Medici di base: «Ora si va allo sciopero»

Quasi tre ore di incontro non sono bastate a sciogliere i nodi e il Veneto, salvo intese dell’ultimo minuto, sta andando dritto verso uno sciopero con effetti che potrebbero essere dirompenti: quello dei medici di base. Che, dopo tre ore di trattativa, si sono alzati dal tavolo convocato in Regione dall’assessore alla Sanità Luca Coletto e dal direttore generale della Sanità Domenico Mantoan, annunciando un niente di fatto. E, conseguentemente, l’intenzione di procedere con la serrata degli ambulatori prevista per la prossima settimana, mercoledì 8 e giovedì 9 novembre: i primi due giorni di chiusura nell’ambito di un maxi-pacchetto di 81.

«C’è stata molta disponibilità, ma poca sostanza, ci sono i tavoli ma mancano i provvedimenti. E quindi si va verso lo sciopero», il commento all’uscita di Domenico Crisarà, responsabile della Fimmg, l’associazione dei medici di Medicina Generale che insieme a Smi, Snami e Intesa Sindacale ha proclamato lo stato di agitazione.

«L’incontro pur svolgendosi in un clima di collaborazione e franco confronto, non ha portato a un accordo che renda possibile la sospensione dello sciopero già proclamato», hanno scritto i medici in una nota congiunta, «Rimangono ancora molti punti da chiarire sul ruolo dei medici di famiglia, sullo sviluppo delle Cure Primarie e dell’integrazione ospedale territorio. Per questo, con intatta disponibilità al dialogo e alla risoluzione dei nodi sul tavolo, confermiamo l’inizio della chiusura degli studi dei medici di famiglia e della Continuità Assistenziale (ex guardia medica) per i giorni 8 e 9 novembre».

Poco prima l’assessore Coletto si era mostrato decisamente più ottimista sugli sviluppi: «È stata una riunione positiva e improntata alla concretezza», aveva sostenuto, «Abbiamo consegnato ai medici un documento che considero una buona base per arrivare a un accordo in tempi brevi. Un nuovo incontro sarà necessario per approfondire sul piano tecnico e finanziario la partita dell’informatizzazione degli studi. Fatto questo passaggio, ritengo che l’accordo possa essere siglato». Diverse le questioni messe sul tavolo dai camici bianchi: la mancanza di posti letto per i pazienti post acuti e per le cure post ospedaliere, lo sblocco delle Medicine di gruppo integrate, la soluzione dei problemi di privacy che hanno fatto arenare il fascicolo sanitario elettronico.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che ieri i medici si aspettavano un’apertura non arrivata: «Puntavamo sulla riattivazione del fascicolo sanitario, perché il resto dei temi, come gli ospedali di comunità, ha bisogno di rielaborazione», la sottolineatura di Crisarà.

C.C.