La storia di Valentina Bano. Vince la battaglia contro il tumore al seno e pensa già alla prima mezza maratona alle Mauritius.

Si allena tutti i giorni alle 6 di mattina, inseguendo obiettivi di corsa ancora più ambiziosi.

La storia di Valentina Bano è uguale a tante altre donne che hanno affrontato la battaglia contro il tumore al seno e l’hanno vinto. Il dolore di una malattia, quel senso dell’ignoto, quella consapevolezza amara che lascia la malattia, la morte che si affaccia alla vita come se fino a quel momento avessimo pensato di essere inattaccabili, invincibili, immortali. Il cancro abbassa le difese, non solo quelle immunitarie, anche quelle psicologiche, annulla quelle certezze che davano un senso alla vita fino a pochi minuti prima e s’insinua lentamente tra le speranze, iniettando un veleno mortale fatto di paura, angoscia…centralizza i discorsi, i sentimenti, azzera progetti, è un terremoto lento, di quelli che tirano giù tutto, ma un pezzo per volta, non tutto insieme e così la paura si alimenta di paura, l’angoscia di angoscia e mentre fissiamo insistentemente lo sguardo su chi non vogliamo perdere, tutto intorno a noi cambia. Noi immobili, quasi non ce ne rendiamo conto. Quando poi tutto finisce, volgiamo lo sguardo e ci accorgiamo che intorno a noi tutto è cambiato, intorno e dentro di noi, e allora ci rendiamo conto di quello che abbiamo vissuto, del terremoto che ha sconvolto la nostra vita.

La storia di Valentina Bano, farmacista e podista per passione, cerca di uscire allo scoperto e testimoniare alle donne che affrontano la terribile esperienza del tumore al seno che non sono sole e che l’atteggiamento positivo è la strada migliore per confrontarsi con la malattia che, oltre agli effetti fisici provoca danni emotivi spesso molto più dolorosi e difficili da superare.

 Valentina, intanto come è nata la passione per il running? “La passione per la corsa è nata quasi per caso. La corsa è un’attività che, essendo fisicamente impegnativa, mi permette di concentrarmi e di “staccare” dalle questioni relative al lavoro e dalle altre priorità, che normalmente occupano la maggior parte della mia giornata.  Ero aumentata di chili, il mio metabolismo si era bloccato e dovevo trovare uno sport, economico, da praticare tutti i giorni. Correvo quattro-cinque chilometri attorno al mio quartiere, tutti i giorni alle sei del mattino. Era il luglio del 2012, pesavo 72 kg ed ero praticamente depressa. Correvo con delle scarpe non idonee, ma nonostante ciò, mi ostinavo a macinare chilometri. Avevo male ai polmoni, un sonno profondo, ma la determinazione unita alla voglia di correre, mi portava ad alzarmi lo stesso e andare a correre… A poco a poco ho aumentato gradualmente i chilometri, ed una volta acquisita più esperienza, ho cambiato tipologia di allenamenti cambiando anche le scarpe”.

La corsa per te è un motivo di ispirazione? ”È un momento di riflessione. Mi permette di pensare e di mettere in ordine i pensieri. A volte mi trasmette un grande entusiasmo, altre volte pace, sicuramente una situazione di benessere. La corsa libera la mente, aiuta a stemperare le tensioni”.

Mi racconti la tua prima esperienza in una gara agonistica? “La mia prima e unica esperienza di gara agonistica é stata a Reschigliano di Campodarsego nel 2015. Non ero riuscita a partecipare a molte altre gare agonistiche a causa di una forte infiammazione al tendine d’Achille, che mi ha bloccata per sei mesi, e ovviamente la chemioterapia dell’anno scorso. A Reschigliano dovevo percorrere sedici km. Non sono arrivata prima ovviamente, ma nella mia categoria, mi sono distinta egregiamente. Mi piace correre assieme ad altre persone, perché è molto più stimolante”.

Che cosa hai fatto o fai nel tuo lavoro o nella tua vita per il bene della corsa ? “Purtroppo nulla… Lavoro in piedi ed è stancante”.

Come riesci ad incastrare la tua attività professionale di farmacista con la corsa? “Corro alla mattina o alla sera, ma soprattutto di domenica mattina. É diventato una routine. Certo con le temperature di questi giorni, evito ma normalmente alle 8 sono già fuori casa… La corsa è molto utile per il mio lavoro, infatti la mia professione di farmacista, richiede sempre concentrazione e metodicità”.

Diversi mesi fa hai scoperto di avere un tumore al seno. In mezzo lo sconforto, la rabbia, la paura, una fatica dopo l’altra, ma anche l’amore dei propri cari, la voglia di stenderla questa malattia che non ti ha dato pace, ti ha portato via pezzi di memoria e ricordi, ma non la voglia di correre. Perché la corsa è lotta e vita, perché la corsa fa sentire liberi. Ci puoi raccontare come è iniziata la tua battaglia contro il male? “Avendolo preso in tempo, avendolo estirpato e fatto le terapie, risulto fuori dal tunnel. Dal punto di vista sanitario non sono guarita e non lo sarò per i prossimi dieci anni, ma oggettivamente non c’è più. È iniziato il tutto a febbraio del 2016, quando sono andata dal mio medico di base per altri motivi, e gli ho chiesto di questo nodulo che sentivo. Fatta la richiesta di mammografia, ho fatto l’esame il giorno del mio compleanno e da lì nel giro di quattro giorni, ero già allo all’Istituto Oncologico Veneto di Padova”.

La fase peggiore sei riuscita a lasciarla dietro alle spalle. Ora il sogno di correre una gara continua….ti sei prefissata un obiettivo a medio o lungo termine? “I miei amici l’anno scorso hanno fatto la Moonlight, da Cavallino-Treporti e Jesolo, e mi piacerebbe correrla quest’anno. Ma il grande sogno rimane la mezza maratona alle Mauritius…”

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, dice una canzone. E qui di sogno ce n’è solo uno, che raccoglie vite e le lega insieme. Tu a chi vorresti dedicarla la vittoria contro il male che sei riuscita a sconfiggere con una grande forza di volontà? “La voglio dedicare a me stessa perché ho dimostrato per l’ennesima volta che posso farcela, che sono tosta e che non mi abbatto facilmente, neanche di fronte a cose così importanti”. 

Ogni attimo della vita cambia gli equilibri, ogni momento è speciale. Di corse ne hai ancora molte da fare». Perché c’è sempre un traguardo da raggiungere, con orgoglio. Quale sarà il tuo prossimo traguardo nella sportiva? ”La mezza maratona di Padova. La correrò assieme ad un amico maratoneta che mi farà da lepre”.

Che consiglio daresti alle donne malate di tumore? “Consiglio di trovare la forza per andare avanti, di vivere il momento e di volersi bene… Più ci si vuole bene, più si sta meglio”.

 

 

 

 

Giancarlo Noviello