Mancano le maestre e la scuola è a rischio

L’allarme di Palazzo Balbi. E oggi a Roma la protesta dei diplomati magistrali

«Mancano le maestre, il regolare inizio del prossimo anno scolastico in Veneto è a fortissimo rischio». Un ritornello che ormai echeggia da mesi nei corridoi delle scuole, negli uffici scolastici provinciali, nelle sedi sindacali, ma questa volta a intonarlo è lo stesso governatore Luca Zaia, che si rivolge direttamente al ministro per l’Istruzione, Marco Bussetti, parlando della «situazione di emergenza nella quale versa la scuola primaria».

Tre, nell’appello del presidente della Regione, i motivi di questa sofferenza: l’esclusione delle diplomate magistrali dalle graduatorie ad esaurimento, che in Veneto relega 848 insegnanti prive di laurea alle sole supplenze; il venir meno di 888 insegnanti che, a settembre, andranno in pensione o saranno trasferiti in un’altra Regione; il numero insufficiente di posti assegnati al Veneto – appena 300 tra Padova e Verona – per i corsi di laurea in scienze della formazione primaria. Gli stessi problemi che da quasi un anno sono evidenziati dalle sigle sindacali e dagli stessi insegnanti.

Proprio i docenti magistrali, oggi, saranno in picchetto davanti a Montecitorio per un’adunata nazionale a sostegno della proposta di emendamento al decreto Dignità, un’ipotesi di modifica avanzata da Liberi e uguali che riaprirebbe le graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato, compresi i diplomati, e che prefigura anche un nuovo piano straordinario di assunzioni. Nella delegazione veneta che raggiungerà già oggi la Capitale, anche Stefano Siviero, divenuto uno dei portabandiera della protesta dopo mantenuto per giorni lo sciopero della fame: «Il governo sembra orientato su altri problemi, noi siamo finiti in secondo piano – lamenta l’insegnante rodigino – Serve però una maggiore partecipazione per ricordare alla politica la nostra situazione: siamo in 55 mila in tutta Italia, forse se ci presentassimo tutti sotto le finestre della Camera il problema si risolverebbe in poche ore».

L’impellenza è condivisa anche dai sindacati: «Continuare a rimandare, come ha fatto fino ad ora il ministro Bussetti, non è una soluzione – incalza Giusy Signoretto, di Flc Cgil – Forse la politica non si è resa conto che tra quaranta giorni riaprono le scuole». Signoretto guarda con favore alla proposta di emendamento, pur con qualche riserva: «È un inizio, non sarà il sistema migliore ma è un passo nella giusta direzione: l’importante è riconoscere le ragioni di tutti, sia di chi ha solo il diploma magistrale, che deve comunque vedere riconosciuta la sua professionalità, sia dei laureati, che dovrebbero poter contare su punteggi migliori in sede di concorso».

Nella sua lettera al ministero dell’Istruzione, il governatore Zaia non arrischia alcuna ipotesi, ma chiede a Bussetti di affrontare il problema «con urgenza e in modo adeguato», per garantire il mantenimento dei livelli didattici della Regione Veneto, «certificati dai risultati dei test Invalsi e da tassi di abbandono scolastico di gran lunga inferiori alla media nazionale ed europea».

Giuliana Lucca