Quando la povertà distrugge i più deboli

Vive da sola alla periferia di Padova, ma il suo non è certo un bel vivere. Con una pensione minima, senza i soldi per mantenersi, e senza nemmeno il gas con cui scaldare un piatto di pasta. È andata avanti così per tutto l’inverno, stringendo i denti e accontentandosi delle scatolette di cibo freddo, e alla fine è collassata finendo al pronto soccorso.
Una pensionata settantacinquenne è svenuta tra gli scaffali del supermercato Alìper, al quartiere dell’Arcella, riprendendosi solamente grazie al soccorso di un medico che stava facendo la spesa. La donna ha perso i sensi e poi, una volta tornata in sé, ha raccontato a chi gli stava attorno la sofferenza che la tormenta: «Mangio pochissimo, non posso permettermi nulla. Non ho più le forze». Freddo e fame, quindi, hanno rischiato di essere una combinazione fatale.
Cadere a terra perché non si ha più un briciolo di energia, dopo aver saltato moltissimi pasti perché la credenza è desolatamente vuota: può succedere anche in una città ricca come Padova, dove episodi di questo genere non sono affatto rari.

«Questo non è un caso isolato – conferma il responsabile del supermercato  -. Abbiamo molti clienti anziani e soli che non arrivano alla fine del mese. Sono persone molto carine che hanno una loro dignità, e qualcuno a volte non vede l’ora di raccontare la propria storia. È grande la voglia di parlare e di ricevere un conforto. La solitudine si nota eccome. A volte vivono senza nessuno perché i figli magari hanno cambiato città o sono all’estero per poter lavorare». E molte volte queste persone on trovano il coraggio di chiedere aiuto, preferendo una vita di stenti.

Il primo a soccorrere la signora, ieri mattina, è stato un dottore padovano. Vive proprio al quartiere Arcella, è titolare di un ambulatorio a Mira in provincia di Venezia, ma chiede di restare anonimo: «A me – racconta – interessa solamente aver aiutato quella povera signora».
Il medico le ha fatto le prime manovre di rianimazione, mentre un addetto del supermercato chiamava il 118. «Quando si è ripresa – spiega – ho cercato di farla parlare per mantenerla vigile. Mi ha raccontato che vive sola e che i soldi della pensione non le bastano. Il gas non ce l’ha più, forse l’ha staccato perché non era in grado di pagare le bollette, e in questi giorni si difende dal freddo imbottendosi con più vestiti. Ma non è sufficiente, in questo periodo. Soprattutto ad una certa età, inoltre, mangiare solo cibo freddo non va bene. La signora ha bisogno di aiuto: non è possibile vivere in quelle condizioni senza nemmeno scaldare un bicchiere di latte o cucinare un pasto caldo».

Sempre più spesso anche a Padova si assiste a scene che purtroppo nessuno vorrebbe vedere: donne e uomini che aprono i cassonetti dei rifiuti alla ricerca di cibo. Episodi simili sono frequentissimi nell’area della stazione, ma anche nella centralissima riviera Ponti Romani. La scorsa settimana, giusto per fare un esempio, un uomo si è piegato all’interno di cassonetto per recuperare scarti di un supermercato e una volta uscito è finito a contendersi quel sacchetto di cibo con alcuni gabbiani. Spesso le persone bisognose attendono la chiusura dei mercati di ortofrutta in piazza delle Erbe e in Prato della Valle. Munite di sacchetti di plastica, si aggirano tra gli scarti dei banchetti recuperando frutta magari ammaccata e insalata. Molte volte non si tratta di sbandati o persone senza fissa dimora, ma di anziani che prima di mettersi a cercare il cibo si guardano intorno. Con occhi bassi, quasi vergognandosi.

Giuliana Lucca