Martedì 24 gennaio si parlerà di Giorgio Perlasca

Per la Giornata della Memoria 2017 il Comune di Fiesso d’Artico celebrerà la figura di Giorgio Perlasca, un italiano come tanti, come lui stesso amava definirsi, ma capace di salvare più di 5000 ebrei dallo sterminio e di incarnare la storia come maestra di vita.
Per l’occasione, martedì 24 gennaio, alle ore 20.30, nella Sala Consiliare interverrà Franco Perlasca, figlio di Giorgio, per raccontare un uomo e un padre così speciale, anche attraverso dei documenti filmati.
Il programma della serata prevede anche gli interventi musicali di Francesca Gambato.
L’evento è organizzato dall’Assessorato alla Cultura del comune di Fiesso d’Artico e dalla Biblioteca Primo Maggio in collaborazione con l’Associazione Volontari Fiesso e Libreria Diffusa.
La figura di Giorgio Perlasca non può e non deve essere dimenticata perché ha salvato più di 5000 ebrei e per tanti anni ha mantenuto su questo il silenzio: queste azioni e questa scelta lo fanno entrare nella storia in maniera speciale, unica e autorevole.
Italiano, di famiglia borghese, aderì inizialmente al fascismo ma alla fine del 1942 Perlasca si stabilì a Budapest dove lavorò come impiegato per conto di un’azienda italiana che commerciava carni, la SAIB. Dopo l’occupazione tedesca dell’Ungheria, avvenuta nei primi mesi del 1944, Perlasca finì con l’essere ricercato dai nazisti, ma egli riuscì abilmente ad avere dall’ambasciatore spagnolo un passaporto ed un certificato con la qualifica di funzionario di quell’ambasciata. Con altri diplomatici neutrali egli inizia a radunare parecchi ebrei ungheresi in edifici di proprietà delle ambasciate per proteggerli dalla follia nazista.
Il 29 novembre l’ambasciatore spagnolo Angel Sanz Briz fuggì da Budapest lasciando l’ambasciata in balia dei tedeschi, e così Perlasca decise di prendere il suo posto, fingendosi un diplomatico spagnolo; da questo momento in poi egli lavora incessantemente insieme ai suoi aiutanti per fornire agli ebrei assistenza, cibo e documenti spagnoli falsi.
Questa situazione precaria si protrasse fino all’arrivo a Budapest delle truppe sovietiche, che liberarono la città dai tedeschi; la vicenda di Perlasca è, dunque, significativa perché riguarda un uomo comune che, anziché fuggire alle prime avvisaglie di pericolo, si inventò un ruolo come diplomatico di uno stato neutrale che lo portò a rischiare più volte la propria vita.
Nel 1987 qualcuno si ricordò di lui e gli fu insignito la riconoscenza di “Giusto tra le Nazioni” dall’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme, dove si recò anche nel settembre del 1989 per piantare un albero nel “Parco dei Giusti”, in cui migliaia di piante ricordano i nomi di tutti coloro che aiutarono gli ebrei durante gli anni dello sterminio.

L.P.