentiloni ha aperto le porte all’autonomia come “efficienza dell’economia del Nord” e spero che con il governo si possa firmare un primo accordo, ma la trattativa sarà lunga perché non accetto il gioco al ribasso», ha concluso Luca Zaia.

Trascinato da Marino Finozzi, l’assessore al Bilancio Forcolin ha a smontato la tesi Dem. “Da due giorni si parla di 9/10: i 24 miliardi di Iva Ires Irpef sono un gettito reale, ma il Veneto ha versato 62 miliardi di tasse nel 2016. Se ne togliamo 24 per pagare le pensioni Inps e gli altri 24 che noi rivendichiamo per il modello Bolzano, ne restano pur sempre 14 nelle casse del Mef: questo è il residuo fiscale reale che il Veneto lascia all’Italia per pagare le altre funzioni con il fondo di solidarietà nazionale. In realtà noi paghiamo 71 miliardi con i tributi locali: la strada ci porta a tagliare l’addizionale Irpef dei Comuni». Nessuna replica. Tutti a favore, a partire da Lega, lista Zaia e MS5.  Il più felice è Marino Zorzato che ha rivendicato la firma del suo gruppo sulla legge del referendum. Anche lui ha vinto. Ora tocca a Zaia. “Presidente, non mollare mai” gli ha detto ieri l’assemblea legislativa: ora inizia la vera sfida.

C.C.