La richiesta veneta dello statuto speciale in Fvg suscita perplessità

Malumore tra i Dem mentre il centrodestra critica la Serracchiani

Il referendum di domenica scorsa in Veneto per chiedere maggiore autonomia in base a quanto già previsto nella Costituzione, se da un lato ha confermato la validità del percorso intrapreso dal presidente Luca Zaia dall’altro ha creato malumori in Friuli Venezia Giulia, soprattutto in relazione al fatto che l’esponente veneto della Lega ha dichiarato che in aggiunta alle 23 competenze chiederà al Governo anche il riconoscimento dello statuto speciale.

Nella seduta immediatamente successiva all’esito referendario, infatti, la giunta veneta ha approvato anche un disegno di legge concernente “Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento Nazionale ai sensi dell’articolo 121 della Costituzione, relativa a ‘modifica dell’articolo 116, primo comma della Costituzione”, con la quale si chiede il riconoscimento del Veneto come Regione a Statuto Speciale. Si tratta di un solo articolo: “nel primo comma dell’articolo 116 della Costituzione, dopo le parole “la Valle d’Aosta” sono aggiunte le seguenti: “e il Veneto”.

Immediate le reazioni arrivate dall’altra parte del Tagliamento, a partire da quella della presidente Debora Serracchiani che intervenuendo già lunedì a Radio Anch’io ha dichiarato: “Il quesito del referendum posto in Veneto non parla di statuto speciale e Zaia non ha fatto questa proposta nel suo referendum m ora chiede lo statuto speciale. Dunque non è in linea con quanto chiesto con il referendum” aggiungendo che “la Costituzione da sempre ci consente autonomia differenziata e bene ha fatto l’Emilia Romagna, così come ha fatto Maroni in Lombardia, a seguire il percorso previsto dalla Costituzione. Zaia invece non segue lo stesso percorso».

Una proposta, quella lanciata da Luca Zaia, che per Debora Serracchiani, che è pure componente della direzione nazionale del Pd, “è provocatoria nonchè irricevibile,anche perchè il riconoscimento della specialità è nato ed è basato su specificità storiche, linguistiche che lo hanno reso necessario”.

E’ un vero e proprio “duello”, come ha intitolato il Messaggero Veneto con articoli a riguardo firmati da Mattia Pertoldi, quello che si sta “consumando” tra i due presidenti, con Debora Serracchiani a difendere in prima linea la “specialità” del Friuli Venezia Giulia, facendo quasi pensare che questo possa diventare, non tanto per lei che probabilmente se ne andrà in Parlamento (anche se, a questo proposito, non ha ancora reso nota ufficialmente la sua decisione) quanto per il centrosinistra, un tema da campagna elettorale per le prossime regionali.

Non a caso anche il presidente del Pd del Fvg Salvatore Spitaleri ha richiamato in una sua nota la questione della specialità, sostenendo che “il Veneto ha messo nel mirino il Friuli Venezia Giulia” facendo anche trasparire possibili ritorni a “spinte autonomistiche” sul fronte triestino-giuliano, dove peraltro questi sono argomenti da sempre oggetto di forti e accesi dibattiti.

Dal canto suo Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e coordinatore della Conferenza dei Consigli regionali, ha dichiarato che “Fin dalla conferenza plenaria a Cagliari dello scorso maggio abbiamo individuato nel percorso referendario, promosso dalle Regioni Veneto e Lombardia, un’occasione per riaprire il ragionamento su un nuovo sistema di relazioni tra comunità regionali e stato centrale. Per questo i referendum di domenica non vanno letti con la lente della tattica politica, peggio pre elettorale. E’ del tutto comprensibile che ognuno tiri l’acqua al proprio mulino enfatizzando o sminuendo gli effetti della consultazione, ma vanno colti alcuni importanti stimoli”.

Critiche a Debora Serracchiani e al centrosinistra sono giunte da Alessandro Colautti, capogruppo in consiglio di Ap, per il quale “nulla è stato fatto per un coinvolgimento popolare che potesse rappresentare una forza in più per il futuro della nostra autonomia”. Dal centrodestra Riccardo Riccardi, capogruppo di FI, ha sottolineato che “la direzione indicata dal risultato del referendum sull’autonomia di Veneto e Lombardia è chiara: tornare a spingere sul principio di sussidiarietà, lasciare solo alcune specifiche competenze a Roma affidando le altre alle Regioni e, soprattutto, riportare al centro dell’agenda politica la mai risolta e oggi particolarmente sentita questione settentrionale”.

“Ma un messaggio chiaro – ha aggiunto – è arrivato anche al Governo, ormai in evidente stato confusionale. Invece di cercare di delegittimare una consultazione sacrosanta e rispettosa della Costituzione, gli esponenti del Pd avrebbero fatto meglio ad ascoltare con umiltà il polso della società. Invece, come sempre, hanno preferito ascoltare la propria arroganza. Le Regioni del Nord devono ora capire che solo unendosi in un asse unitario potranno avere la forza per trattare con Roma la definizione delle competenze e la rimodulazione fiscale e per competere con i Paesi confinanti”.

Ad esultare per i risultati in Veneto e Lombardia è stata, in particolare, Barbara Zilli, consigliere regionale della Lega Nord, la quale in un comunicato ha rilevato che “sono la migliore risposta a chi ha bollato la consultazione come inutile, salvo poi attaccarsi al carro dei vincitori elogiando la volontà popolarea tristezza vedere certi alleati tentare di sminuire il risultato di una così grande consultazione popolare: con coerenza la Lega si batterà sempre per dare maggiore autonomia ai territori.

La forza di una comunità che chiede maggiori competenze allo Stato centrale per la propria Regione va sempre rispettata – ha rimarcato – e la propaganda dell’accordo tra Emilia Romagna e Stato centrale è stato solo uno specchietto per le allodole, innanzitutto perché l’iter è iniziato molto dopo l’indizione del referendum e poi perché il risultato della concessione di più competenze è stato il taglio di oltre 230 milioni da parte di Roma. Non è questa l’autonomia che noi vogliamo”.

La stessa Zilli ha annunciato la presentazione di una mozione per impegnare la Giunta “ad avviare una seria e rinnovata trattativa per ottenere maggiori competenze e rusorse finanziarie e tributarie anche per il Friuli Venezia ” spiegando che “il legittimo voto dei veneti e dei lombardi è un risultato storico che anticipa una necessaria revisione in senso federale dello Stato”.

“E’ una vittoria del popolo”: così si è espresso a sua volta Renzo Tondo, ex presidente del Fvg e attuale capogruppo di Autonomia Responsabile in consiglio regionale. “Celebriamo una grande giornata di democrazia – ha evidenziato – per diverse ragioni. La prima, da non sottovalutare: il popolo si è ripreso il diritto di decidere e ha mandato un messaggio inequivocabile a Roma. Secondo: Veneto e Lombardia hanno votato per trattenere più risorse sul territorio, da convertire in servizi. Una gestione oculata e responsabile dell’autonomia rafforza i servizi e riavvicina la gente alle istituzioni. Terzo: a differenza di quanto succede in Spagna, qui tutto si è svolto nel pieno rispetto della Costituzione”.

Lucio Leonardelli