Le fiamme gialle in Mediocredito Fvg

Sia la Regione che la Banca evidenziano le rispettive estraneità alle indagini

“Deve essere chiaro che la Regione, come proprietaria di maggioranza della Banca, è vittima – al pari dello stesso Istituto – di condotte di reato quali quelle ipotizzate e che, ove tali condotte risultassero accertate e individuati i relativi responsabili, agirebbe a propria tutela in tutte le sedi giudiziarie competenti”.

Lo ha affermato l’assessore regionale alle Finanze Francesco Peroni, commentando la notizia di un’ispezione, avvenuta nella giornata di mercoledì, della Guardia di Finanza di Udine negli uffici di Mediocredito Spa, nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Udine.

“Va ricordato che il periodo maggiormente segnato dal fenomeno dei crediti deteriorati, poi classificati dalla Banca a sofferenza, emerge soprattutto tra il 2001 e il 2007, con un picco massimo tra il 2005 e il 2008. Ciò è stato già da tempo reso noto dall’azienda in numerose audizioni in Consiglio regionale; e proprio durante l’ultima audizione, resa dall’allora presidente Compagno, fu comunicato che l’Istituto aveva ritenuto di avviare azioni di tutela legale, a fini di risarcimento del danno subito da Mediocredito”.

“Per quanto concerne l’azione dell’attuale Governo regionale, è ormai ampiamente documentato che la Banca che ci siamo trovati a gestire nel 2013 aveva già ‘in pancia’ tutti i germi patogeni che si sono suggestivamente sprigionati con virulenza”.

“Rivendichiamo di aver tempestivamente messo mano a tutte le terapie del caso, in sintonia con i principali soci della Banca e in piena coerenza con le indicazioni dateci dall’Autorità di Vigilanza. Dunque: pulizia della Banca dalle sofferenze, aumento di capitale e ricerca di una partnership industriale capace di portare Mediocredito al passo con l’evoluzione del mercato”.

“Questo difficile percorso di risanamento, dopo le operazioni straordinarie della scorsa estate (cessione al mercato delle sofferenze e correlato aumento di capitale) è quasi ultimato e i cittadini di questa Regione devono essere certi che le risorse impiegate a tal fine sono state spese a salvaguardia di un interesse collettivo. Scelte diverse avrebbero comportato perdite maggiori”.

“In ogni caso la Regione ha piena fiducia nell’azione della magistratura e – ha concluso l’assessore – collaborerà all’accertamento dei fatti in tutte le forme possibili”.

Secondo le indiscrezioni vi sarebbero due ipotesi di reato, ovvero il concorso nella bancarotta semplice e il mendacio bancario, però, a quanto pare, al momento nessun nome sarebbe ancora stato scritto nel fascicolo della procura di Udine.

L’indagine delle fiamme gialle sarebbe collegata ad una denuncia fatta dagli esponenti del Movimento 5 Stelle, specificatamente quella dell’europarlamentare Marco Zullo, e farebbe riferimento, in particolare, ai “crediti deteriorati” e alle difficoltà registate da Mediocredito negli anni scorsi, che determinarono diverse ispezioni della Banca d’Italia e cui ha fatto seguito un piano di risanamento della banca regionale attuato dalla ex presidente Cristiana Compagno.

Quest’ultima, peraltro, aveva già annunciato di voler lasciare la guida dell’istituto bancario regionale dopo l’aumento di capitale che era previsto per fine giugno formalizzando lei stessa tale scelta in occasione di un’audizione tenutasi davanti alla Prima Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

Compagno nella circostanza aveva detto di essersi “messa a disposizione della banca per un mandato di tre anni e non ho mai parlato di due mandati. Siamo in scadenza tutti come organi di governo – aveva aggiunto – ma seguirò le operazioni straordinarie fino all’aumento di capitale e dunque fino all’autorizzazione da parte della Banca d’Italia. Poi tornerò all’università, dove al momento sono in aspettativa senza assegni”.

E proprio da pochi giorni Mediocredito ha quindi nominato ha nel frattempo già nominato quale nuovo presidente – su indicazione della regione – Emilio Casco, 58 anni, nato a Latisana e residente a Milano, attualmente consulente, nel settore del Wealth management (gestione patrimoniale), di Banca Akros Spa del Gruppo Banco Bpm.

Nella serata di ieri l’assessore regionale Peroni ha emesso un’ulteriore nota nella quale sottolinea che ” “Nessuna delle operazioni bancarie oggetto degli atti d’indagine compiuti presso Mediocredito risulta riferibile ad amministratori espressione di questa Giunta”.

“Da quanto si apprende dalla Banca – ha spiegato Peroni – si tratta infatti di pratiche comprese in un arco temporale tra il 1997 e il 2013: operazioni, dunque, in nessun modo attribuibili agli amministratori designati dall’attuale Esecutivo regionale. Va infatti ricordato che l’ex presidente Compagno s’insediò al vertice dell’Istituto solo nel febbraio 2014 e che la residua compagine degli organi di governo fu nominata dall’assemblea dei soci il 29 aprile 2014”.

L’assessore ha anche auspicato che “le indagini della magistratura si svolgano il più speditamente possibile e che il dibattito pubblico sulla vicenda tenga ben distinto il piano delle eventuali responsabilità penali individuali, al momento ancora indeterminate, dall’azienda Mediocredito, che delle condotte criminose ipotizzate, ove accertate, sarebbe vittima”.

“Non saranno eventuali polemiche o strumentalizzazioni politiche a distoglierci dall’impegnativo lavoro di rilancio dell’Istituto. Sfida che abbiamo intrapreso, avendo come unico riferimento la tutela dell’interesse pubblico, che è quello dei cittadini contribuenti, cioè – ha concluso Peroni – i veri titolari del patrimonio amministrato dalla Regione”

Sempre in serata anche Mediocredito ha emesso una nota nella quale si riportano che “la perquisizione della Guardia di Finanza presso gli uffici dell’istituto ha avuto come presupposto ipotesi di reato che, qualora accertate, farebbero capo a persone fisiche, al momento ignote. Non esiste alcuna ipotesi di reato riferita a Banca Mediocredito.”

Si aggiunge poi che “una delle ipotesi di reato su cui si è basata la perquisizione è quella di concorso in bancarotta semplice e non riguarda in alcun modo Mediocredito bensì persone fisiche ignote.Ad oggi le operazioni prese in esame nella perquisizione sono, nella totalità, relative a delibere assunte nel periodo 1997-2013.”

“Qualora le ipotesi di reato che hanno dato luogo alla perquisizione dovessero essere accertate, è del tutto evidente – viene sottolineato dall’istituto – che Mediocredito risulterebbe parte lesa. Pertanto, Banca Mediocredito – che ha offerto sin da subito la massima collaborazione agli inquirenti – auspica che si arrivi al più presto all’accertamento della verità. Ove risultassero accertate responsabilità penali ai danni dell’istituto, Banca Mediocredito si tutelerebbe in tutte le sedi giudiziarie competenti.”

La nota si conclude rilevando che “Banca Mediocredito tutelerà in tutte le sedi la propria immagine e la propria reputazione a fronte di eventi o iniziative che possano arrecare all’Istituto qualsiasi danno ingiusto. Risulta, infine, del tutto inesistente e senza fondamento l’ipotesi, ventilata in alcuni articoli, che la perquisizione della Guardia di Finanza possa in qualche modo avere un’influenza su eventuali processi aggregativi o di partnership in corso.”

Lucio Leonardelli