Mirano ricorda Orazio Rutoli, strappò mille marinai ai lager

Direttore dell'ospedale cittadino, li ricoverò senza che ne avessero davvero bisogno

Salvò quasi mille marinai, facendoli ricoverare in ospedale anche se non era necessario, sottraendoli così alla deportazione. A distanza di 74 anni Mirano ricorda con una lapide nel cortile del municipio il medico militare che inspiegabilmente non aveva ancora trovato un suo posto nella storia.

Il suo nome è Orazio Rutoli, miranese d’adozione, tenente generale medico e direttore dell’ospedale di Mirano negli anni della Seconda guerra mondiale. Fu autore, tra l’8 settembre 1943 e la primavera del 1944, di un’opera di coraggio e generosità che è stata poco ricordata nei decenni a seguire, forse “oscurata” dai fatti più tragici della Resistenza miranese. Usando il suo ruolo, Rutoli riuscì a salvare dalla deportazione 983 marinai, ricoverandoli nella struttura sanitaria che gestiva.

Così scrive Rutoli nella sua relazione di quel periodo: «Avuta notizia che a Mestre venivano concentrati i militari che sarebbero stati deportati in Germania, cominciai un’opera sistematica di sottrazione del maggior numero possibile di tali militari, facendoli ricoverare in ospedale. Dalle caserme di Carpenedo e Mestre, dalla stazione marittima di Venezia dove giungevano le navi dalla Dalmazia e dall’Albania, furono centinaia i militari che affluirono in ospedale. L’ufficiale medico tedesco preposto al servizio sanitario dei deportati non mancò di opporsi a tali ricoveri, che riteneva, come infatti erano, ingiustificati nel massimo numero dei casi». Rutoli non ne lasciò uno solo nelle mani dei tedeschi. «Non uno di tali militari fu da me restituito alle autorità tedesche», scrive infatti il direttore dell’ospedale, «ma invece, muniti di regolari documenti, inviati a domicilio».

In seguito Rutoli fu arrestato e subì le violenze e il carcere. Il figlio Brunello invece, operò come partigiano nel Miranese e cadde nella battaglia di Codevigo del marzo 1945, mentre la figlia Fiorella, per sfuggire alle persecuzioni, rimase nascosta quasi un anno presso la famiglia Andreon di Mirano.

Lo scorso 15 gennaio il Comune, con la collaborazione della sezione “Martiri di Mirano” dell’Anpi e dell’Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea, ha finalmente reso omaggio al grande operato di quest’uomo e al sacrificio della sua famiglia, attraverso la posa di una lapide a lui dedicata nel cortile dell’ingresso posteriore del municipio.

Alla cerimonia hanno preso parte le autorità, ex partigiani e la corale Sant’Andrea di Campocroce, che ha eseguito per l’occasione la “Canzone della nave” di Egidio Meneghetti, inno dei marinai da lui salvati.

Filippo De Gaspari