Medici del Cuamm. Gentiloni: «Voi salvate l’onore dell’Italia in Africa»

Il cuore della solidarietà che batte a Padova ha contaminato l’Italia intera e le sue pulsazioni arrivano fino all’ultimo miglio di Africa, lì dove l’umanità è più umana che in ogni altro posto, dove si muore per amore – partorendo un figlio – e, ancora, di fame. Medici con l’Africa Cuamm ha tenuto ieri al Forum di Assago di Milano il suo Annual Meeting: non un palcoscenico per dar sfoggio di bravura e richiamare meriti, nessuna auto celebrazione, ma testimonianza di solidarietà, di compassione e empatia, di coraggio. Il Meeting è stato l’occasione per fare il punto sul primo anno del progetto “Prima le donne e i bambini. Mille di questi giorni”, che nei prossimi anni vuole garantire a 320 mila mamme il diritto al parto assistito e l’assistenza nutrizionale per loro e i loro figli nei primi due anni di vita dei bambini.

Se le voci che hanno strappato gli applausi più energici sono state quelle delle autorità – il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente della Bce Mario Draghi e l’ex primo ministro Romano Prodi, in veste di presidente della Fondazione per la collaborazione fra i popoli) – che con veemenza hanno sottolineato il ruolo cruciale dell’Africa nel nostro futuro ma anche dell’Italia e dell’Europa nel futuro dell’Africa – a scaldare i cuori, a provocare qualche lacrima di commozione sono state le testimonianze dei volontari che operano in Sierra Leone, in Tanzania, in Sud Sudan, armati contro il dolore e la morte: di speranze, coraggio e tanto lavoro. È stato l’entusiasmo di don Dante Carraro, direttore del Cuamm, che dell’Africa parla come di un figlio da accudire, di un bimbo di cui tutti, un poco, ci si deve prendere cura.

«Abbiamo conosciuto l’Africa come continente della disperazione per tanti anni» l’intervento di Gentiloni, «poi però è stato anche il continente della speranza. Qualche anno fa c’erano tassi di crescita enormi che facevano immaginare in un futuro di riscatto e di sviluppo. Ma da qualche tempo il trend sembra di nuovo invertito. Oggi dobbiamo riconoscere che le speranze dell’Africa sono di nuovo in bilico e questo non mette in crisi solo quel continente ma anche tutti noi. L’Africa ce la può fare ma molto dipende anche da cosa facciamo noi – Italia e Europa – per l’Africa. Dopo anni torna ad aumentare la fame, i cambiamenti climatici stanno portando nuovi problemi. Stabilizzare l’Africa è strategico per noi. Il presidente dell’Unione Europea ha dichiarato che l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa con le sue politiche per l’immigrazione, io oggi dico che il Cuamm fa l’onore dell’Italia con il suo impegno in Africa».

«Di fronte all’enormità dei problemi e delle difficoltà, chi dice che fare qualcosa non serve, che non basta, oggi ha la prova di quanto sia nel torto» ha detto Draghi, «a fare la differenza qui è la passione, la dedizione e la forza di tutte queste persone che credono nella possibilità di cambiare le cose». «Oggi serve guardare all’Africa con un senso nuovo, né con il retaggio dei vecchi paesi coloniali, né con spinte colonialistiche nuove. In quel continente bisogna entrarci con competenza, comprenderlo e favorirne le potenzialità» il messaggio di Prodi.

Tra gli altri ospiti che sono intervenuti per un breve saluto, anche l’Arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini, che ha sottolineato: «La logica del bene è nel gesto minimo che tiene in piedi la storia: qui vediamo gesti enormi, straordinari». Africa a un bivio: da una parte il dramma del suo essere ai margini, dall’altra l’energia esplosiva che sta nel suo dna: «Dobbiamo decidere da che parte stare» ha esortato don Dante Carraro, «avere il coraggio di credere che cambiare le cose è possibile. L’Africa non chiede assistenza, chiede di poter crescere sulle sue gambe. I giovani che incontriamo ogni giorno, in Etiopia, in Sud Sudan o Sierra Leone, ci chiedono di credere in loro, cercano una dignità spesso umiliata o sfruttata, chiedono con tutte le loro forze formazione e preparazione adeguate per costruire un futuro per se stessi, le loro famiglie, le loro nazioni. Anche per questo è fondamentale un coinvolgimento globale che parta dall’Ue e tocchi l’intera comunità internazionale. Oggi tutti dobbiamo fare di più e meglio, con l’Africa».

Giuliana Lucca