La protesta dei migranti

il prefetto: "Se tornate a Cona, 100 partiranno subito". I rifugiati: "Mai più lì, è un magazzino umano"

Una trattativa, che non si è ancora conclusa. I 55 migranti che nei giorni scorsi erano scappati dal centro di Conetta finendo prima Piove di Sacco e poi a  Padova mercoledì mattina sono stati trasferiti con un bus della prefettura di Venezia verso il centro civico di Malcontenta, per un incontro con Boffi.

Una giornata di dialogo non è bastata: “Non dormiamo da 72 ore, chiediamo di poter restare un po’ tranquilli per schiarirci le idee sulla proposta che ci è stata fatta”, hanno chiesto i migranti dopo quasi dieci ore di confronto con il prefetto.

La soluzione prospettata dal ministero dell’Interno ai 55 migranti è stata quella di tornare al centro di Cona, ma con una proposta: il prefetto ha assicurato lo spostamento di altri 100 migranti entro tre giorni, il miglioramento delle condizioni della struttura di Cona e ha promesso di non tenere conto di questa “fuga”, che avrebbe fatto decadere il diritto a richiedere lo status di rifugiati.

Dopo aver ricordato che la struttura  è passata dai 1500 ospiti di luglio ed è scesa agli 800  attuali, il prefetto Boffi ha ribadito che ad essere trasferiti saranno le cento persone da più tempo a Cona.

E qui si è arenata la trattativa con i migranti. La loro risposta è stata: “Mai più a Cona”.

In apertura di incontro i migranti hanno parlato al prefetto rivolgendosi a lui “come se parlassimo da figli a un padre”, ringraziandolo, ma ribadendo la loro volontà di non tornare a Cona, perché la ritengono inadeguata, scomoda ma anche per le lunghezze burocratiche nel decidere il loro status.

“Noi la vedamo come un padre”, ha detto uno dei migranti, “se diciamo che non vogliamo tornare a Cona è perché le condizioni non sono buone per l’ospitalità. Dirci di tornare a Cona è come dirci di tornare per strada, non è un’alternativa. Non faremo danni, chiediamo di non rimandarci a Cona e che ci dia tempo per risistemarci in strutture più piccole”.

“Se avessi avuto sistemazioni migliori le avrei date” – la replica del prefetto Boffi – “a Cona a luglio c’erano 1400 persone, una settimana fa ce ne’erano 1100, oggi 800. Non si può consentire che chi protesta, chi si rivolta, scavalchi quelli che sono più anziani di permanenza della struttura. Sapete che l’abbandono volontario delle strutture determina la decadenza del procedimento, ma in considerazione della particolarità, dell’eccezionalità della situazione, se siete disposti a tornare a Cona, vi garantisco una soluzione rapida”.

Poi i migranti si sono riuniti in assemblea per decidere.“Non vogliamo più vedere Cona”, la risposta dei migranti, “Grazie  per averci ascoltati: non capiamo come la soluzione possa essere Cona. Ci erano già state date garanzie, quest’estate che la situazione a Cona sarebbe migliorata, ma così non è stato. Cona non è un centro di accoglienza, è un magazzino di scarico umano. L’interesse dell’albergatore è che gli ospiti restino lì, perché più giorni stanno più incassa. Ma noi dobbiamo avere la lucidità di trovare un albergo adeguato. Ringraziamo tutti gli italiani per l’ospitalità che ci danno: abbiamo sangue e sentimenti come voi. Voi oggi siete i nostri padri e madri, dovete aiutare questi ragazzi per dare loro una formazione, altrimenti rischiano di restare senza lavoro. Invece se li formate, se hanno documenti, potranno andare a scuola, lavorare, pagare affitti e tasse, come ho fatto io: ho imparato l’italiano andando a scuola. L’Italia ha salvato la mia vita, ma quante persone sono ancora sfruttate?”.

G.N.P.