Dopo l’inferno in fabbrica a Padova non ce l’ha fatta l’operaio

Acciaierie, muore dopo 24 giorni di agonia

È morto poco dopo la mezzanotte Sergiu Todita, l’operaio delle Acciaierie Venete investito da un’onda di calore a oltre 1500 gradi il 13 maggio scorso. Lui e il collega Marian Bratu hanno subito le conseguenze più pesanti della caduta di una siviera che conteneva 90 tonnellate di acciaio fuso.Un perno spezzato, il grande contenitore che si schianta al suolo e poi l’impatto con il calore e gli schizzi di acciaio fuso che hanno prodotto ustioni gravissime ai due lavoratori più vicini alla siviera, ferendo gravemente anche David Di Natale e Simone Vivian tornato a casa già all’indomani dell’incidente. Ancora gravissime le condizioni di Marian Bratu, ricoverato all’ospedale di Padova, mentre Todita, il 39enne dell’Arcella di origini moldave, dopo 24 giorni di agonia è deceduto al reparto grandi ustionati dell’Ospedale di Cesena lasciando a piangerlo una moglie e una figlia 13enne ma pure i tanti colleghi che ieri pomeriggio si sono riuniti fuori dai cancelli dello stabilimento di riviera Francia.

Un presidio silenzioso, dove il silenzio diceva più delle parole. Nei loro occhi è vivo il dramma che si è consumato domenica 13 maggio, la disperazione mista a rabbia per i colleghi coinvolti e lo sgomento per la morte di Sergiu che ha lottato a lungo tra la vita e la morte. «Todita Sergiu» si legge nello striscione che i lavoratori hanno appeso ai cancelli dell’azienda «è stato un onore conoscerti» e sotto tante candele accese dai colleghi e dagli amici accorsi per rendergli omaggio. «Non sappiamo proprio cosa dire» ha dichiarato Stefano Lazzarin, responsabile della sicurezza per la Fiom in Acciaierie Venete e portavoce del dolore dei colleghi di Sergiu.

«Questo tragico epilogo è un colpo molto pesante, sebbene avessimo ben presente che le sue condizioni erano gravissime. Ora non ci resta che stare vicini a una famiglia distrutta dal dolore». Nella mattinata di ieri i sindacati, unitariamente, hanno proclamato il blocco delle attività dello stabilimento di via Francia per 24 ore e uno sciopero di tutti i metalmeccanici padovani di due ore fra ieri e oggi in segno di lutto. Nel frattempo si lavora a una nuova manifestazione che sfilerà per le strade del centro di Padova la prossima settimana.

«Siamo in una condizione di sgomento e di rabbia» ha dichiarato il segretario della Fiom Cgil di Padova Loris Scarpa davanti ai cancelli delle Acciaierie Venete. «Ma oltre alla rabbia e all’indignazione sta montando una profonda consapevolezza che sia necessario cambiare un sistema che fino ad ora ha lasciato le aziende e i lavoratori soli e senza controlli adeguati».

Nel frattempo le segreterie di Fiom, Fim e Uil del Veneto puntano il dito sul tavolo per la sicurezza attivato dal presidente della Regione Luca Zaia all’indomani dell’incidente. «Occorre che il governatore, gli assessori al Lavoro e alla Sanità, diano corso con urgenza agli impegni presi con il sindacato per garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro» si legge in una nota congiunta di Fiom Fim e Uilm venete. «Servono scelte concrete per aumentare le risorse economiche e gli organici degli Spisal, rafforzare i controlli e la vigilanza, introdurre le necessarie misure di prevenzione agli incidenti sul lavoro, contrastare la diffusa illegalità presente nel sistema produttivo veneto. In questo senso occorre riconvocare urgentemente sia il tavolo con le segreterie confederali che quello specifico sul settore metalmeccanico per concordare rapidamente gli interventi da realizzare, i tempi di implementazione, le opportune verifiche sugli obiettivi da conseguire».

E.P.