Mira, ruba l’identità dell’ex sindaco: fermato a Genova

Non è la prima volta che Stefano Ramunni, 55 anni, pugliese, ruba l’identità di qualcuno e utilizza la carta di credito del malcapitato per i suoi comodi.

“Il re delle truffe” lo hanno ribattezzato nell’ambiente. Epiteto meritato: Ramunni era uscito poco tempo fa dal carcere di S.Bona di Treviso dopo aver scontato una pena detentiva di tre mesi. Era stato pizzicato dai carabinieri nei pressi di Castelfranco insieme al suo complice, Tarantino Chiaramonte, di 26 anni. L’accusa, poi trasformata in sentenza, era di sostituzione di persona, falsità materiale commessa da privato e indebito utilizzo di carte di credito.

Un “curriculum” criminale di tutto rispetto quello di Ramunni. Nel corso della sua “carriera” ha infatti truffato la sorella, i suoi amici e anche il suo avvocato. Era arrivato addirittura ad inviare ad una decina di procure italiane il suo certificato di morte facendo così decadere i procedimenti pendenti a suo carico.

Venerdì scorso Ramunni era stato però scarcerato. Nonostante gli innumerevoli raggiri, il gip Angelo Mascolo aveva infatti accolto la richiesta di domiciliari con obbligo di firma presentata dall’avvocato di Ramunni. Una decisione non condivisa dalla Procura di Treviso che aveva infatti deciso di fare appello in Cassazione.

La vicenda, in seguito al servizio della trasmissione “Le iene”, ha subito però un brusco cambio di scenario. A pochi giorni dalla scarcerazione, Ramunni ha infatti deciso di mettere in piedi l’ennesima truffa. Si è presentato in uno sportello bancario di Genova fingendosi l’ex sindaco di Mira Alvise Maniero (oggi deputato) e, esibendo un documento falso -una carta d’identità contraffatta con immunità diplomatica- ha attivato delle operazioni bancarie a nome dell’ex primo cittadino. Il neo-deputato ha però fiutato l’inganno: si è accorto che erano state attivate delle operazioni sospette e ha contattato i carabinieri che si sono subito mobilitati e hanno fermato Ramunni a Genova.

«Mi venivano segnalate delle operazioni non autorizzate sul mio conto –ha spiegato Maniero- Facendo un controllo, però, mi sono reso conto che quegli accessi non li avevo fatti io». Oltre a segnalare il fatto alle forze dell’ordine e contribuire al fermo di Ramunni, Maniero si è anche tolto uno sfizio: grazie all’aiuto de le iene, è infatti riuscito a contattare telefonicamente Ramunni poco prima che lo intercettassero i carabinieri. «E’ stata una chiacchierata un po’ rocambolesca –racconta il deputato- all’inizio il mio nome non gli diceva nulla, mi ha semplicemente scandito il suo ruolo: “Sono un alto funzionario del ministero della giustizia del Vaticano, e mi occupo della sicurezza del Papa”. Ho provato a chiedergli spiegazioni sulla manomissione del mio conto –continua Maniero- questa volta devo avergli però ricordato qualcosa perché dopo la “O” di Maniero ha riattaccato. Ovviamente poi è sparito di nuovo nel nulla».

Poco giorni dopo Ramunni è stato rintracciato dalle forze dell’ordine: “il re delle truffe” è atteso dall’ennesimo processo.

Matteo Riberto