Migranti, patto tra Stato e Regione aperto ai Comuni per la sicurezza

Lucio Leonardelli

“Un incontro estremamente utile e importante. Non soltanto il ministro ci ha ascoltato, ma aveva già le prime risposte: intanto con la costituzione di un’ulteriore Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, che è molto importante per accelerare le procedure amministrative, l’attenzione sui cosiddetti “dublinanti”, con una task force che ci permetta di intervenire nei primi sessanta giorni che sono quelli fondamentali, e gli accordi transfrontalieri”.

Così la presidente del Fvg Debora Serracchiani si è espressa in relazione all’incontro tenutosi martedì scorso in Prefettura a Trieste convocato dal Ministro dell’Interno Marco Minniti sul tema dei migranti, cui hanno preso parte, con il commissario del Governo e prefetto di Trieste Annapaola Porzio, i prefetti e i rappresentanti delle forze dell’ordine e i sindaci dei principali quattro comuni della Regione (Roberto Dipiazza, di Trieste, Rodolfo Ziberna, di Gorizia, Alessandro Ciriani, di Pordenone, e Furio Honsell, di Udine), oltre alla sindaca di Gradisca di D’Isonzo, Linda Tomasinsig, sul cui territorio sorge il Cara (Centro di accoglienza per i richiedenti asilo).

La presidente della Regione, presente con l’assessore alla Solidarietà Gianni Torrenti,ha parlato di “direzione giusta” impressa dal ministro e ha valutato gli interventi proposti da Minniti “tutti organici, frutto del lavoro che ha fatto il ministro e che hanno dato dei risultati estremamente importanti, con gli accordi con Libia e Algeria e gli interventi che sono stati condotti su altri Paesi del Mediterraneo e soprattutto in Europa”.

E, in effetti, l’intervento dell’esponente del Governo Gentiloni è stato estremamente concreto e preciso rispetto alle attese del Friuli Venezia Giulia rilevando la necessità di “un patto con la Regione per la sicurezza da mettere a punto entro ottobre”, proposta che ha come interlocutore del Governo la Regione ma è rivolta anche ai Comuni rappresentati nella riunione odierna dai rispettivi primi cittadini Rodolfo Ziberna (Gorizia), Alessandro Ciriani (Pordenone), Roberto Dipiazza (Trieste), Furio Honsell (Udine) e Lidia Tomasinsig (Gradisca d’Isonzo).

Un intervento che si è sostanziato, di fatto, su tre obiettivi: velocizzare l’esame delle richieste d’asilo (e quindi la possibilità di rimpatrio dei non aventi diritto) affiancando una seconda Commissione a quella già operante a Gorizia. Attivare una task force per una rapida restituzione dei migranti che arrivano in Friuli Venezia Giulia dall’Austria, dopo aver fatto domanda di protezione in un altro Paese. Stipulare un «patto per la sicurezza» fra governo, Regione e Comuni capoluogo.

Peraltro, nei giorni precedenti l’incontro, gli stessi sindaci dei 4 capoluoghi avevano formalizzato su un documento a firma unitaria delle precise richieste da presentare al Ministro, comprendenti controlli mirati anche sui confini settentrionali, pratiche di rimpatrio più celeri, l’istituzione di una commissione per il riconoscimento della protezione internazionale in ciascun capoluogo di provincia italiano e l’immediato potenziamento dell’organico di quella già presente a Gorizia.

Nel documento sono state avanzate richieste dinuove misure per consentire a chi ha ricevuto lo status politico di ricevere servizi di accoglienza, una commissione congiunta parlamentare e governativa per mettere a fuoco le problematiche specifiche del flusso da altri Paesi dell’Unione Europea in arrivo via terra, la presa in carico da parte del Ministero delle spese sanitarie dei migranti presenti in Friuli Venezia Giulia e il rafforzamento degli organici delle forze di polizia.

La stessa Serracchiani in occasione dell’incontro ha richiesto una maggiore presenza delle forze dell’ordine in Friuli Venezia Giulia, “regione di frontiera ha detto – dove è importante rendere ancor più visibili i presidi della sicurezza e prevenire ogni possibile infiltrazione criminale o terroristica.

“Da parte nostra – ha affermato – c’è e ci sarà il massimo dell’attenzione”. Il ministro ha del resto ricordato che nella sua strategia politica sul tema dei migranti vi è il coinvolgimento diretto dei Paesi contermini al Friuli Venezia Giulia, come l’Austria e la Slovenia, che sono membri del gruppo di contatto sul grande tema del Mediterraneo centrale. Di qui l’importanza della collaborazione internazionale tra le forze di polizia.

Minniti ha anche ricordato di essere stato definito criticamente “uno sbirro” a fronte di risultati che segnano un forte rallentamento del flusso dei migranti in Italia, per via della semplificazione delle procedure dei ricorsi dei richiedenti asilo. Una semplificazione cui la presidente del Friuli Venezia Giulia ha detto di “guardare con favore” perché bisogna “evitare tempistiche di rimpatrio che sono incompatibili con le esigenze della sicurezza”.

Sul tema specifico dei richiedenti asilo, il ministro ha rilanciato l’utilità del Cpr (Centro per il rimpatrio, uno per regione, destinato a non più di 80-100 persone), centro che andrebbe a sostituire in Friuli Venezia Giulia il Cara di Gradisca e non ad aggiungervisi, e ha osservato che una disponibilità all’accoglienza diffusa superiore a quella degli attuali 94 comuni su 216 risolverebbe gran parte dei problemi percepiti in Friuli Venezia Giulia.

Minniti, dopo aver ascoltato i sindaci, ha quindi rivendicato di aver prospettato sul tema della sicurezza una visione complessiva e organica, ma ha anche chiesto ai primi cittadini, al di là del loro colore politico, una risposta franca e rapida alla proposta di un patto per la sicurezza ampliato ai territori comunali.

Tra i principali promotori dell’incontro è stato il senatore triestino del Pd Francesco Russo secondo il quale «Minniti è punto di riferimento per la grande maggioranza degli italiani: legalità e accoglienza, solidarietà e rispetto sono valori che devono coesistere, perché vanno riconosciuti i diritti di chi è accolto ma anche quelli di chi accoglie».

Sul versante del centrodestra ad esprimersi è stato, in particolare, l’ex presidente della regione e attuale capogruppo di Autonomia Responsabile il quale del sostenere che “sarebbe disonesto intellettualmente chi non riconosce al ministro Minniti risultati incoraggianti” ha poi però ribadito che “dobbiamo stare attenti non confondere i rimedi temporanei con la soluzione del problema migranti: il cambio di passo assicurato dal nuovo corso è innegabile, ma il dramma delle migrazioni è tutt’altro che scongiurato”

“Promuovo la linea Minniti – ha rimarcato Tondo – ma lo attendo al varco: ha garantito una seconda Commissione per la verifica dello status dei richiedenti asilo e maggiori poteri alla Regione e al territorio, adesso deve agire conseguentemente e passare dalle parole ai fatti. Entro 50 giorni, valuteremo i risultati della cura Minniti. Ovviamente, le buone intenzioni non bastano. Conta il risultato”.

Lucio Leonardelli